Links che non vogliono accrescere il PR
Links che non vogliono accrescere il PR
Interessante articolo pubblicato ieri sul Search Engine Journal.
L’ argomento trattato ha a che fare con le strategie di link building ma, paradossalmente, non riguarda il Page Rank.
La Alternative Link Building Strategy delineata da Raj Dash, autore dell’ articolo, riguarda piuttosto la moltiplicazione dei punti di accesso al sito e la targettizzazione dell’ utente.
Su questo blog abbiamo parlato più volte della necessità di ottimizzare siti tanto per gli utenti quanto per i motori di ricerca.
L’ articolo del SEO Journal delinea i vantaggi essenziali di una strategia ben pianificata, ma alternativa, di costruzione di una rete di links che muovono in direzione di un sito centrale.
Il sistema è infatti costituito da un dominio centrale e da una serie di siti satelliti. Certo, detta così, non sembra una definizione tanto differente da quella riferita alla linking strategy tout court.
I siti satelliti hanno la forma di domini secondari specializzati ognuno in un argomento o settore specifico di approfondimento.
Ogni singolo dominio secondario dovrebbe apparire “neutro” in modo da rendere più semplice la costruzione di contenuti che, trattando temi differenti ma sempre connessi al nostro tema centrale, possano convogliare l’ attenzione di un numero più alto di utenti.
I contenuti dei domini secondari dovrebbero essere concepiti e progettati per contenere degli efficaci, “baiting”, anchor text in grado di convincere l’ utente a cliccare sul bottone d’ accesso che porta al sito principale.
Costruire una rete di domini secondari potrebbe essere anche un modo efficace per verificare se la scelta delle keywords utilizzate nella propria campagna di on line advertising risulta vincente o redditizia.
In conclusione, il vostro dominio principale non guadagnerà certo PR da parte di nuovi domini creati ad hoc per generare traffico. Il vantaggio maggiore della strategia alternativa descritta, è quello di dirigere un traffico di tipo targettizzato, ovvero con più alto potenziale di conversione utente/cliente, verso il sito principale. In un clima riscaldato dalle ultime decisioni di Google in materia di compravendita link, questo articolo sembra proiettarsi verso un futuro che definiremmo quantomeno auspicabile.
La costruzione di una rete ampia di siti satelliti che ruotano tutti attorno ad un dominio centrale, renderebbe quest’ ultimo più indipendente e meno bisognoso di links (sempre utili al PR) provenienti dall’ esterno.
Non stiamo affermando che i back links sono destinati a scomparire. Siamo coscienti che questo non accadrà, quantomeno nel futuro prossimo.
Vogliamo soltanto avvalorare una tesi che desidera conferire maggiore autonomia al singolo dominio. Un’ autonomia che, pur passando attraverso la strategia del link, trae linfa vitale soprattutto dal testo.
La compravendita dei links
Ci eravamo ripromessi di non intervenire nella discussione. La notizia della penalizzazione di Google per i siti che tentano la scalata alle serps del motore attraverso l’ acquisto di links non ci ha di certo lasciati interdetti.
Chiariamo subito la nostra posizione: non siamo in disaccordo con la nuova politica intrapresa da Google.
Siamo convinti, tuttavia, che la discussione così come sembra essersi sviluppata su molti SEO blog italiani, abbia assunto toni riduttivi e polemici, tanto polemici da risultare addirittura fastidiosi.
Sul Blog di Matt Cutts, dopo la pubblicazione dell’ articolo “How to report paid links“, è sorta un’ interessantissima discussione. Tra le risposte date da Cutts ai suoi interlocutori, ne abbiamo selezionato una che, a nostro parere, riassume efficacemente il punto della dissertazione:
Halfdeck
“SEOs will be out of a job without the ability to buy links”.
Matt Cutts
“I don’t agree with that, Halfdeck — I think you might be joking a little bit, too. SEOs add value in a ton of ways .”
Certamente, i dubbi sulla buona funzionalità del servizio rimangono. Ci sembrano leciti interrogativi del tipo:
“If the links are relevant to the readers, and are clearly marked as sponsored links, I don’t understand what the problem is.”
Oppure:
“OK, so what you are saying is you want to shut down every paid directory and all forms of advertising except for Adwords. On top of all that, you want us to do the work for you?”
Insomma, rimangono alcune perplessità riguardo i criteri di distinzione che consentono al Searcher di classificare nella giusta maniera comportamenti penalizzabili e comportamenti leciti.
Per quanto riguarda il problema dei banner links, considerati utili per l’ utente quando inseriti nel contesto appropriato, la soluzione è semplice:
“http://www.miosito.it” rel=”nofollow”>Mio sito
Il rel nofollow (così come i links in javascript) consente di aggirare l’ ostacolo se la vera preoccupazione è quella di non poter offrire un utile servizio all’ utente della rete
Per quanto riguarda il secondo interrogativo, lasciamo aperta la questione ai vostri commenti.
Vi poniamo un’altra domanda:
Fomentare la compravendita di links non equivale forse a fomentare un comportamento marchettaro che, invece di privilegiare chi davvero mostra di avere le capacità e le competenze necessarie per svolgere questo lavoro, si affida alla solita vecchia bacchetta magica ovvero i soldi?
A pesca di link: il linkbaiting
Il 24 Gennaio 2006, sul suo frequentatissimo blog, Matt Cutts descrive un fenomeno nuovo che potrebbe rivoluzionare le strategie di posizionamento di un sito web: si tratta del link bait.
Il termine bait in inglese significa “esca“. Letteralmente, il link bait potrebbe tradursi come “esca per link”. Questo è quello che leggiamo oggi su alcuni siti italiani che “ripescano” il fenomeno della link baiting, senza però spogliarlo della sua aurea di attualità.
Bisogna fare un’ ulteriore precisazione: in inglese esiste un altro termine traducibile in italiano con “esca“, il termine “lure“.
Rispetto a “lure”, “bait” definisce un tipo di esca particolare: la sua efficacia nella cattura dei pesci si manifesta solo grazie alla capacità del pescatore di animare l’ esca per enfatizzare il suo effetto catturante.
Un particolare tipo di esca minnow (esca vinilica a forma di pesce) potrebbe fare al caso nostro.
Torniamo al posizionamento sui motori di ricerca. L’ esca assume la forma di una frase capace di catturare l’ attenzione del lettore. L’ obiettivo è quello di conquistare links in entrata al sito per accrescerne il page rank.
Non ci spingeremo nel dettaglio per svelare i trucchi di questa mirabile tecnica (non tanto mirabile se i pesci italiani hanno impiegato più di un anno per lasciarsi adescare). Al contrario ne prenderemo le distanze.
Eravamo convinti che fosse terminata l’ era dell’ ossessione da link e che le tecniche per il posizionamento avessero imboccato una strada diversa. Evidentemente sbagliavamo.
Eravamo convinti che l’ utente fosse stato nobilitato e che le tecniche adottate oggi per il posizionamento di un sito fossero riuscite a spingersi oltre la “pesca” indiscriminata di link.
In un nostro articolo precedente avevamo parlato della necessità di
ottimizzare i siti per gli utenti e per i motori di ricerca, nell’ ottica di un’ integrazione sempre più armonica delle tecniche utilizzate per muoversi nelle due direzioni.
Ci auguriamo che dall’ era paleolitica del web, quella degli utenti-pesci per intenderci, ci si stia avviando verso un’ era più evoluta, quella degli utenti intelligenti che non si lasciano abbindolare e, soprattutto, che desiderano ricevere informazioni sensate e veritiere quando interrogano i motori di ricerca.
Vi invitiamo, a questo proposito, ad approfondire il tema leggendo un interessante articolo dedicato alla rivoluzione dei contenuti. Non preoccupatevi, non correrete il rischio di essere presi all’ amo!
Sapere i links da google!
Come faccio a visualizzare i links al mio sito?
Solo oggi ci siamo accorti che Google fornisce di nuovo i links che collegano ad un determinato sito.
Questo servizio era stato “sospeso” dal motore di ricerca qualche anno fa, quando non mostrava più al comando link:http://www.sito.com tutti i siti che collegavano un determinato sito, ma solo quelli che avevano almeno un 4 di pagerank.
Nel periodo successivo Google si limitava a restituire al comando “link:” solo siti che il motore di ricerca reputava pertinenti, quindi non tutti.
Un approfondimento relativo al sistema di visualizzazione dei links che puntano al nostro sito lo si può avere dalle pagine che Google mette a disposizione degli utenti tramite il suo centro assistenza.
Per i più fortunati, o meglio per chi utilizza gli strumenti per i webmaster da oggi si potranno vedere tutti i links che si collegano ad un determinato sito tramite il pannello di controllo che il searcher mette a disposizione. Oltre ai links esterni al sito, cioè quelli che puntano al verso il nostro, Google fa di più: ci fa vedere anche i links interni, confermando la nostra teoria sui links esterni di cui abbiamo parlato sulla nostraGuida al posizionamento.
La domanda che ci poniamo è :”Google apre di nuovo i links ai SEO perchè i links avranno meno valore in quanto saranno soppiantati dal PhraseRank oppure con questo nuovo servizio vuole avvicinare ed invogliare i SEO più restii ad utilizzare la sitemaps?“
Inoltre, nel pannello di controllo appare un nuovo bottone (in alto a destra), creato, dal nostro punto di vista, con un occhio attento all’usabilità. Il “bottone”, infatti, facilita notevolmente la consultazione dei siti che il SEO amministra.