DoubleClick, Pepperjam e la pubblicità on line
DoubleClick, Pepperjam e la pubblicità on line
Il re dell’ advertising sposa la regina del web marketing.
Avevamo già parlato delle possibili conseguenze, in materia di antitrust, dell’ acquisizione di DoubleClick da parte di Google. La questione sembra essersi ulteriormente complicata: DoubleClick ha firmato un accordo con la Pepperjam , azienda specializzata nella gestione delle campagne di web marketing.
Il Presidente di Pepperjam, Kristopher B. Jones, ha così spiegato le ragioni che spingono la sua azienda a considerare DoubleClick l’ alleato ideale per la gestione di pubblicità in rete:
“DoubleClick offre una piattaforma di gestione campagne advertising perfettamente integrata e capace di accogliere tutti i canali del marketing digitale”.
Per la Pepperjam , insomma, DoubleClick rappresenta un indispensabile trampolino di lancio per mettere in atto strategie pubblicitarie che si rivolgono in modo diretto al cliente/user della rete.
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Google, DoubleClick e Antitrust
Google acquisisce Doubleclick per 3,1 miliardi di dollari e la Federal Trade Commission verifica il rispetto delle vigenti leggi sull’ antitrust.
Tutto questo mentre l’ Unione Europea chiede a Google di spiegare le ragioni che spingono il più potente motore di ricerca al mondo a registrare le informazioni relative alle ricerche effettuate dal singolo utente su internet.
Le due cose sono evidentemente collegate tra loro: Google conserva gli storici delle ricerche effettuate dall’ utente in rete; DoubleClick può eseguire un tracciato fedele dei siti e delle pagine web effettivamente visitate dall’ utente.
In altri termini, interrogare il motore con una query equivarrebbe a dare la nostra approvazione al trattamento dei nostri dati personali?
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Google: luci e ombre
Proprio negli stessi giorni in cui Microsoft comincia la sua battaglia e chiede l’ applicazione delle leggi antitrust per vigilare sul comportamento di Google, la Feltrinelli edita un libro intitolato: Luci e ombre di Google.
“Google è di fatto un monopolio“: questo è ciò che intendono dimostrare gli autori di questo dossier frutto di un’attenta analisi dell’ operato del Motore di Ricerca più utilizzato e amato del mondo.
Sul sito Ippolita, curato dagli hacker-autori del dossier su Google, è possibile scaricare l’ opera completa effettuando una donazione oppure si può accedere al sito della Feltrinelli per ordinare il testo direttamente all’ editore.
Nella presentazione, gli autori affermano:
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Google Maps sui risultati organici
Qualche giorno fa, effettuando una ricerca su Google per “hotel cattolica” ho potuto appurare che il Searcher ha aggiunto qualcosa alla prima pagina dei risultati: tra i link sponsorizzati e i risultati organici, ecco arrivare i nuovi risultati di Google Maps.
Nel caso specifico, la mia ricerca per chiave “hotel Cattolica” vede comparire in posizione di assoluto rilievo tre link che puntano in direzione dei siti di tre alberghi di Cattolica.
Il dato è sconcertante, soprattutto per i SEO. La presenza dei risultati di Google Maps vede scendere inesorabilmente i risultati organici che occupano le prime posizioni. Per intenderci, se Google avesse aggiunto altri due links sponsorizzati, gli organici sarebbero praticamente spariti dalla vista dell’ utente.
Ma di cosa si tratta? Di una penalizzazione per i SEO?
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Google dentro al mirino
Il re dei Motori di Ricerca accusato di favoreggiamento alla pirateria e di violazione dei diritti editoriali.
La sentenza è stata confermata: Google riceve una condanna in primo grado per aver violato il diritto degli editori dei giornali belgi .
La condanna prevede la rimozione totale degli articoli pubblicati sulle Google News e il pagamento di una penale pari a 25000 euro, moltiplicata per il numero di giorni in cui gli articoli sono stati illegalmente pubblicati on line.
Il segretario generale di Copiepresse, Margaret Boribon , sembra essere soddisfatto della condanna e lascia presagire un accordo futuro con Google per la pubblicazione dei materiali dei giornali . Pubblicazione che potrà essere attuata solo previo pagamento dei diritti editoriali che spettano agli editori delle testate giornalistiche del Belgio.
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Stop al Googlebombing
Il 25 Gennaio ne dava il triste annuncio il Blog Ufficiale di Google: i link non tematizzati che puntano in direzione di una pagina web non influiranno i risultati del motore di ricerca.
Bush, in altri termini, dovrà provvedere con le sue sole forze ad affiancare il suo nome alla keyword “miserable failure”. Noi confidiamo nelle sue capacità e siamo certi che gli impavidi lanciatori di Google Bombs resteranno a bocca aperta quando il Presidente mostrerà loro che in materia di fallimenti non ha rivali!
Scherzi a parte, la notizia viene accolta con grande interesse soprattutto nell’ambiente dei Search Engine Optimizer. L’attività di Bombing, infatti, era divenuta una pratica consueta per i SEO convinti che l’unico fattore in grado di condizionare la crescita del PageRank fosse il numero di link puntati in direzione di una pagina web.
Certamente i link hanno avuto e continueranno ad avere grande importanza in quel processo di acquisizione di popolarità che consente ad un sito web di comparire tra i primi risultati forniti dal Motore di Ricerca.
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Google Phrase Rank
Google presenta ufficialmente il suo nuovo brevetto
Il comunicato ufficiale è datato 28 Dicembre 2006.
Google presenta il suo nuovo brevetto al mondo del web marketing.
La novità interessa soprattutto i web marketers, meglio conosciuti con l’v acronimo SEO. L’ innovazione, infatti, avrà delle forti ripercussioni sul metodo di classificazione dei documenti presenti sul web.
Se con il PageRank il posizionamento di un documento è determinato dal posizionamento dei documenti ad esso collegati, questo significa che il PageRank di un documento è sempre determinato dal PageRank di altri documenti. Dato che il posizionamento dei documenti influenza il posizionamento degli altri, il PageRank è in fin dei conti basato sulla struttura dei collegamenti dell’intera rete. In questa definizione di PageRank non viene menzionato il peso delle singole pagine in materia di contenuto.
Con il Phrase Rank la classificazione delle pagine sarà affidata al peso di alcune frasi, pertanto, la popolarità di un sito all’ interno del motore di ricerca non dipenderà solo dal numero di link che muovono in direzione del sito, ma anche dalla qualità dei contenuti presenti all’ interno delle pagine che lo compongono. Qualità che dipenderà dalla presenza di frasi non isolate ma collegate tra loro in maniera consequenziale.
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Il cerca Blog di Google
Tra le notizie più importanti della settimana abbiamo deciso di parlare dell’ultima novità in casa Google.
Si tratta del Google Blog Search, tradotto in italiano come Google Ricerca Blog.
Già ad un livello intuitivo è possibile comprendere quale sia l’utilità di questo nuovo strumento messo a disposizione degli utenti.
Il Google Ricerca Blog consente oggi all’utente di effettuare una ricerca, coadiuvato dal Motore, restringendo il campo d’interesse ai Blog presenti sulla Rete.
Per accedere a Ricerca Blog basta visitare uno di questi siti:
blogsearch.google.com (interfaccia di tipo Google)
search.blogger.com (interfaccia di tipo Blogger)
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Google continua la sua scalata
Ci eravamo lasciati con un presagio.
Dopo l’ acquisto da parte di Google delle due maggiori piazze pubblicitarie in Internet, YouTube e MySpace, pensavamo che l’avvenimento avrebbe scatenato la nascita di nuove piazze pubblicitarie in Internet, per una guerra all’ ultimo spot contro il super potere di Google.
Ancora una volta, però, ci ritroviamo a battere le mani alla società californiana che, in tempi davvero brevissimi, sta rivoluzionando il mondo della pubblicità.
L’ultima mossa di Google, infatti, chiama in causa anche i maggiori network televisivi e le più grandi testate giornalistiche.
Proponendosi come “mediatore” nella vendita di spazi pubblicitari fuori dal web, Google intende raggiungere il controllo assoluto dell’advertising mondiale.
In altri termini, Google inviterebbe gli inserzionisti che acquistano spazi pubblicitari sul web, a comprare contemporaneamente altrettanti spazi pubblicitari su ben 50 quotidiani statunitensi!
Google non compra, per poi rivenderli, spazi pubblicitari su altri media; Google si impegna, come afferma anche il suo portavoce Michael Mayzel, ad offrire ai suoi clienti il controllo, tramite Adword, delle vendite degli spazi pubblicitari.
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L’ ultima mossa di Google
L’ultima mossa di Google: operazione YouTube ed esclusiva su MySpace di Murdoch.
Arriva oggi sul supplemento Affari e Finanza de La Repubblica la conferma di ciò che si presagiva da qualche settimana: portando a buon fine l’operazione YouTube ed ottenendo l’esclusiva per le ricerche sul sito MySpace di Rupert Murdoch, Google si consacra sovrano assoluto dell’advertising in Internet.
Le due mosse sono costate a Google rispettivamente 1,6 miliardi di dollari (YouTube) e 900 milioni di dollari (MySpace).
Come suggerisce lo stesso Stefano Carli, autore dell’articolo apparso oggi sull’inserto Affari e Finanza, queste cifre, all’apparenza enormi, hanno un peso differente quando vengono trasposte nel mondo virtuale.
Ma cosa sono YouTube e MySpace?