La compravendita dei links
La compravendita dei links
Ci eravamo ripromessi di non intervenire nella discussione. La notizia della penalizzazione di Google per i siti che tentano la scalata alle serps del motore attraverso l’ acquisto di links non ci ha di certo lasciati interdetti.
Chiariamo subito la nostra posizione: non siamo in disaccordo con la nuova politica intrapresa da Google.
Siamo convinti, tuttavia, che la discussione così come sembra essersi sviluppata su molti SEO blog italiani, abbia assunto toni riduttivi e polemici, tanto polemici da risultare addirittura fastidiosi.
Sul Blog di Matt Cutts, dopo la pubblicazione dell’ articolo “How to report paid links“, è sorta un’ interessantissima discussione. Tra le risposte date da Cutts ai suoi interlocutori, ne abbiamo selezionato una che, a nostro parere, riassume efficacemente il punto della dissertazione:
Halfdeck
“SEOs will be out of a job without the ability to buy links”.
Matt Cutts
“I don’t agree with that, Halfdeck — I think you might be joking a little bit, too. SEOs add value in a ton of ways .”
Certamente, i dubbi sulla buona funzionalità del servizio rimangono. Ci sembrano leciti interrogativi del tipo:
“If the links are relevant to the readers, and are clearly marked as sponsored links, I don’t understand what the problem is.”
Oppure:
“OK, so what you are saying is you want to shut down every paid directory and all forms of advertising except for Adwords. On top of all that, you want us to do the work for you?”
Insomma, rimangono alcune perplessità riguardo i criteri di distinzione che consentono al Searcher di classificare nella giusta maniera comportamenti penalizzabili e comportamenti leciti.
Per quanto riguarda il problema dei banner links, considerati utili per l’ utente quando inseriti nel contesto appropriato, la soluzione è semplice:
“http://www.miosito.it” rel=”nofollow”>Mio sito
Il rel nofollow (così come i links in javascript) consente di aggirare l’ ostacolo se la vera preoccupazione è quella di non poter offrire un utile servizio all’ utente della rete
Per quanto riguarda il secondo interrogativo, lasciamo aperta la questione ai vostri commenti.
Vi poniamo un’altra domanda:
Fomentare la compravendita di links non equivale forse a fomentare un comportamento marchettaro che, invece di privilegiare chi davvero mostra di avere le capacità e le competenze necessarie per svolgere questo lavoro, si affida alla solita vecchia bacchetta magica ovvero i soldi?
Rimuovere i contenuti dagli indici di Google
Google offre un nuovo servizio dalla sua Webmaster Tools: la richiesta di rimozione di contenuti dagli indici del searcher.
In realtà, il servizio non è poi così nuovo…
Se dico “Ungoogleable” vi torna in mente qualcosa? Nell’ Ottobre del 2005 avevo pubblicato un articolo sull’ argomento all’ interno del quale cercavo di spiegare la tecnica da utilizzare per essere Ungoogleable ovvero per impedire ai crawler del Motore di indicizzare le pagine di un sito web.
Il 17 Aprile 2007 Vanessa Fox pubblica un articolo sull’ Official Google Webmaster Central Blog : ” Requesting removal of content from our index “.
La Fox spiega come effettuare la richiesta e mostra le diverse opportunità offerte dal servizio:
1. Rimozione Singole URLs
2. Rimozione Directory
3. Rimozione Intero sito
4. Rimozione contenuti Copia Cache
5. Rimozione Immagini
6. Sostituzione Contenuti
7. Verifica dello stato di richiesta rimozione
8. Richiesta di reinserimento contenuti rimossi
È evidente che rispetto all’ epoca dell’ Ungoogleable, il servizio si presenta oggi più completo e meglio strutturato.
Un ulteriore invito, insomma, che Google rivolge ai webmaster per promuovere il suo Webmaster Tools.
Google: luci e ombre
Proprio negli stessi giorni in cui Microsoft comincia la sua battaglia e chiede l’ applicazione delle leggi antitrust per vigilare sul comportamento di Google, la Feltrinelli edita un libro intitolato: Luci e ombre di Google.
“Google è di fatto un monopolio“: questo è ciò che intendono dimostrare gli autori di questo dossier frutto di un’attenta analisi dell’ operato del Motore di Ricerca più utilizzato e amato del mondo.
Sul sito Ippolita, curato dagli hacker-autori del dossier su Google, è possibile scaricare l’ opera completa effettuando una donazione oppure si può accedere al sito della Feltrinelli per ordinare il testo direttamente all’ editore.
Nella presentazione, gli autori affermano:
“Criticare Google attraverso una disamina della sua storia, la decostruzione degli oggetti matematici che lo compongono, il disvelamento della cultura che incarna significa muovere un attacco alla tecnocrazia e alla sua pervasività sociale“.
La critica è pungente, dunque, e sembra mirare dritto al cuore del Searcher. È assolutamente legittimo affermare come fa Riccardo Bagnato su Repubblica.it che
“I tempi cambiano. E forse, fra qualche anno, ci si accorgerà della parabola discendente che Google, proprio lui, l’innovativo e sempre più indispensabile Google, sta percorrendo.”
Accusare Google di tecnocrazia e pervasività sociale, solo qualche anno fa, sarebbe stato come sparare sulla croce rossa.
Non dimentichiamo che la mission dei fondatori di Google era quella di offrire agli utenti della rete un sistema migliore di reperimento delle informazioni. Non dimentichiamo che la coppia Page-Brin ha reso possibile la nascita di una pubblicità contestualeche, almeno da un punto di vista teorico, doveva assumere una parvenza non invasiva agli occhi dell’ utente.
Ma cosa è cambiato, allora? Perché mai quelli che un tempo si autodefinivano accaniti sostenitori di Google, oggi sembrano intenzionati a demarcare le anomalie di uno strapotere che, prima di ogni cosa, sembra danneggiare soprattutto gli utenti?
“Davvero Google trova quello che noi cerchiamo?”
Ecco una delle domande presenti nel testo.
“Google offre la possibilità di trovare fra le prime pagine dei risultati quello che l’utente medio cerca, ma non quello che io sto cercando. Il risultato è tecnologicamente impressionante, ma porta con sé l’idea che quello che cerco sia esattamente quello che Google mi offre. Non è così. Ormai non è più Google che si adegua alle mie esigenze, ma io che mi adeguo a quelle dell’utente medio“.
Ed ecco la risposta. Una risposta che lascia l’ amaro in bocca, che sembra intenzionata a risvegliarci da un sogno durato troppo poco.
Tornano inesorabilmente in testa le parole di Bradbury in Fahrenheit 451:
“Pace Montag. Offri al popolo gare che si possano vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell’ Unione o la quantità di grano che lo Iowa ha prodotto l’ anno passato. Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di ‘fatti’ al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d’ essere ‘veramente bene informati’. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione di movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi.”
Il Codice di Comportamento per i Bloggers
Tutto è cominciato con l’ episodio, ormai noto a tutti, che ha visto Kathy Sierra, coautrice insieme a Dan Russell di Creative Passionate Users, vittima sul suo blog di insulti ingiustificati oltre che irripetibili.
Sono stati Tim O’Reilly e Jimmy Wales a lanciare la proposta di istituire un Codice di Comportamento per regolamentare le discussioni che abitualmente sorgono intorno ai posts pubblicati sui blog di tutto il mondo.
Tra i punti di maggiore interesse segnaliamo l’ invito al “non anonimato” che invita i Bloggers a non celare la propria identità in modo da divenire direttamente responsabili delle proprie azioni.
Anche noi, in un post precedente, avevamo parlato della non correttezza che spesso contraddistingue il comportamento di alcuni Blogger o, in alcuni casi, di comunità più estese di Bloggers. Il post era ironicamente intitolato “Web Mobbing” e faceva riferimento agli strani fenomeni cui spesso capita di assistere quando si ha a che fare con blog aziendali che si trovano a “condividere” interessi comuni.
Al di là dell’ ironia o della inevitabile commiserazione con cui si guarda a chi si rende autore di azioni così infime come quella subita dalla Sierra, riteniamo che il Codice di Comportamento auspicato da O’Reilly e Russell rischia di rimanere una bella utopia.
In realtà, qualcuno ha già accolto l’ invito e ha già pubblicato il suo personale codice di comportamento, una sorta di dichiarazione motivazionale che illustra con chiarezza la linea editoriale del proprio blog, gli obiettivi che si intendono raggiungere, il riferimento ai commenti, alla privacy,ecc.
Un ottimo esempio ci viene fornito dal Codice di Condotta di Marketing Usabile che Maurizio Goetz, autore del blog ha sapientemente redatto in un suo post recente.
Noi continueremo ad affidarci, come abbiamo fatto fino ad ora, alla utilissima moderazione dei commenti, l’ unica arma davvero efficace che il blogger ha a disposizione per difendersi da attacchi violenti, sterili e di dubbio gusto
Tre anni di Seo Raffaello
Oggi, per lo staff di Seo Raffaello, è un giorno importante:
festeggiamo i primi tre anni di attività della nostra Agenzia di Posizionamento Siti e vogliamo condividere con i lettori del nostro blog, con i nostri clienti, con gli amici, la gioia e la soddisfazione di questo momento.
Chi ha visitato il nostro sito avrà già letto che la nostra avventura sul web è iniziata nell’ ormai lontano 2000. Dopo anni di lavoro presso altre Agenzie, sempre in veste di Search Engine Optimizer, Seo Raffaello decide di fare il grande passo fondando la propria Agenzia di Posizionamento e Promozione sui Motori di Ricerca.
Nel frattempo lo staff si è allargato, offrendo accoglienza a collaboratori specializzati nei diversi settori della Search Engine Optimization. La direzione intrapresa mira al raggiungimento di un traguardo importante: riuscire ad offrire ai nostri clienti un servizio di Posizionamento sui Motori di Ricerca sempre più efficiente.
Il Posizionamento sui Motori di Ricerca è parte integrante di una vincente strategia di web marketing: per questa ragione, vogliamo perfezionare il nostro servizio di Consulenza Marketing attraverso un aggiornamento costante e un monitoraggio sistematico dei diversi settori che il mercato dell’ on line mette a disposizione.
Come ci insegnano i nostri clienti, fiducia, rispetto e comprensione reciproca, costituiscono la base di questo lavoro. A queste doti bisogna poi aggiungere onestà, disponibilità e trasparenza.
In questi anni, abbiamo sempre cercato di conquistare, prima del Posizionamento sui Motori di Ricerca, la fiducia e il rispetto di quanti hanno richiesto i nostri servizi.
Nella maggior parte dei casi siamo riusciti a raggiungere i traguardi prefissati. In alcuni casi, questo non è stato possibile, ma non è dagli errori che si acquisiscono gli insegnamenti migliori?
Per il futuro speriamo di fare sempre meglio e ci auguriamo di continuare a lavorare al fianco di chi fino ad ora ha saputo sostenerci e darci la forza di guardare sempre al futuro con ottimismo.
Grazie a tutti e…
Buon compleanno Seo Raffaello!
European Conference of Information Retrieval
Si terrà a Roma dal 2 al 5 Aprile la 29° Edizione della European Conference of Information Retrieval.
Tra gli sponsor ritroviamo anche Google, Microsoft Research, Yahoo!Research, il Consiglio Nazionale delle Ricerche.
L’ evento è organizzato dalla Fondazione Ugo Bordoni, in collaborazione con la BCS-IRSG e la ACM SIGIR.
La ECIR è senza dubbio la più importante convention europea dedicata alle tecniche di reperimento delle informazioni.
Saranno 42 gli argomenti trattati durante la conferenza. Prenderanno parte all’ evento personalità influenti a livello internazionale, provenienti da ambienti accademici ed industriali, ma sempre impegnati nello studio di nuove tecniche di ricerca delle informazioni.
Durante le quattro giornate della Convention, Google offrirà agli ospiti un servizio di reception in uno degli hotel più rinomati della capitale italiana: il Grand Hotel Plaza di via Condotti.