L’Advertising Online è davvero utile alle aziende?
L’Advertising Online è davvero utile alle aziende?
Ancora vi sono aziende che non credono nella publicità online, preferendola a quella classica, parlo di pubblicità cartacea o televisiva. In questo articolo vogliamo cercare di capire se davvero la pubblicità sul Web è davvero proficua per le tante aziende che oggi investono il loro marchio e servizi nella rete. Negli ultimi anni sono davvero tante le imprese che hanno aumentato le attività e gli investimenti nel campo dei social media. Le campagne su Facebook, Twitter, ed altri canali hanno ottenuto molta attenzione e permesso un ampia visibilità alle aziende. Ma questo non sempre ha dato come risultato il successo o la visibilità richiesta.
Un recente studio conferma l’importanza per le imprese di investire nella pubblicità interattiva, prevedendo una crescita dei profitti fino a 147 miliardi di dollari nel 2012. Inoltre gli Italiani connessi online , sia per numero di famiglie che per frequenza di accesso (utenti attivi per fasce orarie) crescono sempre più. Oggi nelle case è possibile trovare più di un solo computer, inoltre oggi la bavigazione Mobile ha fatto impennare la presenza delle persone sul web.
Del resto le aziende italiane, sembrano essere consapevoli di quest’impennata di internauti. La migliore qualità della connessione, strumenti sempre più avanzati portano il bacino d’utenza del web a crescere giorno dopo giorno. Anche il successo di diverse attività svolte prettamente sul web, sono indice della qualità e garanzia che l’Advertising Online oggi rappresenta. L’advertising online, che si aggira sul 23,4%, è un indice di quanto sia importante che le aziende investano nel settore della pubblicità interattiva.
Banner, Video, Siti pubblicitari sono sempre più usati dalle aziende per pubblicizzare il proprio prodotto o servizio. Il crescente uso dell’Email Marketing, e società che offrono questo servizio, prende sempre più piede. Diverse aziende abbandonano il foglio di carta o il volantinaggio per entrare nella case e teste degli utenti in modo silenzioso ed efficace. A dimostrare la consapevolezza delle aziende italiane sulla crescita e l’importanza del web, attraverso il search marketing, social, web advertising, è il numero delle aziende stesse pari al 50%, che sono coinvolte nella pubblicità online.
Video advertising online: la proposta di Jivox
Il consumo di video su Internet sta crescendo: aumenta il tempo speso per guardare video online e, specie per l’utenza sotto i 25 anni di età, la fruizione di video su Internet sta superando quella della televisione tradizionale.
Molti studi rilevano questo trends di crescita di importanza del video su Internet – eccone uno tra i tanti -, e fanno pronosticare anche, come conseguenza diretta, un aumento dell’interesse per la promozione online attraverso il video.
Sono molte le possibilità di fare promozione attraverso il video, ad esempio molti tentato la strada della diffusione virale di video con trovate narrative di sicuro appeal, altri provano addirittura ad inserire link di approfondimento sul prodotto reclamizzato cliccabili direttamente su porzioni di video, altre strade ancora sono quelle del video promozionale puro.
In questi giorni abbiamo sperimentato la piattaforma per il video advertising online di Jivox.
Jivox propone un video editor gratuito e mette a disposizione un organizzato archivio di suoni e immagini per creare un Video Advertising e distribuirlo sul Web. Attraverso Jivox si possono anche far circolare dei video che sono stati proposti attraverso altri canali e altri media, come ad esempio la stessa TV.
Jivox da poi la possibilità di destinare i video ads a target specifici in base a dati demografici, geografici e a modelli comportamentali.
Il tools per creare gli ads è gratuito e il costo della campagna consente budget abbastanza accessibili, partendo da 250 $.
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La campagna degli ads si può poi seguire e pianificare, monitorandone i risultati in modo da intervenire e ottimizzarne l’andamento ed il rendimento.
La sfida al momento – al di la della piattaforma Jivox proposta come esempio possibile – è quella di creare soluzioni efficaci alla crescita di importanza del video sul Web e sui dispositivi mobili come i telefonini, dal punto di vista della promozione online e del marketing.
Rendere i video, che vengono visti da milioni di utenti, produttivi dal punto di vista dell’Advertising Online è l’obiettivo di molti editori, Youtube compreso.
Competere sul web grazie all’analisi
La web analytics come strumento essenziale per competere sul web e portare un’azienda al successo.
Le web marketing agency che promuovo servizi di search engine optimization sono ormai molte e per l’ utente interessato all’ acquisto di uno di questi servizi diventa sempre più difficile scegliere il partner ideale per la propria campagna di web marketing.
Esistono elementi determinanti il valore aggiunto di una web marketing agency?
Un buon portfolio clienti, case history dettagliati e una descrizione chiara e puntuale della metodologia di lavoro costituiscono senza dubbio elementi determinanti.
Questi elementi consento di valutare il prestigio di una web agency, il suo livello di competenza in settori differenti e, non ultimo, il suo grado di professionalità.
Si tratta, in ogni caso, di prime impressioni. E non sempre le prime impressioni corrispondo al vero.
Non intendiamo affermare che non sia possibile affrontare una scelta come questa in maniera consapevole. Di certo, un’ azienda che decide di acquistare un pacchetto di servizi di search engine marketing è in procinto di investire e in ogni investimento che si rispetti c’ è sempre una percentuale di rischio.
Esiste, tuttavia, un elemento importante, capace non solo di veicolare la scelta iniziale dell’ azienda, ma di confermare per tutto il corso della campagna se tale scelta rientra negli investimenti positivi o negativi.
Tale elemento si chiama “web analytics” e rappresenta il fulcro di una buona campagna di search engine marketing.
La web analytics è una disciplina che richiede molta esperienza oltre che una spiccata predisposizione alla pluridisciplinarità.
Quali sono le abilities di un buon web analyst?
- Reporting
Fornire una documentazione reportistica puntuale che consenta di valutare il buon andamento della campagna e di riconoscere eventuali errori commessi. Il Reporting consente di monitorare la campagna di web marketing e di ottimizzare l’ insieme delle attività svolte. Infine, il reporting offre al cliente stesso la possibilità di capire, passo dopo passo, in cosa consiste la messa a punto di una strategia di web marketing e a quali risultati si possono raggiungere grazie ad una sua corretta attuazione. Analisi Strategica L’ analisi diviene indispensabile per l’ acquisizione di strategie utili a generare traffico verso il sito web. Il confronto tra le diverse tecniche adottate, consente di individuare quelle che meglio si inseriscono in un determinato business plan. Comprensione Il lavoro svolto dal web analyst consente di valutare il comportamento dell’ utente che naviga sul sito web. Valutarne il comportamento significa comprendere il significato delle sue azioni e trovare risposta ad una serie di quesiti fondamentali:
• Come è arrivato al nostro sito? In modo diretto? Tramite un motore di ricerca? Tramite un referrer esterno?
• Se è arrivato sul sito tramite un motore di ricerca, con quale keyword?
• Quali aree del sito che suscitano maggiormente il suo interesse?
• Quanto tempo trascorre complessivamente sul sito?
• Quali aree del sito si mostrano deboli o incapaci di catturare la sua attenzione?
• Dopo quanto tempo egli abbandona il sito?
• Prima di abbandonare il sito, ha risposto positivamente alla nostra chiamata all’ azione?
- Inserimento
Il web analyst deve essere in grado di aderire perfettamente alla strategia promozionale adottata dall’ azienda. Il suo lavoro non consiste in una fredda raccolta di dati. Al contrario, il suo contributo al successo dell’ Internet Business Plan adottato dall’ azienda è davvero considerevole. Per questa ragione, egli dovrà comprendere a pieno quelli che sono gli obiettivi di business che l’ azienda intende raggiungere nel mercato dell’ online: avendo ben chiaro in mente il traguardo finale, egli saprà individuare la strada migliore per raggiungerlo.
- Esplorazione
Questa componente è strettamente legata all’ abituale modo di procedere del SEO. Il web analyst lavora per fornire al SEO elementi utili alla definizione di una strategia vincente e al conseguente mantenimento dei risultati conseguiti. Tuttavia, è opportuno ricordare che ogni caso presenta caratteristiche sue proprie. Il SEO non si limita a mettere in pratica un insieme di regole prestabilite e valide a priori. Il suo lavoro richiede verifiche costanti e la messa a punto di strategie ad hoc che si sposano di volta in volta con le esigenze del suo cliente. Il web analyst lo assiste in questo lungo processo di ottimizzazione del sito, monitorando la resa di ogni singolo intervento e valutandone la reale efficacia ai fini del posizionamento e della produzione di traffico.
Per un approfondimento ulteriore, rimandiamo ad un interessante articolo di Stéphane Hamel su iMedia Connection. Titolo dell’ articolo: “3 Key Skills for Web Analysts“
Meccanica delle Conversioni
Buon 2008 a tutti!
Si ricomincia con un articolo dedicato agli utenti/clienti della rete.
Brandt Dainow in “Anatomy of a website visitor” afferma che i potenziali clienti di Internet, in seguito all’ analisi dei loro percorsi di visita, possono essere suddivisi in tre categorie:
- Curiosi o dediti all’ “infotainment”. Utenti non interessati ad un acquisto immediato. Navigando in Internet, si imbattono in una pagina web che descrive e promuove un prodotto che suscita il loro interesse e cominciano a raccogliere informazioni utili per un eventuale acquisto futuro.
- Utenti intenzionati all’ acquisto, ma in un secondo momento. Sono gli utenti che trascorrono più tempo sul sito. Essendo davvero intenzionati ad acquistare il prodotto, vogliono essere sicuri di poterlo fare alle condizioni migliori. Per questa ragione, trascorrono molto tempo in rete per leggere descrizioni, comparare prezzi, scovare offerte, etc. Potremmo definire questa fase del processo di acquisto, “fase di ricerca e documentazione”.
- Utenti intenzionati all’ acquisto. Un utente che ha già deciso di acquistare un prodotto on line, non trascorre molto tempo sul sito web, poiché la ricerca di informazioni è avvenuta in un primo momento. Egli sa già come muoversi sul sito, lo ha scelto tra tanti oppure ne è stato subito conquistato. Probabilmente, ha già visitato il sito molte altre volte. Di solito, l’ utente che si trasforma in cliente ha già attraversato le due fasi sopra descritte: la prima fase di “infotainment” e la seconda fase di “ricerca e documentazione”.
L’ azienda che intende affermare i propri prodotti nel mercato dell’ on line, deve concentrarsi soprattutto sulle prime due tipologie di utenti.
Analizzando i loro percorsi di visita, il tempo di permanenza sulle singole pagine del sito web, le aree sulle quali è stata focalizzata la loro attenzione, le chiavi di ricerca attraverso le quali il sito è stato individuato, si potranno raccogliere dati fondamentali per la messa a punto di una valida strategia di web marketing.
Il concetto di “Meccanica delle Conversioni” risulta piuttosto efficace perché pone l’ accento sull’ importanza di una statistica applicata al Search Engine Marketing.
L’ analisi delle statistiche deve riguardare, suggerisce Dainow, tanto il “visit effect” quanto il “purchase effect“: gli effetti prodotti sull’ utente che visita il vostro sito e gli effetti prodotti sul cliente in seguito all’ acquisto del prodotto pubblicizzato.
Oltre a fornire informazioni utili, il nostro sito deve essere in grado di generare motivazioni.
Siamo davvero in grado di convincere l’ utente che il nostro prodotto è migliore rispetto a quello della concorrenza? Sappiamo comunicargli sul piano emozionale che il prodotto che intendiamo vendergli corrisponde esattamente a ciò che egli sta cercando?
Infine, è necessario valutare in che modo i diversi elementi presenti sul sito si combinano tra di loro e con quale efficacia essi riescono ad interagire con le differenti tipologie di utenza individuate.
Advertising Online: cresce la spesa europea nel 2007
E’ quanto afferma una previsione di IAB Europe, che mette a confronto la spesa sostenuta nel 2006 in attività di advertising online con la spesa sostenuta dai singoli Paesi europei da Gennaio a Ottobre 2007.
Se nel 2006 la spesa complessiva era stata di 8 milioni di euro, la spesa stimata per il 2007 dovrebbe raggiungere quota 11,5 milioni di euro. Un incremento del 38% rispetto allo scorso anno.
La spesa totale viene suddivisa nei seguenti ambiti:
“Display advertising, search marketing, classifieds and directories and email marketing.”
Proviamo a definire queste differenti forme di advertising online:
Display Advertising
Campagne promozionali che mostrano annunci pubblicitari su siti o pagine web capaci di attrarre il medesimo target di utenza per il quale è stato concepito l’ annuncio.
Il display advertising concepisce l’ annuncio pubblicitario in vari formati: banner, bottoni, moduli, video streaming, ma anche minisiti sviluppati ad hoc per campagne particolari.
In una campagna di Display Advertising, l’ annuncio viene sempre accompagnato da un’ immagine: un logo, una mappa, una fotografia, un disegno, un video. L’ immagine può mostrarsi statica oppure dinamica.
Caratteristica indispensabile di un display ads è l’ immediatezza: l’ annuncio deve catturare l’ attenzione dell’ utente in pochi secondi. Per farlo, deve necessariamente utilizzare messaggi concisi e diretti, immagini accattivanti o stream audio/video di durata massima pari a 30 secondi
Buona, ad esempio, l’ offerta di display advertising proposta dal network Yahoo!:
Search Marketing
Non credo ci sia bisogno di enumerare i vantaggi di una campagna di search marketing. Comparire nelle prime posizioni dei principali motori di ricerca e mostrarsi all’ utente nel momento in cui egli ha mostrato un interesse particolare per i nostri prodotti o servizi significa trovarsi già a buon punto nel processo di vendita online. E’ evidente, tuttavia, che il posizionamento da solo non basta: una campagna di Search Marketing dovrebbe curare anche quella fase del processo di acquisto che comincia quando il nostro potenziale cliente è approdato sul nostro sito web.
Articoli di approfondimento sul Search Marketing:
Classifieds and Directories
Gli annunci promozionali vengono classificati in categorie e pubblicati all’ interno di directories tematizzate che forniscono informazioni dettagliate su società, enti, organizzazioni, associazioni, professionisti, industrie e aziende etc.
Un buon esempio è offerto dalla directory di Google:
Email Marketing
I messaggi promozionali vengono indirizzati al proprio target di utenza attraverso la posta elettronica. L’ email marketing rientra nelle strategie di marketing diretto e sembra piacere molto alle aziende per i suoi costi contenuti oltre che per l’ immediatezza nella trasmissione dei messaggi. In molti casi, l’ email marketing è stato sostituito alle strategie di marketing diretto che utilizzano supporti cartacei. L’ email marketing è facilmente tracciabile ovvero consente a chi gestisce la campagna promozionale di conoscere in tempo reale il numero di utenti che ha visualizzato il messaggio. Su Internet sono disponibili anche dei software per la gestione di campagne di email marketing. Spesso venduti sotto forma di licenza ad uso limitato (consentono, ad esempio, di inviare un massimo di 1000 e-mail per ogni licenza), questi software presentano costi piuttosto contenuti.
Quando il SEO promette e non mantiene
Lavorando nel settore della Search Engine Optimization, ci si ritrova spesso nella condizione di dover far fronte a richieste che non sempre possono essere assolte.
Un SEO deve essere in grado di riconoscere quelle situazioni in cui la cosa migliore da fare è dire “no”.
Questo è quello che afferma Scott Smigler, CEO di Exclusive Concepts e autore di un interessante articolo pubblicato su iMedia Connection:
It’s a classic problem every agency owner faces — when to say no. The question takes on special dimensions in the search engine optimization (SEO) field, where the problem of agencies over-promising and under-delivering is an all too frequent occurrence.
Very often, clients come to us after they’ve had bad experiences with other internet marketing firms, or have tried and failed to do the project “on the cheap” using someone’s friend or cousin, making their projects even more urgent, their time frames shorter, and their skepticism, frustration and mistrust of our business even higher.
Saying no is the ultimate test of an agency’s ethical posture.
Una campagna SEO richiede la messa a punto di strategie promozionali che non hanno nulla a che vedere con l’ acquisto di uno spazio pubblicitario. Una campagna pay per click, ad esempio, è in grado di garantire risultati più immediati, ma anche più costosi nel lungo termine. A quanto pare, gli utenti preferiscono i risultati organici perché essi ispirano maggiore fiducia. Una campagna SEO deve, innanzi tutto, preoccuparsi di tenere nella dovuta considerazione tre elementi che necessitano di interagire tra loro in maniera armonica:
• Il Motore di Ricerca
Con i suoi algoritmi, stabilisce il grado di rilevanza di un sito web e ordina i risultati delle ricerche effettuate dagli utenti.
• Il cliente
La sua unica preoccupazione è ottenere un ranking competitivo, un traffico consistente sul sito e un numero elevato di vendite online.
• L’ utente
E’ alla ricerca di informazioni originali e dettagliate, predilige i siti che rispettano i principi di usabilità e che consentono una facile navigazione tra le diverse pagine web, unita ad una immediata reperibilità dei contenuti.
Questa è la differenza sostanziale tra Campagne SEO e Campagne Pay per Click.
Quando dire no?
Sicuramente, quando un cliente si presenta da noi con un sito web che ancora non esiste, chiedendoci di posizionarlo in testa ai principali motori di ricerca, magari dalla sera alla mattina.
Per semplificare, è giusto dire di no a quei clienti che si presentano da noi convinti che sia sufficiente applicare formule ad hoc per ottenere risultati immediati.
Il posizionamento sui motori di ricerca richiede tempo. I SEO non sono dotati di bacchetta magica. I primi posti sui motori di ricerca non si raggiungono in un batter di ciglia.
Al rifiuto di un SEO non è detto non possa seguire una collaborazione proficua.
E la storia che Smigler ci racconta nel suo articolo:
Remember that merchant who wanted the online store in two weeks? Here’s what he ultimately decided:
“Screw it. I know your reputation. I still want you guys to develop the site. If you do it, I know it will get done right.”
Brand Turistico: il caso Italia
L’ Italia scende dal podio:
“Per il Country Brand Index l’Australia, per la seconda volta, e’ stata votata migliore destinazione turistica al mondo seguita dagli Usa e dalla Gran Bretagna, mentre l’Italia retrocede dal terzo al quinto posto.
Nel 2006 hanno viaggiato in Australia 5,5 milioni di visitatori ed e’ stata giudicata migliore paese per le attività all’aria aperta, per la gente amichevole e schietta, ma soprattutto per la varietà di esperienze di vacanza che vi si possono godere. ”
(Fonte: http://www.turismoefinanza.it )
Sintesi
• Attività all’ aria aperta
• Gente amichevole e schietta
• Varietà di esperienze di vacanza
= Migliore destinazione turistica al Mondo
Perché l’ Italia perde posizioni nella classifica mondiale del Country Brand Index?
Mancano i luoghi all’ aria aperta? Siamo un popolo di gente scortese o poco genuina? Le nostre mete turistiche sono forse indifferenziate?
Dal punto di vista turistico l’ Italia non è mai stata carente in quanto a “materia prima”. Il settore turistico, tuttavia, non riesce a raggiungere quei traguardi che risultano percepibili in potenza.
Siamo reduci da un colossale fallimento per quanto riguarda la promozione turistica nazionale attraverso il web: la chiusura di Italia.it e la conseguente perdita di svariati milioni di euro.
Soffermiamoci per un momento a riflettere sullo stato di salute del Brand Italia.
Qual è l’ immagine dell’ Italia agli occhi del resto del mondo? Siamo ancora fermi all’ ormai consumato “Italia = Pizza, Spaghetti e Mandolino”? Il Brand Italia risponde a questi requisiti?
( Tesi di Laurea di Silvia Rondinini – Titolo: Brand extension nel settore turistico: il caso Ventaglio)
- identificare gli elementi della brand equity , cioè il valore differenziale che il marchio garantisce all’impresa e al consumatore;
- valutare e attivare le strategie di alimentazione della brand equity : in particolare, lo sviluppo di brand extension che permettono di diversificare la marca e aumentare le associazioni a lei connesse.
Le risorse fondamentali di un’impresa sono:
- le risorse di fiducia: esse si basano sui modelli o schemi cognitivi che ogni individuo si costruisce. Questi schemi possono essere confermati, generando ulteriore fiducia, oppure smentiti quando non si soddisfano le attese del cliente e si distrugge fiducia. La fiducia è necessaria per ridurre l’incertezza, in alternativa alla ricerca di informazioni sul prodotto da acquistare; essa inoltre aumenta in funzione delle esperienze maturate dalla persona nei confronti dell’organizzazione, attraverso l’acquisto ed il consumo dei suoi prodotti, vedendo la pubblicità dell’impresa e mediante la comunicazione tra consumatore e impresa;
- le risorse di conoscenza: esse sono legate al “sapere” e si compongono di conoscenze legate al fare, alle attività di routine dell’organizzazione ( know-how ) o conoscenze superficiali, e conoscenze profonde, usate per trovare soluzioni a problemi nuovi (produzione del know-how ).
Queste due tipologie di risorse sono strettamente correlate, infatti alla base della crescita di conoscenza è necessaria l’esistenza della fiducia, e la conoscenza a sua volta alimenta la fiducia. Oltre alla risorsa costituita dalla marca ci sono altri due elementi del marketing-mix che concorrono alla generazione della brand equity , cioè:
- le politiche di prodotto, che riguardano la gestione del portafoglio dei prodotti e quindi la creazione di strategie di estensione della marca;
- la comunicazione, che è un fattore essenziale per il posizionamento del prodotto perché fornisce le informazioni necessarie legate ad esso. La comunicazione dona maggior visibilità alla marca e, di conseguenza, notorietà. Essa contribuisce a formare un’immagine forte nella memoria del consumatore. Una difficoltà nel comunicare risiede nel dover superare il rumore generato dalla presenza dei concorrenti. Oggi la comunicazione è un aspetto ancora più importante per l’impresa soprattutto grazie alla tecnologia di Internet che permette un dialogo attivo e on-line con il cliente attraverso i siti Web aziendali.
Turismo on web tra motori di ricerca e social network
Si discute molto sul web della relazione tra motori di ricerca e social network, soprattutto quando il fulcro della discussione è rappresentato dal turismo e dalla promozione alberghiera.
Il web 2.0, come si è soliti definirlo, ha segnato l’ era del consumer generated content ovvero della partecipazione attiva da parte del consumatore (utente) alla stesura dei contenuti presenti sul web.
Tale partecipazione assume la forma di conversazioni che prendono corpo all’ interno dei cosiddetti social network e sui blog, dove l’ utente ha l’ opportunità di commentare ed esprimere opinioni proprie in merito a determinati argomenti.
Non mancano i casi di blog o partecipazioni a social network palesemente pilotati, costruiti al solo scopo di generare convinzioni e bisogni più che contenuti e pareri.
In un vecchio post, provocatoriamente intitolato Web Mobbing, avevamo già parlato di “finti blog o blog di facciata all’ interno dei quali si pubblicano falsi commenti per tentare, con un ultimo ed inutile tentativo, di assuefare l’ utente-cliente con opinioni pilotate espresse a gran voce da fittizi opinion leader pagati dall’ azienda. Coca Cola Company e Mc Donalds insegnano “, o ancora di “blogs ideati all’ unico scopo di infangare, inficiare, screditare la credibilità e la professionalità dei propri concorrenti.”
Il marketing turistico sul web, con i suoi ricavi da capogiro provenienti proprio dalla promozione online, non può non tenere in considerazione l’evoluzione che interessa la comunicazione in Internet.
Ci si domanda, dunque, quale sia il rapporto tra i sistemi di comunicazione nati con il web 2.0 e il traffico generato dai motori di ricerca.
Il settore turistico deve prendere in considerazione l’ ipotesi di suddividere il suo budget d’ investimento tra social network, blog e posizionamento sui motori di ricerca?
A quanto pare, i format tradizionali del Web Marketing per il settore turistico sembrano giocare ancora un ruolo predominante: solo il 3 % del traffico verso siti o portali di promozione turistica proviene da social network come MySpace o Facebook, contro una percentuale di traffico proveniente dai motori di ricerca che ricopre oltre il 70%.
Il dato è stato registrato nel corso di un’ indagine promossa da Hitwise per monitorare l’ andamento della promozione turistica sul web nel 2007.
Hitwise invita a pensare ad una relazione simbiotica più che ad un conflitto. Social network, blog e altri canali di comunicazione in sintonia con i modelli imposti dal web 2.0 diventano un valido supporto alla promozione turistica che continua comunque ad investire in modo prioritario nel posizionamento sui principali motori di ricerca.
Alla luce di questi dati, non possiamo non essere favorevoli ad una integrazione di strumenti: se i social network o i blog possono rappresentare un valido supporto alla crescita del settore turistico sul web, allora è necessario integrare l’ uso di queste piattaforme con il posizionamento del sito sui motori di ricerca.
E’ evidente che, come in tutte le cose, ci sono sempre due strade possibili:
La strada più breve
Seminare valore aggiunto attraverso blog e social network, magari facendo finta di essere un turista incredibilmente soddisfatto dell’ accoglienza che gli è stata riservata, della qualità dei servizi a sua disposizione e del prezzo assolutamente vantaggioso.
Un esempio?
“Accogliente struttura in PERFETTISSIME condizioni immersa nel verde di xxx. SPLENDIDA l’accoglienza e la gentilezza della famiglia… solo la disponibilità e la cortesia dei proprietari vale l’intero prezzo!!! consiglio questa struttura a tutti coloro che intendo soggiornare ad Assisi, all’insegna della pace e del relax…”
La strada più lunga
Dar vita ad un network di blog a supporto del proprio sito ed aggiornarli puntualmente con contenuti originali in modo da suggerire all’ utente valide ragioni per trascorrere una vacanza in un determinato luogo. Se i contenuti sono effettivamente originali e di qualità, vedrete che col tempo i blog di supporto saranno in grado di portare un numero consistente di visite sul vostro sito. Insomma, costruite la vostra rete di blog per attirare gli utenti della rete oltre che gli spiders dei motori di ricerca: ad aumentare non sarà solo il traffico sul sito, ma anche la percentuale di conversione utente/cliente.
Settore CPG: i consumatori comprano in Internet
Le aziende produttrici di beni di largo consumo si affidano all’ Advertising online.
E non sbagliano.
Questo è quello che emerge dalla nuova indagine condotta da Lisa Phillips, eMarketer Senior Analyst, autrice del report
CPG Online: Health & Beauty Go Interactive
Anche se il report si riferisce in modo specifico ai prodotti di bellezza destinati alla cura del corpo, il dato può essere esteso anche agli altri settori che rientrano nella definizione CPG – Consumer Packaged Goods (beni di largo consumo):
Prodotti alimentari, bevande, prodotti per la casa, detersivi, tabacco, prodotti di bellezza, abbigliamento, prodotti farmaceutici, ecc.
Nell’ ultimo anno, la vendita di prodotti CPG online ha registrato una crescita considerevole pari al 39,5 %

Il secondo grafico mostra invece una previsione di quella che sarà la spesa affrontata dalle aziende produttrici di beni di largo consumo per la promozione dei propri prodotti in Internet.

La cosa che ci preme sottolineare è l’ attenzione mostrata da parte delle aziende del settore CPG nei confronti del consumatore finale.
Se fino al 2004 i canali promozionali tradizionali (televisione e giornali) si mostravano ancora adeguati a raggiungere profitti ottimali, nel 2005 il settore CPG ha dovuto affrontare una difficile fase di stagnazione. Lo dimostrano queste parole di Alberto Codrino, Direttore Generale ed Amministratore Delegato della PLM Systems S.r.l
(Le parole che riportiamo sono tratte da un articolo datato 05-12-2005 ):
Il settore CPG (prodotti alimentari, bevande, prodotti per la casa, detersivi, ecc.), il cui fatturato è valutato in circa 2.000 miliardi di dollari, dopo un lungo periodo di forte crescita e di alti margini è in una fase di stagnazione che motiva fortemente le direzioni aziendali a investire per recuperare i livelli di redditività abituali. I “business needs” che possono essere indirizzati da progetti PLM sono: forte spinta all’innovazione del portafoglio prodotti (maggiore varietà, miglior qualità, “cannibalizzazione” tra prodotti dello stesso marchio); alto rischio di insuccesso dei nuovi prodotti (secondo alcune ricerche i prodotti di successo sono meno del 4%!); competizione con prodotti “private label“; necessità di vendere su diversi mercati prodotti analoghi ma non identici per vincoli “locali” sui contenuti (ricette) e sul packaging (grafica, norme, ecc.); gestione della Supply Chain e del Global Sourcing; rispetto di normative sempre più diffuse e restrittive sulla “product liability“, che richiedono sistemi di controllo dei dati di prodotto e processo produttivo; necessità di gestire la progettazione/realizzazione degli impianti produttivi e la loro operatività (Asset Management).
Le aziende operanti nel settore CPG hanno evidentemente colto i vantaggi della promozione online: costi pubblicitari relativamente contenuti e maggiori opportunità di definire il proprio target di utenza. Una definizione che riguarda la localizzazione geografica dei propri clienti potenziali e dunque la possibilità di veicolare in modo più mirato il messaggio.
Internet, lo sappiamo, ha saputo affermare un nuovo modo di concepire la pubblicità: non più come imposizione indirizzata ad utenti che recepiscono in modo passivo, ma piuttosto come promozione contestuale proposta all’ utente solo quando egli ha già dichiarato il suo personale interesse per un determinato settore.
Ci ritroviamo nuovamente a parlare di Behavioural Targeting, strategia che consente alle aziende che operano nel settore dei prodotti di largo consumo di sapere con anticipo “in che modo” , “dove” e “a chi” rivolgere i propri messaggi promozionali, sulla base di dati registrati e analizzati al fine di realizzare un ritratto più fedele del proprio “cliente tipo” nel mercato dell’ online.
Ad oggi, le analisi che hanno tentato di ricostruire il comportamento dell’ utente interessato all’ acquisto di prodotti CPG, suggeriscono che:
“I consumatori cercano i prodotti CPG con elevata frequenza, ne discutono sui blogs e sui social networks. Non sono soltanto alla ricerca di offerte promozionali o sconti. Una volta individuato il prodotto, sono realmente interessati ad acquistarlo online“.
Landing Page su misura con il Behavioural Targeting
In Behavioural Targeting e Landing Page abbiamo visto che anche le landing page possono essere create facendo riferimento ai principi del Behavioural Targeting.
Vediamo adesso nel dettaglio cosa bisogna fare per realizzare delle landing page cucite addosso ai nostri potenziali clienti:
Dai priorità al contenuto
Concentra la tua attenzione sulla stesura dei contenuti , in modo da stabilire cosa è importante mostrare al tuo target di utenza sulla base delle sue azioni, preferenze e scelte.
Per capire cosa è meglio mostrare al proprio target di utenza (quali offerte, quali annunci, quali prodotti) può essere importante effettuare prima un A/B testing, strumento efficace e attestato per accrescere il proprio conversion rate.
Migliora la navigazione
Migliorare la navigazione e dunque la rintracciabilità delle informazioni all’ interno della vostra landing page è essenziale. È evidente che non tutti gli utenti si comportano allo stesso modo. Una mamma e uno sportivo, entrambi interessati al livello di purezza dell’ acqua minerale promossa dal nostro sito web, adotteranno due punti di vista differenti per cercare, infondo, la stessa informazione. È necessario, dunque. Creare landing page capaci di soddisfare sia le esigenze della mamma sia le esigenze dello sportivo. L’ obiettivo è il medesimo: vendere la nostra acqua minerale!
Scegli tecnologie appropriate
Non tutti gli utenti della rete sono in grado di stare al passo con l’ evoluzione della tecnologia che porta a criteri e modalità di trasmissione delle informazioni sempre più sofisticate. Dopo aver osservato il comportamento dei nostri utenti, saremo in grado di stabilire il grado di eterogeneità del nostro target e potremo così fornire una comunicazione promozionale differenziata e capace di interagire sia con gli utenti meno avvezzi ai sistemi tecnologicamente all’ avanguardia sia con gli utenti che, invece, nella tecnologia ci sguazzano. L’ uso dei video, ad esempio, potrebbe essere efficace per alcuni e controproducente per altri.
Migliora il tuo canale di conversione
I siti web che promuovono servizi o prodotti online sono sempre dotati di un form predefinito attraverso il quale vengono indirizzati i contatti. Spesso questi form che hanno la forma di questionari, risultano anonimi o freddi. Il consiglio è di renderli più personali, magari attraverso un numero più elevato di domande (utili per tracciare un Behavioural Target più completo della nostra utenza) e di nominarli utilizzando formule diverse dal solito “richiesta informazioni” o dal telegrafico “info”. Lo stesso discorso vale anche per le modalità di pagamento concesse all’ utente che ordina uno dei nostri prodotti via internet: siamo certi che tutti vogliano pagare con la carta di credito? Quale modalità di pagamento ispira maggiore fiducia?
Le parole d’ ordine di una landing page costruita secondo i dettami del Behavioural Targeting?
• Personalizzazione
• Differenziazione
• Flessibilità
L’ utente deve essere il centro, il cuore della vostra strategia promozionale.
Il vostro obiettivo fondamentale?
- Soddisfare in tutto e per tutto i bisogni dei vostri utenti.
Il premio in palio?
- Aumento significativo delle conversioni.
(Il riferimento esterno di questo articolo è sempre l’ articolo di Andreas Roell di e-Media Connection. Il link è stato inserito nel post precedente)
