Turismo sul web
Turismo sul web
Crescita delle prenotazioni on line: questo dicono i dati dell’ ultimo World Travel Trends Report.
Guardando all’ Europa, i dati confermano che il 36% delle prenotazioni proviene da Internet. Tra i paesi europei, Germania e Regno Unito sono in testa alle classifiche con una percentuale di prenotazioni che raggiunge il 50%.
Per quanto concerne l’ Italia, è stato stimato che il 43% degli introiti complessivi legati all’ e-commerce è legato al settore turistico e all’ acquisto di viaggi e pacchetti vacanza.
Al primo posto troviamo i voli, con un boom dei voli low-cost: rispetto al 2005 sono stati acquistati via Internet circa 15.000 voli in più.
I risultati forniti dal rapporto consentono anche di tracciare il profilo del turista medio che acquista soluzioni vacanza on line.
È possibile affermare che il turista medio appartiene ad una fascia della popolazione medio-alta, sia per reddito che per preparazione culturale. L’ età sembra essere compresa tra i 25 e i 54 anni. I decision makers rimangono le donne e i bambini.
In forte crescita è la soluzione viaggio “short break” ovvero, quella del week-end lungo.
A prenotare questo tipo di vacanza sono soprattutto i cittadini appartenenti alle fasce più alte della popolazione che possono conciliare il loro forte potere d’ acquisto con la necessità di concedersi brevi pause distribuite durante tutto l’ arco dell’ anno.
Accanto al turismo enogastronomico, che in Italia mantiene sempre una posizione di rilievo, risultano in forte crescita i centri benessere che offrono soluzioni vacanza votate al relax e alla cura del corpo.
Periodo positivo anche per la vacanza all’ insegna dello sport e per le città d’ arte.
Il turista medio mostra di voler adattare la vacanza alle proprie esigenze, adottando soluzioni di viaggio ad hoc. Molto apprezzato il dynamic packaging che consente al turista di organizzare il proprio pacchetto turistico acquistando e combinando i servizi che ritiene indispensabili rispetto alle sue necessità.
Raccogliere informazioni sulla località d’ interesse è diventata una consuetudine: in particolare, il turista sembra prediligere le descrizioni e le testimonianze di altri turisti che hanno già visitato il luogo. Crescono i consensi, dunque, per i blog e i forum di argomento turistico.
Il ritratto del turista medio che ci viene restituito dal World Travel Trends Report ci pone di fronte ad un utente/viaggiatore che utilizza lo strumento Internet con una consapevolezza sempre maggiore. Inoltre, la presenza di un numero sempre più elevato di strutture ricettive e agenzie di viaggio nel mercato dell’ on line determina una maggiore sensibilizzazione dell’ offerta turistica.
Albergatori, portali turistici, agenzie di viaggio e call center on line scelgono di investire nella promozione Internet affidandosi ad una Agenzia di Posizionamento Siti specializzata in Promozione Turismo. A chi si occupa di posizionamento e indicizzazione si richiede una competenza ed una trasparenza sempre maggiori nella pianificazione di strategie e campagne di web marketing che risultino conformi alle diversificate esigenze degli utenti della rete.
Promozione e Customer Communication
Parlando del Marketing Mix avevamo prestato attenzione al passaggio decisivo dalle strategie di marketing orientate al prodotto alle strategie di marketing customer oriented.
Chi si occupa di Search Engine Optimization diviene attore protagonista del marketing plan globale di un’ azienda al momento di quello che un tempo veniva definito lancio promozionale del prodotto.
“Comunicazione” e “Promozione” sono due cose ben diverse. Proviamo a spiegare il significato di questi due termini partendo dalla loro definizione corrente.
“Promuovere” significa “convincere qualcuno a fare qualcosa“. Nel marketing quando si parla di promozione si parla di un processo finalizzato a diffondere, far conoscere e, infine, far apprezzare un oggetto, un prodotto o un servizio in vendita. Una strategia promozionale può anche riferirsi ad un brand più che ad un prodotto specifico (il lancio di un nuovo brand, ad esempio).
“Comunicare“, invece, significa “mettere qualcosa in comune, unire in comunità“. Da quando Claude Shannon e Warren Weaver pubblicarono la loro “Teoria matematica della comunicazione” (fine anni quaranta), la definizione da essi elaborata è diventata di uso comune:
“La comunicazione è la trasmissione di informazioni sotto forma di segnali da una fonte ad un destinatario per mezzo di un canale trasmittente“.
Il messaggio deve in altri termini adeguarsi al canale trasmittente per poter essere ben recepito dal destinatario.
L’ adeguamento del messaggio al canale di trasmissione rappresenta lo scoglio più difficile da superare quando avviene il passaggio da un media all’ altro. E non sempre si riesce nell’ impresa.
Il web marketing ha aperto le porte ad un nuovo modo di fare promozione. Mi vengono in mente gli AdSense e gli Adwords di Google, due esempi di pubblicità definita “contestuale”, ovvero inserita nel contesto di ricerca avviato dall’ utente.
Si è già andati oltre con i blog aziendali, i corporate blog, i business blog. Ed è proprio su quest’ argomento che si sviluppa il dibattito più interessante. Quello offerto dal blog è un modello comunicazionale che non intende promuovere o convincere qualcuno a comprare. L’ obiettivo di un blog aziendale dovrebbe essere quello di creare relazioni, di indurre alla partecipazione attiva del cliente.
Si mettono in atto in tal modo strategie “Customer relationship menagement” che fidelizzano il cliente sulla base di un nuovo principio che potremmo definire della “conversazione partecipativa“.
Web Mobbing
I due posts precedenti si ricollegano inevitabilmente al discorso sulle relazioni interpersonali stabilite dalle nuove strategie dell’ e-commerce.
In particolare, si discute molto in rete sull’ utilità dei blogs aziendali, dei corporate blogs, dei blogs, insomma, che fungono da supporto ai siti aziendali.
La funzione di un blog aziendale dovrebbe essere quella di stabilire un contatto diverso con il proprio target di utenza. Obiettivo fondamentale dovrebbe essere trasformare una comunicazione sul prodotto o servizio di tipo auto-referenziale, in una conversazione a più voci. Gli attori della conversazione (utenti, clienti e membri dell’ azienda stessa) sono invitati ad esprimere le loro opinioni in merito ad un prodotto, ad un brand, ad una campagna pubblicitaria.
Nella rete si parla anche di fake blogs, finti blog o blog di facciata all’ interno dei quali si pubblicano falsi commenti per tentare, con un ultimo ed inutile tentativo, di assuefare l’ utente-cliente con opinioni pilotate espresse a gran voce da fittizi opinion leader pagati dall’ azienda. Coca Cola Company e Mc Donalds insegnano
È giunto il momento di annunciare l’ avvento di una nuova, spumeggiante categoria di weblogs: si tratta dei “Web-Mobbing-Blogs“.
I Web-Mobbing-Blogs sono blogs ideati all’ unico scopo di infangare, inficiare, screditare la credibilità e la professionalità dei propri concorrenti.
Per maggiore chiarezza, riportiamo la definizione di Wikipedia del termine “Mobbing“:
“Il termine mobbing è stato coniato agli inizi degli anni settanta dall’etologo Konrad Lorenz per descrivere un particolare comportamento di alcune specie animali che circondano un proprio simile e lo assalgono rumorosamente in gruppo al fine di allontanarlo dal branco.
La parola inglese “mobbing” viene dal latino “mobile vulgus“, che significa appunto “il movimento della gentaglia“. E il “mob“, termine inglese molto usato dagli storici, indica un conflitto sociale senza capi.
Un uso tecnico, da lungo utilizzato, del termine mobbing , si ha nello studio del comportamento animale, particolarmente in ornitologia, dove fa riferimento al comportamento di gruppi di uccelli di piccola taglia che assieme assillano un rapace che rappresenta per loro una minaccia.
Il termine Mobbing, inglese, letteralmente indica “l’assalto di un gruppo ad un individuo“; per gli studiosi del comportamento animale è “l’esclusione di un individuo dal suo branco“; in medicina del lavoro indica una violenza psicologica, talvolta anche fisica, perpetrata sul posto di lavoro che a poco a poco diventa insopportabile: si comincia con un saluto negato, battute che sono insulti, scherzi troppo pesanti, i colleghi ignorano o guardano male il dipendente, i capi sono insoddisfatti, il lavoro non procede, l’ansia di sbagliare aumenta il tasso di errore.”
Nella Blogosfera il fenomeno acquisisce una forma particolarissima. Quando l’ azione di “mobbing” non viene architettata o studiata a tavolino dal gruppo di “assalitori”, succede che qualche temerario, impavido blogger accenda la miccia per attirare l’ attenzione di chi condivide il suo piano malefico. Si genera così un gruppo e si procede all’ assalto.
Appagata la propria sete di gloria (alle spese degli altri) si procede alla ricerca forsennata di nuove vittime.
Ma cosa sta succedendo?
La Blogosfera , nata come una grande, immensa piazza virtuale fondata su solidi principi di libertà, democrazia e crescita comune si è già trasformata in un triste paesino di provincia?
Le quattro C del Marketing Mix
La teoria tradizionale del Marketing Mix parlava di quattro P:
Prodotto
Prezzo
Punto vendita
Promozione
Philip Kotler, riconosciuto in tutto il mondo come “guru nelle strategie di marketing” , ha più volte affermato che il vecchio modello di Marketing Mix è giunto ormai sul suo “viale del tramonto” .
Pur restando principi fondamentali della pianificazione di una campagna di marketing, le vecchie quattro P richiedono oggi di essere integrate con una prospettiva che privilegi le esigenze del cliente rispetto a quelle del prodotto.
Ecco apparire le quattro C del Marketing Mix:
Customer Value
Customer Cost
Customer Convenience
Customer Communication
Le nuove tecnologie, Internet in primis, intervenute nel processo evolutivo e di ammodernamento delle strategie di marketing ha favorito il passaggio di concentrazione dal prodotto al cliente.
Chi si occupa di Promozione Siti e, più in generale di Web Marketing, sa bene che in Internet, pur disponendo di una ricezione dei messaggi trasmessi potenzialmente globale, è al singolo utente che ci si rivolge.
Un utente che per essere convertito in cliente deve essere messo al centro della propria campagna di web marketing. Le domande alle quali bisogna mostrare di saper rispondere sono quelle imposte dalle quattro C del Marketing Mix:
Come si può definire ciò che ha valore per il cliente?
Qual è il giusto costo di un prodotto per il cliente?
Quali sono i parametri di convenienza stabiliti dal cliente?
Come bisogna comunicare con il cliente?
L’ ultima domanda racchiude in sé un concetto fondamentale che abbiamo cercato anche noi di ribadire parlando di Business to Consumer, di Ottimizzazione per gli utenti e di Social Media Optimization: “comunicare” al cliente è la parola d’ ordine del marketing contemporaneo.
Comunicare, dunque, non promuovere o imporre.
Lo stesso Kotler d’ altronde ha affermato in più di un’ occasione:
“Marketing is not the art of finding clever ways to dispose of what you make. It is the art of creating genuine customer value.”
Business to Consumer
Quali garanzie per l’ utente della Rete?
Il titolo di questo articolo evoca un tema noto a chi si occupa di Posizionamento sui Motori di Ricerca e Web marketing . La nostra opinione, tuttavia, è che l’ argomento richiede un’ attenzione e un aggiornamento continui, al fine di garantire alle aziende che si rivolgono ad una agenzia di Posizionamento Siti Web un servizio sempre migliore.
La strategia B2C è sicuramente la più nota tra quelle utilizzate dall’ e-commerce.
Il posizionamento del sito concorre a mettere in contatto l’ azienda che promuove prodotti o servizi con il suo cliente finale.
La messa in contatto, però, non è sufficiente a garantire l’ azione d’ acquisto da parte dell’ utente. Il nostro discorso si sposta, infatti, sull’ ottimizzazione del sito.
L’ ottimizzazione deve avvenire in due direzioni: ottimizzazione per i motori di ricerca e ottimizzazione per gli utenti . Se la prima risulta necessaria per raggiungere le prime posizioni delle serps offerte dai motori, la seconda ha come obiettivo primario quello di convincere l’ utente a fermarsi sul sito per verificare la disponibilità del prodotto richiesto ed eventualmente procedere all’ ordine d’ acquisto.
Per battere i suoi competitors e condurre l’ utente sino alla sua trasformazione in acquirente, un sito web deve garantire prezzi convenienti, varietà di prodotti, qualità, ma, soprattutto, affidabilità .
Sono ancora molti gli utenti che giudicano rischiosi gli acquisti su Internet. La mancanza di una relazione fisica e dell’ instaurazione di un rapporto sociale col rivenditore e la paura delle truffe inibiscono notevolmente la volontà d’ acquisto del cliente finale della Rete.
Chi elabora una strategia di web marketing volta ad incrementare le vendite on line deve, prima di ogni cosa, preoccuparsi di valutare il livello di affidabilità del sito . L’ utente deve essere portato a compiere delle azioni, ma deve anche avere l’ assoluta certezza di potersi fidare. L’ utente desidera ricevere garanzie e chi propone prodotti o servizi on line deve dargliele.
A pesca di link: il linkbaiting
Il 24 Gennaio 2006, sul suo frequentatissimo blog, Matt Cutts descrive un fenomeno nuovo che potrebbe rivoluzionare le strategie di posizionamento di un sito web: si tratta del link bait.
Il termine bait in inglese significa “esca“. Letteralmente, il link bait potrebbe tradursi come “esca per link”. Questo è quello che leggiamo oggi su alcuni siti italiani che “ripescano” il fenomeno della link baiting, senza però spogliarlo della sua aurea di attualità.
Bisogna fare un’ ulteriore precisazione: in inglese esiste un altro termine traducibile in italiano con “esca“, il termine “lure“.
Rispetto a “lure”, “bait” definisce un tipo di esca particolare: la sua efficacia nella cattura dei pesci si manifesta solo grazie alla capacità del pescatore di animare l’ esca per enfatizzare il suo effetto catturante.
Un particolare tipo di esca minnow (esca vinilica a forma di pesce) potrebbe fare al caso nostro.
Torniamo al posizionamento sui motori di ricerca. L’ esca assume la forma di una frase capace di catturare l’ attenzione del lettore. L’ obiettivo è quello di conquistare links in entrata al sito per accrescerne il page rank.
Non ci spingeremo nel dettaglio per svelare i trucchi di questa mirabile tecnica (non tanto mirabile se i pesci italiani hanno impiegato più di un anno per lasciarsi adescare). Al contrario ne prenderemo le distanze.
Eravamo convinti che fosse terminata l’ era dell’ ossessione da link e che le tecniche per il posizionamento avessero imboccato una strada diversa. Evidentemente sbagliavamo.
Eravamo convinti che l’ utente fosse stato nobilitato e che le tecniche adottate oggi per il posizionamento di un sito fossero riuscite a spingersi oltre la “pesca” indiscriminata di link.
In un nostro articolo precedente avevamo parlato della necessità di
ottimizzare i siti per gli utenti e per i motori di ricerca, nell’ ottica di un’ integrazione sempre più armonica delle tecniche utilizzate per muoversi nelle due direzioni.
Ci auguriamo che dall’ era paleolitica del web, quella degli utenti-pesci per intenderci, ci si stia avviando verso un’ era più evoluta, quella degli utenti intelligenti che non si lasciano abbindolare e, soprattutto, che desiderano ricevere informazioni sensate e veritiere quando interrogano i motori di ricerca.
Vi invitiamo, a questo proposito, ad approfondire il tema leggendo un interessante articolo dedicato alla rivoluzione dei contenuti. Non preoccupatevi, non correrete il rischio di essere presi all’ amo!
Google Maps sui risultati organici
Qualche giorno fa, effettuando una ricerca su Google per “hotel cattolica” ho potuto appurare che il Searcher ha aggiunto qualcosa alla prima pagina dei risultati: tra i link sponsorizzati e i risultati organici, ecco arrivare i nuovi risultati di Google Maps.
Nel caso specifico, la mia ricerca per chiave “hotel Cattolica” vede comparire in posizione di assoluto rilievo tre link che puntano in direzione dei siti di tre alberghi di Cattolica.
Il dato è sconcertante, soprattutto per i SEO. La presenza dei risultati di Google Maps vede scendere inesorabilmente i risultati organici che occupano le prime posizioni. Per intenderci, se Google avesse aggiunto altri due links sponsorizzati, gli organici sarebbero praticamente spariti dalla vista dell’ utente.
Ma di cosa si tratta? Di una penalizzazione per i SEO?
Non credo si tratti di questo. In fondo, i SEO hanno dato un grande contributo all’ evoluzione e al miglioramento del Motore di Ricerca. Grazie agli interventi di ottimizzazione delle pagine, sembrano ottimizzarsi anche i tempi di aggiornamento necessari agli spiders.
Piccoli siti come quelli offerti oggi in abbinamento a Google Maps, avevano ceduto il passo a portali più grandi. Dobbiamo presagire adesso che Google sia in procinto di compiere un passo indietro?
Forse le sviolinate nei confronti del servizio offerto dalla Google Maps che si sono lette su tanti blogs di SEO e similars hanno fatto girare la testa a Google, facendole credere che questo servizio fosse oltremodo gradito ai suoi sostenitori…
Personalmente, la cosa non mi piace affatto: in questo modo, i risultati organici rischiano di perdere quella forza e quel senso di stabilità che li ha contraddistinti fino ad ora, causando non pochi problemi sia ai SEO che ai gestori dei grandi portali che devono rispondere a tutti gli inserzionisti che acquistano banners sulle loro pagine.