Stop al Googlebombing
Stop al Googlebombing
Il 25 Gennaio ne dava il triste annuncio il Blog Ufficiale di Google: i link non tematizzati che puntano in direzione di una pagina web non influiranno i risultati del motore di ricerca.
Bush, in altri termini, dovrà provvedere con le sue sole forze ad affiancare il suo nome alla keyword “miserable failure”. Noi confidiamo nelle sue capacità e siamo certi che gli impavidi lanciatori di Google Bombs resteranno a bocca aperta quando il Presidente mostrerà loro che in materia di fallimenti non ha rivali!
Scherzi a parte, la notizia viene accolta con grande interesse soprattutto nell’ambiente dei Search Engine Optimizer. L’attività di Bombing, infatti, era divenuta una pratica consueta per i SEO convinti che l’unico fattore in grado di condizionare la crescita del PageRank fosse il numero di link puntati in direzione di una pagina web.
Certamente i link hanno avuto e continueranno ad avere grande importanza in quel processo di acquisizione di popolarità che consente ad un sito web di comparire tra i primi risultati forniti dal Motore di Ricerca.
In uno dei nostri post precedenti avevamo parlato del Google PhraseRank. Il nostro dubbio maggiore riguardava proprio la presunta capacità del Searcher di riconoscere i contenuti di una pagina web con la stessa efficienza mostrata per il riconoscimento dei link.
A questo punto ci chiediamo:
la fine del Google Bombing non potrebbe essere un primo importante passo mosso nella direzione di un’attribuzione di qualità che si vuole far dipendere dalla presenza di frasi non isolate ma collegate tra loro in maniera consequenziale? Nel caso specifico, potremmo anche dire di “link tematizzati che puntano verso pagine web pertinenti e non menzognere“.
Le nuove frontiere del marketing
Le nuove frontiere del marketing (Parte II)
La Blogosfera
Ecco che entrano nella disquisizione i Blog Aziendali. La nuova frontiera del web marketing muove proprio nella loro direzione. Sempre più spesso le aziende decidono di gestire direttamente un proprio blog aziendale al fine di migliorare i rapporti di comunicazione con l’esterno.
Facendo riferimento ad uno studio curato da Nora Ganim Barnes, direttore del Center of Marketing Research della University of Massachusetts Dartmouth, intitolato:
“Behind the Scenes in the Blogosphere: Advice from Established Bloggers“,
si possono stabilire alcune regole importanti del “blogging” e, soprattutto, si può affermare con certezza che il Blog può divenire uno strumento molto importante nella crescita del business di una Azienda.
Quali caratteristiche deve avere un Blog Aziendale per mettere a frutto le sue potenzialità?
Un Blog Aziendale deve essere puntualmente aggiornato con posts nuovi e che siano in grado di suscitare l’interesse del lettore. Questo richiede, ovviamente, tempo e dedizione. Bisognerebbe stabilire con precisione il tempo da dedicare quotidianamente al proprio blog, alla ricerca di informazioni, alla creazione degli articoli, ecc. Dall’indagine condotta sul campo da Nora Ganim Barnes risulta, infatti, che ben il 38% dei blogger presi in esame (74 blogger in totale) ha incrementato i propri post dopo aver stabilito di dedicare più tempo al proprio blog.
Un Blog Aziendale deve essere parte integrante del business plan della propria azienda. L’obiettivo potrebbe essere quello di diffondere la mission aziendale. Essendo un importante strumento di comunicazione e scambio, il blog potrebbe costituire uno strumento essenziale anche all’interno dell’azienda stessa, ad esempio per curare le relazioni tra sito aziendale e siti affiliati o sponsorizzati dall’azienda. In ogni caso, stabilita la missione del blog, bisognerà stabilire con precisione “chi dovrà postare, quanto spesso e su quali argomenti”.
Un Blog Aziendale può diventare un fondamentale mezzo di conversazione. La conversazione differisce dalla comunicazione per il suo carattere biunivoco. Comunicare un messaggio significa dire qualcosa a qualcuno in maniera unidirezionale. La comunicazione non implica necessariamente uno scambio. La nuova frontiera del marketing e, in modo particolare, quella del web marketing non può non includere la partecipazione attiva, lo scambio, il dialogo, la collaborazione. E qui ritorna il Marketing Liquido di Maurizio Goetz che, tra i suoi principi fondamentali prevede proprio la conversazione intesa come atto collaborativo: “With and for not at and to“.
Infine, un Blog Aziendale deve mirare all’autenticità e alla trasparenza. La cosa curiosa è che il Blog Aziendale, pur essendo un valido strumento per il raggiungimento degli obiettivi previsti dal business plan di un’azienda, deve necessariamente fuoriuscire dalla logica aziendale per incontrare quella del cliente o del consumatore. Calarsi il più possibile nei panni dell’utente che legge i propri post e farlo con sincerità, senza forzature. Maurizio Goetz parla della necessità di “rafforzare la propria credibilità” e sostiene che “il brand deve riscoprire se stesso e poi comprendere i suoi interlocutori”.
Adattando ancora una volta (ed in maniera sfrontatamente libera) le tesi di Goetz al discorso sul ruolo dei Blog Aziendali, potremmo trasformare l’ultima affermazione dicendo che una delle funzioni del Blog è proprio quella di consentire all’azienda di riscoprire il proprio brand grazie alla messa in atto di una conversazione puntuale e fruttifera con i suoi interlocutori-clienti.
Le nuove frontiere del marketing
Le nuove frontiere del marketing (Parte I)
Conversazione vs comunicazione
Il 10 gennaio ’07 si è svolto a Milano un’ importante “non conferenza” sulle nuove frontiere del Marketing. La manifestazione è stata denominata “Marketing Camp” .
Sul blog del Marketing Camp è possibile prendere visione dei contributi offerti dagli esperti del settore che hanno partecipato attivamente all’evento.
Ho trovato particolarmente interessante l’intervento di Maurizio Goetz , consulente di marketing innovativo, a proposito del “Marketing liquido” .
Il “Marketing liquido” prevede un’analogia tra il messaggio pubblicitario e l’acqua. “Il messaggio“- afferma Goetz – “si adatta ai contesti come l’acqua nel recipiente che la contiene” .
La pubblicità deve, dunque, imparare ad essere adattiva, accettando di volta in volta le nuove regole imposte dal contesto mediale che la ospita.
Per far questo, una campagna pubblicitaria deve imparare a “conversare” con i propri interlocutori . Distanti mille miglia dall’era delle audience che recepivano passivamente i messaggi pubblicitari, ci troviamo oggi nell’era del “fuzzy pensiero”, ripreso da Goetz nella sua trattazione e già argomentato da Bart Kosko nel lontano 1993.
Kosko affermava che la visione fuzzy del mondo si fonda sulla “sostituzione del paradigma del «bianco o nero» con quello del «grigio» o del «chiaroscuro», il passaggio dalla bivalenza alla polivalenza” .
Partire dal presupposto che non ci si debba più rivolgere ad una audience di massa, ma che, al contrario, sia sempre più un’esigenza quella di individuare la propria nicchia di riferimento, significa accettare il carattere fortemente individuale del fruitore di un messaggio pubblicitario nell’era contemporanea.
È di vitale importanza per chi si occupa di web advertising comprendere le esigenze e le domande dell’utente al quale ci si rivolge.
Le nuove frontiere del marketing (Parte II)
Google Phrase Rank
Google presenta ufficialmente il suo nuovo brevetto
Il comunicato ufficiale è datato 28 Dicembre 2006.
Google presenta il suo nuovo brevetto al mondo del web marketing.
La novità interessa soprattutto i web marketers, meglio conosciuti con l’v acronimo SEO. L’ innovazione, infatti, avrà delle forti ripercussioni sul metodo di classificazione dei documenti presenti sul web.
Se con il PageRank il posizionamento di un documento è determinato dal posizionamento dei documenti ad esso collegati, questo significa che il PageRank di un documento è sempre determinato dal PageRank di altri documenti. Dato che il posizionamento dei documenti influenza il posizionamento degli altri, il PageRank è in fin dei conti basato sulla struttura dei collegamenti dell’intera rete. In questa definizione di PageRank non viene menzionato il peso delle singole pagine in materia di contenuto.
Con il Phrase Rank la classificazione delle pagine sarà affidata al peso di alcune frasi, pertanto, la popolarità di un sito all’ interno del motore di ricerca non dipenderà solo dal numero di link che muovono in direzione del sito, ma anche dalla qualità dei contenuti presenti all’ interno delle pagine che lo compongono. Qualità che dipenderà dalla presenza di frasi non isolate ma collegate tra loro in maniera consequenziale.
“Detecting spam documents in a phrase based information retrieval system“
Questo il titolo dato all’ ultimo brevetto di Google.
“An information retrieval system uses phrases to index, retrieve, organize and describe documents. Phrases are identified that predict the presence of other phrases in documents. Documents are the indexed according to their included phrases. A spam document is identified based on the number of related phrases included in a document.“
Questo l’ abstract di presentazione al brevetto.
Non possiamo, ad ogni buon conto, non essere d’ accordo con quanti affermano che l’introduzione del Phrase Rank di Google consentirà di compiere un vero e proprio salto di qualità nel settore dei SEO. Molto probabilmente, l’ entrata in vigore di questo nuovo meccanismo di classificazione da parte del maggiore motore di ricerca del mondo, spazzerà via dalle prime posizioni quei siti che fanno un uso piratesco delle parole chiave, al solo scopo di assicurarsi il posto tra i primi risultati offerti dal Searcher, nel caso specifico, da Google.
Il Phrase Rank sarà di certo accolto con entusiasmo dai SEO che svolgono il proprio lavoro con professionalità, mirando alla soddisfazione dell’ utente prima ancora che alla compiacenza del motore di ricerca.
È utile sapere che il meccanismo di Phrase Rank agirà in modo da riconoscere, ed eventualmente penalizzare, le pagine considerate “spam document“. Chi pensa di poter aggirare l’ ostacolo giocando sulla ripetizione delle frasi come aveva fatto con la ripetizione ostentata e addirittura impavida e sfacciata delle parole chiave, stia dunque in campana!
A questo punto non rimane che una domanda legittima:
Riuscirà un algoritmo a riconoscere i contenuti di una pagina web con la stessa efficienza dimostrata per il riconoscimento dei link?
Al momento, non è possibile rispondere a questa domanda. Sarà di certo il tempo a risolvere tutti i nostri dubbi e a dirci se Google è riuscito oppure no a superare ancora una volta le nostre aspettative.
Auguriamo comunque a tutti i SEO buon lavoro! La nuova sfida è stata lanciata e per stare al passo con Google bisogna correre molto veloce!