Google Zeitgeist 2011: I termini più ricercati a livello globale.
Google Zeitgeist 2011: I termini più ricercati a livello globale.
Google ha rilasciato ufficialmente lo Zeitgeist 2011, ovvero l’annuale classifica che il gruppo di Mountain View rilascia per informare gli internauti su quali siano stati i termini più cercati sul Webnel corso dei 12 mesi appena trascorsi. E’ stato un anno strano, ricco di eventi tristi, indimenticabili, bellissimi e frivoli e per la prima volta in dieci anni il Zeitgeist 2011 è dinamico, dettagliato e facile da esplorare. Google con il suo Zeitgeist 2011, ha assegnato il primo posto a Rebecca Black. Secondo posto per Google Plus, il Social Network che dovrebbe dare filo da torcere a Facebook.
Il termine di ricerca con una più rapida crescita nel 2011 a livello globale è relativo a Rebecca Black, la cantante di “Friday”. Segue Google+, che si piazza al secondo posto della classifica, seguito da Ryan Dunn che conquista il podio virtuale della speciale lista realizzata da Google. Il popolo del Web si è inoltre dimostrato molto interessato alla vicenda Casey Anthony, accusata e poi assolta per il presunto assassinio della figlia di due anni: si è piazzata al quarto posto della classifica. Chiude la top five Battlefield 3, popolare videogioco targato Electronic Arts che l’utenza di PlayStation 3, Xbox 360 e PC attendeva con impazienza e che è arrivato nei negozi da pochi mesi.
L’impressione e certezza è che i prodotti Apple, con l’iPhone 5 e l’iPad 2 continuano a dominare le ricerche mondiali. Inoltre la triste morte del CEO di Apple Steve Jobs suggerisce che Internet e Google è ancora dominato da persone appassionate per lo più di tecnologia. Quell’iPhone 5 mai presentato ufficialmente ma rimpiazzato dall’iPhone 4S durante il primo keynote di Tim Cook come CEO di Apple, conquista il sesto posto. Evidentemente l’utenza attendeva la quinta versione del melafonino con impazienza e continua a cercare su Google eventuali rumor sulla futura uscita.
Segue un’altra cantante nella classifica, ovvero Adele, che conquista il settimo posto, seguita dalla trascrizione giapponese di TEPCO, ovvero l’azienda proprietaria della centrale di Fukushima devastata dal terremoto e dallo tsunami che colpirono il Giappone nello scorso 11 marzo. Google segnala inoltre, attraverso il proprio blog ufficiale, come oltre alle notizie relative alla catastrofe che ha devastato il paese del Sol Levante, l’utenza mondiale abbia anche cercato sul motore di ricerca i modi possibili per donare e aiutare il popolo colpito.
Google dedica anche una parentesi all’Italia nel suo Zeitgeist 2011: in questo territorio, le ricerche più popolari in generale sono state relative a Simoncelli, alla Danza Kuduro (il ballo dell’estate), iPhone 5, Groupon e Referendum. Seguono per concludere la top ten anche Na Pohybel Janas, notizie sul Censimento 2011, iPad 2, Google Gravity e Lamberto Sposini. Se volete coonsultare tutte le classifiche vi basta cliccare qui.
La guida di Google per l’Ottimizzazione di siti web
Segnaliamo la pubblicazione ufficiale sul blog italiano di Google della “Guida introduttiva di Google all’ottimizzazione per motori di ricerca (SEO)”, ovvero la traduzione dall’inglese della medesima guida pubblicata da Google a novembre dell’anno scorso.
La guida è esplicitamente indirizzata ai Webmaster, ma anche chi ha un sito che vuole promuovere su Internet facendogli scalare gli indici dei motori di ricerca, come chiunque voglia – meglio – capire le dinamiche che regolano il più utilizzato motore di ricerca del mondo (quindi cosa bisogna fare o evitare per essere rintracciati online) può trarne giovamento.
La lettura sarà rinfrescante per molti, ma va detto che alcune di queste indicazioni potrebbero – a nostro avviso – essere già superate dagli stessi algoritmi di Google
Il vademecum è un documento di una dozzina di pagine in formato PDF e si può scaricare direttamente da qui: Search Engine Optimization Starter Guide in Italiano.
Geomarketing e Local Search Marketing
Il Geomarketing, o marketing territoriale, è un insieme di attività che mirano a delineare e programmare i piani di lavoro e le strategie per proporre beni e servizi ad un preciso territorio.
Lo sviluppo del World Wide Web si è portati dietro una forte consapevolezza dei fenomeni della cosiddetta globalizzazione, facendo perdere di vista l’importanza e la potenzialità – dal punto di vista anche dell’advertising che segue il piano di marketing territoriale - della dimensione locale.
Ora questa dimensione locale viene riscoperta e si va sviluppando in modo tale da essere il propulsore di crescita e rilancio economico, anche valorizzando parallelamente le caratteristiche sociali del contesto territoriale di riferimento.
L’obiettivo del geomarketing è quindi quello di rinvigorire gli eco-sistemi produttivi locali.
Al marketing territoriale si collega il Local Search Marketing, cioè la possibilità che un utente sul Web, in particolare con una ricerca sui motori di ricerca e sulle directory, possa rintracciare risultati e informazioni in base ad esigenze di localizzazione geografica
C’è da notare, infatti, che una buona parte delle parole chiave utilizzate sui motori di ricerca (le ricerche locali sono la quinta parte di tutte le ricerche effettuate sui motori di ricerca) si riferiscono a informazioni che riguardano un determinato territorio o località.
Questi si traduce – dal punto di vista dell’advertising online – nel porre risorse e strategie per valorizzare le campagne che propongono promozioni in circoscrizioni territoriali precise, anche in funzione della specificità del territorio di riferimento.
Così anche i motori di ricerca mettono a punto sempre nuovi strumenti, o strumenti più efficienti, per facilitare la geolocalizzazione.
Article Marketing Online
Che cosa è l’Article Marketing Online
L’Article Marketing sul Web è uno strumento di Advertising Online che ha come obiettivo la promozione di una azienda e di determinati prodotti o servizi attraverso la produzione e diffusione di articoli sul Web.
Lo scopo di questo strumento di promozione è quindi quello di gestire l’immagine e aumentare la notorietà di una azienda (la Brand Awareness), di aumentare i link in entrata, ovvero i link che puntano al sito della azienda in questione (la Link Popularity) e aumentare il traffico di utenti / potenziali clienti che giunge sul sito da promuovere.
Siti di Article Marketing
Gli articoli possono essere pubblicati e diffusi su Internet attraverso siti che offrono proprio un servizio di divulgazione gratuita di contenuti da far indicizzare su Internet dai motori di ricerca.
Questi siti spesso propongono la diffusione di articoli anche attraverso servizi di newsletter o RSS.
Come deve esser un Article Marketing
L’articolo deve avere adeguati riferimenti e link al sito da promuovere in modo che, una volta che viene trovato dagli utenti – ad esempio attraverso una ricerca su un motore di ricerca con parole e frasi chiave (Key Phrase e Keyword) – possa essere generato del traffico di utenti interessati a quanto letto nell’articolo, che altro non è se non quello che deve propone il sito di riferimento.
Aspetto fondamentale di un Article Marketing efficace è che deve essere utile (a chi lo legge!) e ben scritto.
Article Marketing e Brand Reputation
L’Article Marketing deve quindi favorire una reputazione positiva dell’azienda (Brand Reputation). Questo anche per dare ai motori di ricerca delle informazioni che favoriscano il credito e la considerazione che un prodotto, un marchio o una azienda si ritrovano sul Web.
La Brand Reputation non deve essere lasciata alla mercé del Web 2.0 – fatta di blogs e social network dove chiunque può dire qualsiasi cosa su chi vuole, anche a sproposito, arrecandogli facilmente del danno –, ma deve essere tenuta sotto il controllo dell’azienda.
L’Article Marketing è un ottimo strumento per prendere (o riprendere) il controllo sulle informazioni che ci sono in Internet sull’azienda.
Video advertising online: la proposta di Jivox
Il consumo di video su Internet sta crescendo: aumenta il tempo speso per guardare video online e, specie per l’utenza sotto i 25 anni di età, la fruizione di video su Internet sta superando quella della televisione tradizionale.
Molti studi rilevano questo trends di crescita di importanza del video su Internet – eccone uno tra i tanti -, e fanno pronosticare anche, come conseguenza diretta, un aumento dell’interesse per la promozione online attraverso il video.
Sono molte le possibilità di fare promozione attraverso il video, ad esempio molti tentato la strada della diffusione virale di video con trovate narrative di sicuro appeal, altri provano addirittura ad inserire link di approfondimento sul prodotto reclamizzato cliccabili direttamente su porzioni di video, altre strade ancora sono quelle del video promozionale puro.
In questi giorni abbiamo sperimentato la piattaforma per il video advertising online di Jivox.
Jivox propone un video editor gratuito e mette a disposizione un organizzato archivio di suoni e immagini per creare un Video Advertising e distribuirlo sul Web. Attraverso Jivox si possono anche far circolare dei video che sono stati proposti attraverso altri canali e altri media, come ad esempio la stessa TV.
Jivox da poi la possibilità di destinare i video ads a target specifici in base a dati demografici, geografici e a modelli comportamentali.
Il tools per creare gli ads è gratuito e il costo della campagna consente budget abbastanza accessibili, partendo da 250 $.
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La campagna degli ads si può poi seguire e pianificare, monitorandone i risultati in modo da intervenire e ottimizzarne l’andamento ed il rendimento.
La sfida al momento – al di la della piattaforma Jivox proposta come esempio possibile – è quella di creare soluzioni efficaci alla crescita di importanza del video sul Web e sui dispositivi mobili come i telefonini, dal punto di vista della promozione online e del marketing.
Rendere i video, che vengono visti da milioni di utenti, produttivi dal punto di vista dell’Advertising Online è l’obiettivo di molti editori, Youtube compreso.
L’Advertising su Facebook (Parte Seconda e ultima)
Come anticipato nelle conclusioni del precedente post (la prima parte di questa panoramica sull’Advertising su Facebook), il social network col maggior numero di iscritti sta cercando delle formule di Social Advertising più vicine alla sua natura e che diano risultati migliori rispetto a Facebook Ads.
Ricordiamo comunque che uno dei modi più diretti per una azienda di essere visibile sui social network è quella di giocare con le regole proprie di queste reti, cioè avere un proprio profilo – la Business Page della azienda – e “socializzare” a partire da questo.
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Engagement Ads
Con l’Engagement Ads Facebook ha voluto creare una strategia di marketing che coinvolgesse i consumatori nella produzione dei programmi di marketing stesso, nello stile proprio del Web 2.0. La direzione è quella di proporre un messaggio promozionale con cui si può interagire.
Tra le novità introdotte da Facebook Ads vi sono i Virtual Gifts Ad, doni gratuiti virtuali con il logo del prodotto che si possono inviare ai propri amici. 
La pratica tenta di innescare un processo di viralità che porta a diffondere la presenza di un marchio/prodotto sul network.
L’elemento socialità Facebook l’ha introdotto anche con la possibilità di porre commenti in uno spazio pubblicitario – i Comment Ad. I commenti possono essere visibili anche nel newsfeed, nella notifica inviata ai propri amici. Anche questo strumento punta a far giogo alla visibilità di un brand e di un messaggio.
C’è poi il sistema del Fan Ad, cioè la possibilità di diventare fan di un marchio o prodotto e dirlo ai propri amici.
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Considerazioni sugli Engagement Ads
Come già detto per i messaggi sponsorizzati di Facebook Ads, anche gli Engagement Ads per il momento sembrano dare risalutati poco convincenti.
In sostanza Facebook non ha ancora trovato il modello di marketing adeguato alla sua formula.
Inoltre, a differenza di altri circuiti del Web 2.0 come i i blogs che trattano argomenti in maniera estesa e che sono quindi ben indicizzati su Google, difficilmente in una ricerca su un motore di ricerca viene come risultato una pagina di Facebook - a meno che non si cerchi ad esempio una persona per nome e cognome.
Detto questo, le cose per quanto riguarda Facebook non possono che migliorare. Aumentano infatti gli iscritti al network e sta aumentando anche l’età degli iscritti stessi. Non si tratta solo di studenti come era all’inizio, ma aumentando l’età media degli iscritti sta crescendo la propensione al consumo degli stessi.
La strategia di Facebook al momento è quella di allargare il bacino degli iscritti. La piattaforma cresce ed ha una profilazione dettagliatissima che comprende una grande quantità di dati anagrafici e comportamentali.
I vantaggio potenziali di queste informazioni sono enormi se paragonati, come precedentemente fatto, con AdWords di Google.
In conclusione ci sentiamo di poter affermare che se la strada giusta per l’advertising su Facebook si sta cercando, di sicuro essere presenti su questo network avvantaggia l’immagine di una azienda.
Per chi si occupa di advertising online invece la partita è tutta da giocare, anzi si stanno ancora scrivendo le regole del gioco.
L’ Advertising su Facebook (Parte Prima)

Da un po’ di tempo ormai l’attenzione rivolta a Facebook, anche da parte dei media tradizionali, è molto alta.
Il tanto vociare su Facebook si autoalimenta e cresce in un circolo virtuoso virale e determina come effetto – tra gli altri – il fatto che sempre più clienti chiedono alle agenzie che si occupano di advertising online di avere della promozione su Facebook.
Ormai i tempi sono maturi per spendere delle parole – crediamo con cognizione di causa – sul mondo dell’Advertising su Facebook.
Ne approfittiamo per proporre qui un excursus in più puntate per trattare l’argomento.
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La pubblicità su Facebook Ads
Si può fare promozione su Facebook in diversi modi.
Uno di questi modi è quello di utilizzare Facebook Ads.
Si tratta del sistema di annunci
pubblicitari di Facebook che ricorda i “Link sponsorizzati” di Google AdWords.
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Ecco come funziona l’ Advertising di Facebook Ads
Facebook Ads da la possibilità di registrare un account e creare messaggi di Adv che si basano su link alle pagine che si vuole fare visitare ai destinatari della promozione.
Il messaggio può avere un testo dalle dimensioni così stabilite: il titolo può essere di un massimo di 25 caratteri, il corpo del messaggio può arrivare a 135 caratteri.
Si può anche inserire una immagine, persuasiva e possibilmente pertinente, delle dimensioni massime di 110 x 80 pixel.
Non è tempo perso leggere la lista di suggerimenti e Procedure consigliate per la pubblicazione di inserzioni su Facebook, per evitare di incorrere nella possibilità che l’annuncio non venga accettato (lo staff di Facebook valuta gli annunci prima di pubblicarli).
Impostando un messaggio promozionale col sistema di advertising di Facebook si possono scegliere in maniera mirata i destinatari del messaggio.
La possibilità di targettizzare è abbastanza precisa e questa è la forza di Facebook Ads.
Infatti si può scegliere di far comparire un messaggio ad utenti che hanno una certa età, che si trovano in una posizione geografica presisa, con delle preferenze sessuali e politiche, con determinati hobbies e così via.
Con Facebook Ads si può scegliere di pagare per impression, quindi per visualizzazioni (il Pay Per Views), oppure pagare per click ricevuti dall’annuncio (il Pay Per Click).
Si può impostare un budget giornaliero, gli orari e la durata della campagna.
Successivamente si può monitorare ed ottimizzare l’andamento della campagna attraverso gli strumenti di analisi.
Per pagare viene richiesta la carta di credito.
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Considerazioni su Facebook Ads
La differenza principale di Facebook Ads rispetto a Google AdWords è, prima di tutto, il fatto che Google è un motore di ricerca.
Questo significa che un utente lo utilizza per trovarvi quello che cerca, quindi ha una predisposizione precisa a cliccare sugli annunci che gli compaiono e che sono suggeriti dalla sua ricerca. Un “Link sponsorizzato” di Google viene percepito come un aiuto alla ricerca.
Chi naviga in un social network ha motivazioni diverse e pone poca attenzione ai messaggi che gli appaiono attorno ai profili e che lo invitano a dirigersi altrove, magari rallentandone l’esperienza di navigazione.
Questo porta al fatto che su Facebook l’advertising da pochi ritorni, cioè il click through – il parametro che determina l’efficacia di una promozione e che è dato dal rapporto tra le visualizzazioni del messaggio e i click effettivamente ricevuti – è mediamente molto basso.
Facebook sta cercando di superare questa difficoltà e ha proposto delle forme di advertising più vicine alle pratiche dei social network.
Approfondiremo queste nuove formule – gli Engagement Ads – nella prossima puntata.
COMMUNIA Workshop
Venerdì prossimo (19 Gennaio 2008), si terrà a Torino il primo Workshop di COMMUNIA Thematic Network, la rete tematica europea sul pubblico dominio in ambiente digitale.
L’ evento torinese è parte integrante di un più ampio progetto, finanziato dalla Commissione Europea e facente parte del programma eContentplus, “multiannual Community programme to make digital content in Europe more accessible, usable and exploitable” .
Coordinato dal Politecnico di Torino e da NEXA Research Center for Internet and Society, COMMUNIA intende diventare il principale punto di riferimento Europeo per tutte le questioni, sia teoriche sia progettuali, relative al pubblico dominio in ambiente digitale.
Obiettivo fondamentale di COMMUNIA è quello di evidenziare le connessioni esistenti, e preannunciate per il futuro, tra il progresso scientifico, l’ innovazione tecnologica, lo sviluppo culturale e il cambiamento socio-economico, da un lato, e l’ uso sempre più significativo delle tecnologie digitali per la diffusione delle informazioni in Europa, dall’ altro.
“The emergence of the “knowledge society” and of new modes of production, consumption, elaboration and re-elaboration of information and of information-based goods, in both the private and public sectors and across all kinds of human action, forces a general rethinking of the economic and social effects of policies that impact on such information and information-based goods, a part of which are the topic of the COMMUNIA project.”
Al Workshop di Torino, si discuterà di due questioni fondamentali, entrambe legate al tema del pubblico dominio in ambiente digitale:
- Open Access: libero accesso ai dati della ricerca scientifica, se raccolti in articoli di ricerca debitamente pubblicati.
- Open Access: libero accesso alle informazioni che circolano in ambiente digitale.
Si cercherà di approfondire il tema delle “licenze”: da un approccio “all rights reserved” si passerà ad un approccio “some rights reserved”, che porta i legittimi proprietari di opere di ingegno, pubblicate in ambiente digitale, a rinunciare a parte dei propri diritti in materia di copyright.Prenderanno la parola i rappresentanti di Creative Commons, membri di Communia e divulgatori di una delle licenze “open access” più note ed utilizzate del web.
- Orphan Works: sono molte le opere “orfane” che circolano in ambiente digitale.
Queste opere risultano comunque protette dalla legge sul copyright, ma l’ assenza di un autore legittimo, non consente di ottenere le dovute autorizzazioni a chiunque desideri farne un uso consentito. In altri termini, le opere orfane risulterebbero in linea di principio addirittura più inaccessibili delle opere con paternità attribuita.
Tra i relatori che parteciperanno al Communia Workshop di Torino, segnaliamo:
- Simone Brunozzi (BeeSeek)
- Rob Davies (ePSIplus Thematic Network)
- Francois Déchelle (Creative Commons France)
- Séverine Dusollier (FUNDP – Centre de recherche informatique et droit)
- Rishab Ghosh (MERIT, University of Maastricht )
- Jonathan Gray (Open Knowledge Foundation)
- Robert Horvitz (Open Spectrum Foundation)
- Keith Jeffery (Current Research Information Systems)
- Antonio Lioy (Politecnico di Torino, OpenTC project)
- Stefano Quintarelli (Internet evangelist)
- Xavier Serra (Universitat Pompeu Fabra, Music Technology Group)
- Kaitlin Thaney (Science Commons)
- Nathan Yergler (Chief Technology Officer for Creative Commons)
La lista dei relatori che abbiamo riportato sopra è tratta dall’ articolo “1st COMMUNIA International Workshop Technology and the Public Domain” e riporta solo i nomi dei relatori che hanno già dato conferma di partecipazione. Per ulteriori informazioni sul progetto e sul workshop torinese, rimandiamo al sito ufficiale di COMMUNIA – European Thematic Network on the Digital Public Domain.
Internet non è un luogo comune

• PERICOLOSO
• DIFFICILE
• PORNOGRAFICO
• DEVIANTE
• INAFFIDABILE
• ALIENANTE
• VIRTUALE
Questi gli aggettivi, i luoghi comuni, che si è soliti attribuire ad Intenet.
Proprio da questi luoghi comuni parte l’ opening speech di Marco Montemagno (video) allo IAB Forum 2007.
Questi i punti salienti del bellissimo intervento di Montemagno.
Come mai in Italia Internet non decolla? Chi dovrebbe occuparsi della sua diffusione?
POLITICI:
Sono in grado di stare al passo con Internet?
MEDIA:
E’ più “notiziabile” una notizia negativa
(A “Porta a Porta”: “Internet è spaventoso”)
Ma è davvero così Internet?
< INTERNET È UNO SPECCHIO >
Riflette la realtà senza filtrarla. Ciò che di spaventoso ritroviamo in Internet, appartiene alla realtà e non al “virtuale”.
Quello che serve, secondo Montemagno, è un segno: è necessario abbattere i luoghi comuni e sforzarsi di comprendere in quale direzione ci sta portando il cambiamento in atto.
< INTERNET È CAMBIAMENTO >
Un cambiamento che alcuni definiscono “epocale”, ma che non tutti sanno ancora come affrontare.
Montemagno porta l’ esempio del VDay di Grillo e si domanda:
Sarebbe stato possibile organizzare questo evento senza Internet, senza la partecipazione attiva degli utenti?
< INTERNET È VELOCITA’ >
Internet ha data al cambiamento un ritmo nuovo: tutto si evolve, tutto cambia, tutto avviene ad una velocità che non si può nemmeno calcolare.
Ma Internet non è tecnologia, Internet è le persone.
< INTERNET È UNA TECNOLOGIA SOCIALE >
Perché l’ Advertising non sfrutta questo nuovo strumento? Perché le aziende non investono in Intenet?
Investire dove lo si è sempre fatto, utilizzando i canali di trasmissione e promozione tradizionali è semplicemente più COMODO, ma non più EFFICACE.
< INTENET È CONDIVISIONE >
Condivisione “di dati” e “tra le persone”.
Questo basta a sfatare il luogo comune secondo cui Internet provoca l’ isolamento, l’ alienazione.
Internet non allontana le persone, non le isola affatto. Al contrario, sono gli utenti che hanno il controllo della situazione in Internet. Il passaparola, lo scambio, la condivisione consente ai dati di circolare ad una velocità straordinaria.
Perché le aziende non sfruttano questa CONDIVISIONE a proprio vantaggio? Ad esempio, per promuovere il proprio marchio?
Forse, perché non sono abituate a:
< COINVOLGERE IL CONSUMATORE >
In tutte le fasi, nella produzione come nella distribuzione di un prodotto. Il consumatore richiede di essere tenuto nella dovuta considerazione. Il consumatore vuole dire la sua e, soprattutto, vuole essere ascoltato.
< DIALOGARE >
Su Internet, gli utenti dialogano tra loro. E lo fanno attraverso moltissimi strumenti: i blog, ad esempio, non sono diari personali, ma piattaforme per il dialogo, per il confronto, per il dibattito, per la crescita, per l’ incontro, per la condivisione.
“To post or not to post…This is the question”
< FAVORIRE LA PERSONALIZZAZIONE >
L’ utente della rete è abituato a personalizzare tutto ciò che gli passa davanti. Dalla telecronaca di una partita di calcio, alla pubblicità dell’ ultima due cavalli, al prodotto più comune.
Le aziende dovrebbero favorire questo processo di personalizzazione per incontrare le esigenze dei propri clienti ed avere successo in rete. Alcune aziende lo fanno già e lo fanno proprio attraverso blog, social network, wiki, etc.
Tutto questo per dire che Internet è una grandissima:
OPPORTUNITA’
Dobbiamo solo coglierla e possiamo farlo ORA!
Italia punto…e a capo
Volgendo lo sguardo alla comunità di bloggers italiani, sembra che negli ultimi giorni un argomento di discussione si sia imposto con prepotenza: il caso Italia.it, il nuovo portale turistico finanziato e realizzato per volontà del Governo Italiano.
Non sorprende più di tanto notare che la maggior parte dei posts in proposito assumano la forma di critiche infervorate che, mettendo a nudo tutti i difetti e le anomalie del portale, puntano il dito contro chi ha mal investito i soldi dei contribuenti.
Noi non intendiamo prendere parte alla discussione (non si tratta di un dibattito: la presenza di così tanti pulpiti per la predica non consente un confronto). Cercheremo di affrontare la questione da un punto di vista diverso: per nulla rivolto all’ usabilità del portale, alla sua struttura, agli aspetti tecnologici, insomma.
Quello che a noi interessa è il messaggio sottinteso, la percezione del “forse qualcosa si muove” . Considerando il rapporto della politica italiana con le tecnologie e con Internet, in particolare, la realizzazione di questo portale sembra dotata di un sapore inedito.
Italia.it dovrebbe essere considerato un sintomo importante di cambiamento. Fino ad oggi l’ Italia sembrava essersi adagiata sugli allori: il Paese dell’ arte, della storia, della cultura, del mare, il Paese del Sole, il Bel Paese.
Paesi come
Internet è stato strumento fondamentale per la promozione turistica di questi paesi, un mezzo rapido, efficace, semplice per presentare i propri tesori a turisti provenienti da ogni parte del mondo.
In Italia, le PMI attive nel settore turistico, hanno mostrato di saper sfruttare le possibilità offerte dalla Rete prima che il Governo le convalidasse attraverso la realizzazione di un grande portale turistico nazionale.
Questo non significa, tuttavia, che il neonato portale del turismo italiano non possa divenire, col tempo, un valido supporto alla PMI che intende accrescere il proprio business su Internet.
Intanto si comincia a lavorare (Italia.it è un punto di partenza, non un punto
d’ arrivo!), si riconoscono i propri limiti, si tenta di seguire modelli più avanzati proposti da altri Paesi, si cerca di ridefinire il concetto stesso di “Italianlifestyle”
