Gates incontra Murdoch e Yahoo! chiede conforto a Google
Gates incontra Murdoch e Yahoo! chiede conforto a Google
Gates sembra aver finalmente trovato il suo alleato ideale nella guerra contro Google.
Il premio finale che i due rivali tentano di contendersi da svariati mesi è, lo sappiamo, Yahoo!, il secondo motore di ricerca più utilizzato al mondo.
44,6 miliardi di dollari non erano riusciti a scuotere Yahoo! che, in modo più che calcolato, aveva rifiutato l’offerta per far salire ulteriormente le sue quotazioni.
Sembra riuscirci oggi il temibile Murdoch, visto l’annuncio di una collaborazione tra Google e Yahoo! che durerà due settimane o, almeno, questo sarà il periodo di prova necessario a prendere decisioni future di più ampia portata.
In pratica, Yahoo! consentirà a Google di piazzare i suoi collegamenti sponsorizzati sul 3% dei risultati complessivi restituiti dal motore di ricerca.
In un comunicato stampa pubblicato il 9 Aprile, Yahoo! giustifica così la sua decisione:
“As previously announced, Yahoo!’s board of directors is exploring strategic alternatives to maximize stockholder value, including exploration of potential commercial business arrangements. The Company noted that the testing does not necessarily mean that Yahoo! will join the AdSense for Search program or that any further commercial relationship with Google will result. The Company further stated that it would not comment on the nature or timing of any potential relationship.”
Come potete ben notare, Yahoo! nega di aver concluso un accordo con Google. La collaborazione è da considerarsi come un test. Solo al termine delle due settimane di prova sapremo – forse – cosa ci riserverà il futuro.
Intanto, però, aleggia nell’aria la possibilità di una alleanza tra Murdoch e Gates, finalizzata a rilanciare a Yahoo! un’offerta “ancora più convincente” di quella lanciata in prima istanza da Microsoft.
Web analytics dal volto umano
Utilizzare il tool giusto per la web analytics non basta; l’elemento cruciale del vostro programma di web analytics è rappresentato dalla persona addetta al suo utilizzo.
Un programma di web analytics è in grado di registrare dati in maniera automatica, questo è certamente vero. Tuttavia, per consentire al programma di lavorare al pieno delle sue possibilità è necessario che dietro ci sia una persona capace di ottimizzarne le potenzialità.
Un bravo analista web deve innanzitutto saper scegliere il programma di web analytics giusto. Non parliamo del programma di analisi più utilizzato né del programma più costoso e completo, bensì del tool più rispondente alle esigenze dell’azienda, quello capace di registrare in maniera esauriente i dati che si reputa siano vitali per lo sviluppo di un determinato piano aziendale.
Premessa
Scelto il programma di analisi, bisogna stabilire un piano di lavoro. La web analytics è quasi sempre abbinata ad importanti progetti di web marketing. Essa rappresenta il primo passo verso l’elaborazione di un completo Internet Business Plan e per questo la sua gestione non deve assolutamente essere affidata alla persona sbagliata. L’analista avrà un ruolo ed una responsabilità cruciali all’interno dell’interno progetto. Ecco perché la scelta deve ricadere su chi dimostra di comprendere a pieno gli obiettivi strategici definiti dall’azienda, le specifiche aziendali e il business plan globale.
Attuazione
L’analista, al fine di ottimizzare l’uso del programma prescelto, dovrà avere una perfetta conoscenza della tecnologia con la quale si troverà ad interagire. Egli dovrà, innanzitutto, essere in grado di leggere ed interpretare i cosiddetti Key Performance Indicator e valutare per ogni singolo indicatore la sua effettiva aderenza rispetto agli obiettivi imposti dal piano di sviluppo aziendale.
All’analista non viene richiesta solo una grande padronanza nell’uso della tecnologia che egli a disposizione, ma una profonda conoscenza della realtà aziendale di cui egli è parte integrante. Per semplificare il discorso, un bravo analista deve saper scegliere il programma giusto ed anche quali dati raccogliere al fine di evitare pericolosi ritardi e costose perdite di tempo. Cosa intendiamo per “pericolosi ritardi”? Beh, se l’analista non si accorge in tempo che una determinata scelta strategica non porta a nessun risultato, anzi si mostra controproducente per l’azienda, i danni potrebbero essere davvero enormi.
Analisi e Ottimizzazione
E’ fondamentale che l’analista si mostri in grado di elaborare uno storico dei dati registrati dal programma. Elaborare uno storico dei dati significa chiarire quali elementi, quali linee di condotta, quali strategie si sono mostrate più redditizie nel corso degli anni per una determinata azienda. La registrazione di trends differenti, nelle differenti stagioni aziendali, fornirà dati utili per l’ottimizzazione del nuovo web plan.
Ovviamente, questo non basta. Le nuove strategie dovranno essere costantemente monitorate al fine di individuare errori o imprecisioni che potrebbero compromettere l’intero progetto. Un esempio concreto può essere rappresentato dall’implementazione all’interno del sito di nuove landing page per il lancio di nuovi prodotti o servizi. Il programma di web analytics dovrebbe consentire all’analista di individuare l’efficacia delle nuove landing. In altri termini, quale effetto esse hanno avuto in termini di posizionamento del sito? Quale in termini di conversione utente/cliente? In questo caso particolare entreranno in gioco diverse componenti: il layout grafico della pagina, il suo contenuto, la presenza di call to action.
Training
“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare“. Così recitava un antico proverbio. Un analista può affinare la sua tecnica solo attraverso la pratica. E’ indispensabile, tuttavia, che egli abbia appreso un metodo. La formazione attraverso corsi ad hoc può fornire l’ expertise necessario ad una perfetta interazione con il sistema di raccolta ed elaborazione dati.
Adozione Interna
E’ preferibile che l’analista entri a far parte dello staff interno dell’azienda. Solo così egli potrà sposare fino in fondo la mission del gruppo. Partecipando attivamente al raggiungimento degli obiettivi aziendali, egli godrà di stimoli maggiori. Inoltre, l’azienda potrebbe affidargli il compito di esporre periodicamente (molto più spesso di quanto accadrebbe se l’analista fosse un consulente esterno) al resto del team l’andamento della campagna attraverso l’analisi comparata dei dati raccolti. Messi al corrente dei dati, i membri del team avrebbero modo di valutare la reale efficacia delle strategie messe in atto fino a quel momento e stabilire se si tratta di strategie vincenti oppure no. Nella seconda ipotesi, si potrebbe procedere ad un tempestivo cambio di rotta.
(Liberamente tradotto da “Give web analytics the human touch“)
Jason Gambert – Storia di un uomo che sussurrava ai computer
Mi scuso con Robert Redford per aver stravolto il titolo del suo celebre e bellissimo film.
Vero è che un uomo come Jason Gambert meritava un titolo sì altisonante.
Vi starete certo domandando chi diavolo sia questo Jason Gambert e perchè mai il suo nome sembra essere avvolto da questo fitto alone di mistero.
Signori, Jason Gambert è l’equivalente americano di quello che in Italia si definisce comunemente “furbetto del quartierino“. Si tratta, niente di meno, dell’ uomo che, sin dal lontano maggio 2007, tenta di registrare il marchio – udite! udite! – “SEO” presso lo United States Patent and Trademark Office.
Non vado oltre e vi lascio con il link all’ articolo postato ieri da Sarah Bird sul blog di SEOmoz:
Pulling a Fast One: A Clever Internet Marketer Is Trying to Trademark “SEO”
Il post è un tantino lungo, ma vi assicuro merita di essere letto per intero. Non fosse altro che per dissipare le geniali intenzioni di qualche sprovveduto Jason Gambert “de no’ antri“.
Buona lettura