Google Zeitgeist 2011: I termini più ricercati a livello globale.
Google Zeitgeist 2011: I termini più ricercati a livello globale.
Google ha rilasciato ufficialmente lo Zeitgeist 2011, ovvero l’annuale classifica che il gruppo di Mountain View rilascia per informare gli internauti su quali siano stati i termini più cercati sul Webnel corso dei 12 mesi appena trascorsi. E’ stato un anno strano, ricco di eventi tristi, indimenticabili, bellissimi e frivoli e per la prima volta in dieci anni il Zeitgeist 2011 è dinamico, dettagliato e facile da esplorare. Google con il suo Zeitgeist 2011, ha assegnato il primo posto a Rebecca Black. Secondo posto per Google Plus, il Social Network che dovrebbe dare filo da torcere a Facebook.
Il termine di ricerca con una più rapida crescita nel 2011 a livello globale è relativo a Rebecca Black, la cantante di “Friday”. Segue Google+, che si piazza al secondo posto della classifica, seguito da Ryan Dunn che conquista il podio virtuale della speciale lista realizzata da Google. Il popolo del Web si è inoltre dimostrato molto interessato alla vicenda Casey Anthony, accusata e poi assolta per il presunto assassinio della figlia di due anni: si è piazzata al quarto posto della classifica. Chiude la top five Battlefield 3, popolare videogioco targato Electronic Arts che l’utenza di PlayStation 3, Xbox 360 e PC attendeva con impazienza e che è arrivato nei negozi da pochi mesi.
L’impressione e certezza è che i prodotti Apple, con l’iPhone 5 e l’iPad 2 continuano a dominare le ricerche mondiali. Inoltre la triste morte del CEO di Apple Steve Jobs suggerisce che Internet e Google è ancora dominato da persone appassionate per lo più di tecnologia. Quell’iPhone 5 mai presentato ufficialmente ma rimpiazzato dall’iPhone 4S durante il primo keynote di Tim Cook come CEO di Apple, conquista il sesto posto. Evidentemente l’utenza attendeva la quinta versione del melafonino con impazienza e continua a cercare su Google eventuali rumor sulla futura uscita.
Segue un’altra cantante nella classifica, ovvero Adele, che conquista il settimo posto, seguita dalla trascrizione giapponese di TEPCO, ovvero l’azienda proprietaria della centrale di Fukushima devastata dal terremoto e dallo tsunami che colpirono il Giappone nello scorso 11 marzo. Google segnala inoltre, attraverso il proprio blog ufficiale, come oltre alle notizie relative alla catastrofe che ha devastato il paese del Sol Levante, l’utenza mondiale abbia anche cercato sul motore di ricerca i modi possibili per donare e aiutare il popolo colpito.
Google dedica anche una parentesi all’Italia nel suo Zeitgeist 2011: in questo territorio, le ricerche più popolari in generale sono state relative a Simoncelli, alla Danza Kuduro (il ballo dell’estate), iPhone 5, Groupon e Referendum. Seguono per concludere la top ten anche Na Pohybel Janas, notizie sul Censimento 2011, iPad 2, Google Gravity e Lamberto Sposini. Se volete coonsultare tutte le classifiche vi basta cliccare qui.
La guida di Google per l’Ottimizzazione di siti web
Segnaliamo la pubblicazione ufficiale sul blog italiano di Google della “Guida introduttiva di Google all’ottimizzazione per motori di ricerca (SEO)”, ovvero la traduzione dall’inglese della medesima guida pubblicata da Google a novembre dell’anno scorso.
La guida è esplicitamente indirizzata ai Webmaster, ma anche chi ha un sito che vuole promuovere su Internet facendogli scalare gli indici dei motori di ricerca, come chiunque voglia – meglio – capire le dinamiche che regolano il più utilizzato motore di ricerca del mondo (quindi cosa bisogna fare o evitare per essere rintracciati online) può trarne giovamento.
La lettura sarà rinfrescante per molti, ma va detto che alcune di queste indicazioni potrebbero – a nostro avviso – essere già superate dagli stessi algoritmi di Google
Il vademecum è un documento di una dozzina di pagine in formato PDF e si può scaricare direttamente da qui: Search Engine Optimization Starter Guide in Italiano.
Esperto di Google AdWords: diventare un membro qualificato del programma Google Advertising Professionals
Qualificarsi come esperto di campagne promozionali sulla piattaforma di advertising online “Google AdWords” significa dare la sicurezza ai propri clienti che la gestione delle compagne di PPC (per approfondimenti sul Pay per Click vedi un precedente articolo) siano gestite da professionisti che ottimizzano al meglio una campagna, spendendo poco e raggiungendo i migliori risultati possibili.
Per ottenere la certificazione di membro qualificato di Google Advertising Professionals si sono due soluzioni: si può diventare un “utente qualificato” o ottenere lo stato di “azienda qualificata” superando un apposito esame GAP – Google Advertising Professionals.
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Azienda Qualificata – AdWords Qualified Company
Per ottenere lo stato di “azienda qualificata” Google Advertising Professionals si devono soddisfare alcuni requisiti.
In particolare bisogna impiegare un minimo di due collaboratori che hanno ottenuto lo stato di utenti qualificati superando l’apposito esame, e tale qualifica deve essere conseguita attraverso l’account “Centro clienti” principale dell’azienda in questione, e non quindi attraverso gli account personali.
Inoltre l’account “Centro clienti” dell’azienda deve gestire la spesa totale minima per i clienti di 100 $ per l’Italia – quindi l’equivalente in euro – per le campagne Adwords condotte negli ultimi 3 mesi (90 giorni).
L’azienda deve avere poi un indirizzo per la fatturazione ed un recapito postale di riferimento.
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Professionista qualificato – AdWords Qualified Individual
Per ottenere la qualifica di “membro esperto” di Google Advertising Professionals a livello individuale i requisiti richiedono di gestire un account Adwords per un periodo di 90 giorni con una spesa di – almeno – l’equivalente in euro di 1.000 $.
Google specifica che si può sostenere l’esame in qualsiasi momento, ma consiglia anche di soddisfare questi requisiti e poi fare l’esame per ottenere la certificazione GAP – Google Advertising Professionals.
La validità dell’esame scade dopo 2 anni (24 mesi) dalla data in cui si è superato l’esame.
Se l’esame non viene superato lo si può ritentare, ma quando lo si rifà comunque i predetti requisiti devono essere soddisfatti.
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Costi dell’esame di Google Advertising Professionals – e qualche consiglio per superare l’esame
L’esame ha un costo di 50 $ (importo che deve essere corrisposto ogni volta che si fa l’esame) e si svolge su una piattaforma – abbastanza intuitiva – su cui bisogna registrarsi.
L’esame e la piattaforma sono in italiano - ci sono ovviamente più lingue in cui si può scegliere -, si svolge online in un tempo di 1 ora e 30 minuti in cui si deve rispondere a più di 100 domante e farlo correttamente ad almeno i ¾ delle risposte.
L’esito dell’esame si conoscerà praticamente subito per e-mail.
Se l’esito è negativo si può risostenere l’esame, dopo il pagamento della detta somma, per due volte ogni mese – fermo restando che devono essere sempre soddisfatti i requisiti di cui abbiamo parlato sopra.
Per superare l’esame è prima di ogni cosa necessario avere una buona dimestichezza con lo strumento AdWords, quindi aver gestito un account dall’apertura ed avere familiarità con tutti gli aspetti che riguardano la gestione di una campagna di PPC su Google.
Poi è estremante utile almeno leggere – e magari concentrarsi sulle cose su cui non si è fatta molta pratica – quanto proposto nel “Centro didattico AdWords” di Google dove ci sono anche esercizi e test.
Per nostra esperienza riteniamo che studiare per la certificazione sia di per se utile a chi gestiste campagne di Adwords, fruttuoso per ottenere risultati, come in primis la possibilità di ridurre i costi delle campagne e poi ottenere clicks e visibilità.
Gates incontra Murdoch e Yahoo! chiede conforto a Google
Gates sembra aver finalmente trovato il suo alleato ideale nella guerra contro Google.
Il premio finale che i due rivali tentano di contendersi da svariati mesi è, lo sappiamo, Yahoo!, il secondo motore di ricerca più utilizzato al mondo.
44,6 miliardi di dollari non erano riusciti a scuotere Yahoo! che, in modo più che calcolato, aveva rifiutato l’offerta per far salire ulteriormente le sue quotazioni.
Sembra riuscirci oggi il temibile Murdoch, visto l’annuncio di una collaborazione tra Google e Yahoo! che durerà due settimane o, almeno, questo sarà il periodo di prova necessario a prendere decisioni future di più ampia portata.
In pratica, Yahoo! consentirà a Google di piazzare i suoi collegamenti sponsorizzati sul 3% dei risultati complessivi restituiti dal motore di ricerca.
In un comunicato stampa pubblicato il 9 Aprile, Yahoo! giustifica così la sua decisione:
“As previously announced, Yahoo!’s board of directors is exploring strategic alternatives to maximize stockholder value, including exploration of potential commercial business arrangements. The Company noted that the testing does not necessarily mean that Yahoo! will join the AdSense for Search program or that any further commercial relationship with Google will result. The Company further stated that it would not comment on the nature or timing of any potential relationship.”
Come potete ben notare, Yahoo! nega di aver concluso un accordo con Google. La collaborazione è da considerarsi come un test. Solo al termine delle due settimane di prova sapremo – forse – cosa ci riserverà il futuro.
Intanto, però, aleggia nell’aria la possibilità di una alleanza tra Murdoch e Gates, finalizzata a rilanciare a Yahoo! un’offerta “ancora più convincente” di quella lanciata in prima istanza da Microsoft.
Affare Microsoft-Yahoo: la reazione di Google
Una reazione che tutti aspettavano con ansia, quella di Google sull’ affare Microsoft-Yahoo.
A prendere la parola in un post pubblicato sul Blog Ufficiale di Google è David Drummond, Senior Vice President, Corporate Development and Chief Legal Officer:
“The openness of the Internet is what made Google — and Yahoo! — possible. A good idea that users find useful spreads quickly. Businesses can be created around the idea. Users benefit from constant innovation. It’s what makes the Internet such an exciting place.”
Questo è l’ incipit del post. Parole significative che provano due cose in particolare:
- Google mette l’ utente sempre al centro delle sue preoccupazioni. (A differenza di quanto ha fatto Ballmer, appellandosi al mondo dell’ advertising online ” sempre più dominato da un solo giocatore”)
- Google punta principalmente all’ innovazione ed al miglioramento del suo sistema di ricerca informazioni. (Anche in questo caso, l’ atteggiamento di Microsoft è differente: i “bisogni del consumatore” vengono solo citati da Ballmer che, al momento, preferisce concentrarsi sui “bisogni degli online advertisers”).
Certo, Google & Co non sono i templari della rete. Tuttavia, leggendo per intero il post di Drummond, non si può fare a meno di notare che i due colossi del web parlano lingue diverse. Forse quella di Google è – come dire? – più “user friendly“; mentre quella di Microsoft si potrebbe definire più “business oriented“.
Giudicate voi:
“We take Internet openness, choice and innovation seriously. They are the core of our culture. We believe that the interests of Internet users come first — and should come first — as the merits of this proposed acquisition are examined and alternatives explored.”
(David Drummond)
“La combinazione delle due compagnie offrirà una scelta competitiva, svilupperà benefici di scala e calmiererà i costi per gli inserzionisti”
(Steve Ballmer)
P.S. Nel frattempo, Yahoo! gioca a fare la preziosa, valuta altre offerte e trae vantaggio dalla mano tesa di Google. Tanto che Ballmer replica “sfida a Google con o senza Yahoo“.
Nessuna grazia al domain tasting
La tecnica del domain tasting ha fatto guadagnare a scaltri e avveduti registrars svariati milioni di dollari. Google dice basta: nessun guadagno dall’ affiliazione al circuito Adsense per i domini che hanno meno di cinque giorni di vita.
Per comprendere le ragioni della decisione presa da Big G è necessario spiegare in cosa consiste la pratica del domain tasting e, soprattutto, cosa si intende per Add Grace Period.
Domain Tasting
La ICANN, Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, stabilisce che durante i primi cinque giorni che seguono la registrazione di un nome a dominio, l’ acquirente può usufruire di un periodo di prova, definito “grace period“, utile a testarne la commerciabilità in termini di traffico generato.
Il modo più efficace per valutare la “marketability“di un nuovo nome a dominio è certamente quello di eseguire, in un lasso di tempo determinato, una cost-benefit analysis, piazzando sul sito degli annunci pubblicitari del tipo “Adsense di Google“.
La cosa più importante da sottolineare è che le operazioni di domain tasting non hanno nessun costo: se, al termine dei cinque giorni di prova, si decide di cancellare la registrazione del dominio, la spesa affrontata inizialmente viene completamente rimborsata.
Proviamo ad immaginare a questo punto chi potrebbe trarre maggiore beneficio dalla pratica di domain tasting.
Non occorre certo una mente superiore per rispondere a questa domanda. I principali speculatori sono proprio i grandi registrars. E’ stata proprio la loro avidità a far scattare l’ allarme, inducendo Google a prendere una decisione tanto drastica.
Quando parliamo di “avidità” non lo facciamo per enfatizzare i toni dell’ articolo. Semplicemente, è questo il termine più appropriato per definire il comportamento di chi registra milioni di nomi a dominio all’ unico scopo di sfruttare i cinque giorni di domain tasting, guadagnando milioni di euro con gli Adsense.
Trascorsi i cinque giorni, si passa alla cancellazione della registrazione per poi riattivarla successivamente. E via al circolo vizioso.
Noi condividiamo la scelta di Google, anche perché questi meccanismi hanno un altro risvolto negativo: registrando milioni di nomi a dominio, i registrars costringono acquirenti realmente intenzionati all’ acquisto di un dominio adatto alle proprie esigenze di business a partecipare a delle aste. In questo modo, il mercato dei nomi a dominio risulta pilotato e caratterizzato da prezzi notevolmente gonfiati rispetto al valore reale.
Per un approfondimento, rimandiamo alla fonte della notizia:
Google to kill domain tasting – Domain Tools Blog
Google Knol Project
Trovare il miglior sistema per consentire alle persone di condividere la loro conoscenza.Questo è l’ obiettivo principale di Larry, Sergey e Eric, le tre vette di Google Inc.
Così affermano sul Blog Ufficiale di Google, annunciando la nascita di un nuovo servizio made in Mountain View: si chiamerà “Knol“, abbreviazione di “knowledge” e preannuncia di diventare il principale concorrente di Wikipedia:
Earlier this week, we started inviting a selected group of people to try a new, free tool that we are calling “knol”, which stands for a unit of knowledge. Our goal is to encourage people who know a particular subject to write an authoritative article about it. The tool is still in development and this is just the first phase of testing. For now, using it is by invitation only. But we wanted to share with everyone the basic premises and goals behind this project.
Come si può facilmente intuire, il funzionamento di Knol sarà piuttosto simile a quello dell’ ormai affermata Wikipedia. Forse, l’ unica differenza riguarderà gli autori che parteciperanno alla realizzazione dei testi pubblicati sulla nuova enciclopedia libera del web. Ogni articolo pubblicato su Knol sarà accompagnato dal nome del suo autore. In questo modo, l’ utente che deciderà di utilizzare le informazioni contenute nell’ articolo, avrà l’ opportunità di attribuirne la paternità ad una persona fisica e non ad una pagina web come avviene con Wikipedia.
The key idea behind the knol project is to highlight authors. Books have authors’ names right on the cover, news articles have bylines, scientific articles always have authors — but somehow the web evolved without a strong standard to keep authors names highlighted. We believe that knowing who wrote what will significantly help users make better use of web content. At the heart, a knol is just a web page; we use the word “knol” as the name of the project and as an instance of an article interchangeably. It is well-organized, nicely presented, and has a distinct look and feel, but it is still just a web page. Google will provide easy-to-use tools for writing, editing, and so on, and it will provide free hosting of the content.
Semplice, ma accattivante come vuole la tradizione di Google, Knol si presenterà agli utenti della rete che sono a caccia di informazioni più o meno così:
(Ciccate sull’ immagine per vedere l’ anteprima di Knol a schermo intero)
La promessa di Google & Co?
Writers only need to write; we’ll do the rest.
Google host crowding
La notizia:
I sottodomini, considerati fino ad oggi come domini indipendenti, saranno tenuti in conto da Google come “sottocartelle” del dominio principale. Il nuovo algoritmo di Google si chiama “host crowding“:
Google plans to treat most subdomains essentially like any other url on the main domain, and they will limit that domain, INCLUDING all its subdomains, to two positions total on any given search.
Ogni dominio (sottodomini compresi) potrà ottenere un massimo di due posizionamenti all’ interno di ogni serp restituita dal Searcher all’ utente che effettua una ricerca.
I sottodomini (subdomains) hanno goduto fino ad oggi di una certa autonomia agli occhi dei motori di ricerca. Considerati alla stregua di domini indipendenti, i sottodomini consentivano di conquistare un numero elevato di posizionamenti nelle serps di Google e degli altri motori di ricerca. Uno dei casi più noti è quello di kijiji: vivi a Pisa e ti piacerebbe prendere lezioni di piano? Come potete notare, Kijiji e i suoi subdomains occupano ben cinque posizioni solo nella prima pagina di risultati.
Una prima distinzione:
- Sottodomini
Indirizzi web che aprono sezioni di secondo livello facenti riferimento ad un dominio principale.
Esempio: subdomain.domain.com è un sottodominio di domain.com. Il sottodominio gode comunque di una certa autonomia e può servire a sviluppare sezioni particolari di un sito, magari soggette ad una gestione a sé stante. Pensate, ad esempio, ai sottodomini di Google per le news news. google .it/ o per le maps maps. google .it/
- Sottodirectory
Identificano directory di secondo livello rispetto alla directory principale. Sono parte integrante di un dominio e contribuiscono alla creazione della struttura gerarchica “ad albero” che consente di ordinare “per importanza” le sezioni che compongono il sito. Vengono anche definite “sottocartelle”.
Esempio: domain.com/subdirectory1/ e una sottodirectory di domain.com.
La decisione di Google è finalizzata a combattere lo spam che troppo spesso invade le serps delle sue pagine di risultati. Si vuole garantire all’ utente un servizio migliore, sottoponendo alla sua attenzione una più ampia varietà di domini che presentano informazioni correlate alla sua ricerca. I domini più pertinenti saranno premiati dai “sitelinks” (“Altri risultati in”)
Qualche preoccupazione in ambiente SEO dove l’ uso dei sottodomini è una pratica piuttosto diffusa. Matt Cutts ci tiene, tuttavia, a precisare:
For several years Google has used something called “host crowding,” which means that Google will show up to two results from each hostname/subdomain of a domain name. That approach works very well to show 1-2 results from a subdomain, but we did hear complaints that for some types of searches (e.g. esoteric or long-tail searches), Google could return a search page with lots of results all from one domain. In the last few weeks we changed our algorithms to make that less likely to happen.
This change doesn’t apply across the board; if a particular domain is really relevant, we may still return several results from that domain.
Google e il Sesto Potere
Si animano le discussioni sul web e l’ aria si fa sempre più tesa in ambiente SEO. La ragione di tutto ciò? Come al solito, Google!
Il re dei motori di ricerca, il buon vecchio colosso di Mountain View assume via via le sembianze dell’orco che mangia i bambini!
Torna in mente il capolavoro cinematografico di Welles e la figura di Charles Foster Kane, il grande magnate della stampa americana, schiacciato e logorato dalla sua stessa brama di potere.
Ma chiariamo la situazione per quelli che si sono persi le ultime novità di GG:
provate a cercare su Google.it hotel Lecce o hotel Vieste…
Nel primo caso, ci troviamo dinnanzi ad una situazione preannunciata: link sponsorizzati, risultati Google Maps e sette risultati organici.
Nel secondo caso, la situazione risulta pressoché analoga: l’ unico cambiamento riguarda la posizione dei risultati del Google Maps che dalla testa della pagina sono passati al centro.
C’è già chi preannuncia con spirito catastrofico la morte del SEO. C’è, di contro, chi sostiene le scelte di Google, accogliendole con uno sconcertante plauso.
Dal canto nostro, prima di prendere posizione, preferiamo aspettare che la situazione si assesti. I due esempi sopra riportati mostrano chiaramente che ci troviamo ancora in una fase di sperimentazione.
E nel frattempo, Microsoft riguadagna qualche punto percentuale grazie a Windows Live Search.
La parte umana di Google
Pungente post pubblicato da Matt Cutts in risposta ad un articolo pubblicato ieri sul New York Times. L’ articolo del NYT, “The Human Touch that may loosen Google’s grip” mette a confronto il re dei motori di ricerca con i nuovi esperimenti in materia di search engine portati avanti dai cosiddetti “Human Search Engine“.
Il NYT analizza il caso di Mahalo, il nuovo motore di ricerca finanziato dalla Sequoia Capital di Jason Calacanis. La Sequoia Capital ha una certa affinità con il mondo dei motori di ricerca: in passato, infatti, ha finanziato i due principali motori di ricerca del mondo, Google e Yahoo!.
Presentando Mahalo, Randall Stross del NYT delinea l’ immagine di un motore di ricerca costruito intorno all’ utente, in grado di raggiungere un livello di pertinenza superiore rispetto a quello garantito dai Search Engine che utilizzano algoritmi matematici per riordinare i propri risultati di ricerca.
Mahalo suddivide in categorie le pagine web che rispondono ad una determinata query (Top results, news, videos, gossip, professional profile, relaited search): tale suddivisione consente a Mahalo di fare a meno dell’ anchor text utilizzato da Google, Msn, Yahoo! per descrivere brevemente i siti restituiti all’ utente nella pagina di risultati.
Matt Cutts, direttamente chiamato in causa, risponde dal suo blog: “The role of humans in Google search“.
Google, questo si evince dalle parole del software engineer, mostra un’ attenzione costante verso il cosiddetto “power of people“. Sul potere degli utenti si basa l’ invenzione stessa del Page Rank.
Randall Stross sostiene che nel sistema di ricerca adottato da Google è la macchina ad avere l’ ultima parola. I risultati offerti da Google non sono soggetti ad alcun aggiustamento manuale.
Questo è certamente vero, ma non possiamo non essere d’ accordo con Matt Cutts quando afferma che gli uomini di Google lavorano nottetempo per migliorare i criteri di ricerca attualmente utilizzati, in vista della prossima “generation search”.
L’ obiettivo di Google è quello di stabilire un’ interazione perfettamente armonica tra la macchina e l’ uomo che lavora in back stage per favorirne il funzionamento: lo dimostrano gli ultimi obiettivi sanciti in materia di ricerca universale.
Lo dimostrano gli strumenti messi a disposizione degli utenti: rimozione dei contenuti dagli indici, report spam, voting buttons sulla toolbar.
Lo dimostra il concetto stesso di page rank: è l’ algoritmo ad assegnare un voto alla pagina web, questo è vero, ma il voto assegnato dipende dal numero di segnalazioni che la pagina riceve da parte degli altri utenti.
Mahalo è, senza dubbio, un esperimento apprezzabile. Nonostante questo, siamo ancora molto distanti dalla potenza di Google: gli utenti continuano a preferire Google su tutti.
Se questo non è “human power“, allora cos’è?

