I metamotori di ricerca
I metamotori di ricerca
Un metamotore di ricerca è costituito da un sistema che da la possibilità di effettuare, con un unico click, una ricerca che prende in considerazione più motori di ricerca, analizzando attraverso di questi un insieme di informazioni sul Web e restituendo come risultato una classifica.
I metamotori (metasearch engines) sono degli strumenti poco conosciuti, la gran parte dei navigatori non li utilizza e sono invece sfruttati per lo più da alcuni internauti più esigenti ed esperti.
La principale qualità dei metamotori consiste nel fatto che danno la possibilità di fare ricerche con un certo grado di approfondimento. Un metamotore in genere ha un’interfaccia con la classica barra dove inserire le indicazioni per la ricerca e, come un classico motore di ricerca, da come risultato una classifica - detta SERP, Search Engine Results Page, una lista di pagine web in funzione alla ricerca fatta.
La ricerca può anche essere filtrata da alcune impostazioni presenti sul meta-motore, filtri che l’utente può impostare.
Alcuni metamotori danno la possibilità anche che non venga registrato l’IP nella ricerca garantendo una maggiore privacy rispetto ai più diffusi motori di ricerca.
Un metamotore svolge la sua interrogazione, secondo le indicazioni stabilite dall’utente, su più motori di ricerca contemporaneamente, senza comunque avere spider propri e quindi propri database su cui immagazzinare i dati ma basandosi su quelli dei singoli motori di ricerca.
Il fatto che vengano presi in considerazione più motori di ricerca simultaneamente, in un’interrogazione, significa avere la possibilità di raggiungere e scandagliare una maggiore quantità di siti web, quindi avere un quadro probabilmente meglio esaustivo delle informazioni relative ad una ricerca sul Web (senza comunque che l’utente debba confrontare le SERPs fornite dai singoli motori di ricerca).
Nel formulare la classifica come effetto della ricerca la prima cosa che i metamotori provvedono a fare è quella di eliminare le ripetizioni, in modo che una pagina web non compaia più volte.
I metamotori rappresentano, per l’utente che li utilizza, degli strumenti che hanno una maggiore imparzialità nelle loro ricerche, in quanto mediano tra le diverse logiche dei singoli motori di ricerca, dando un’interpretazione propria dei ranking dei singoli motori presi in considerazione.
Per quanto riguarda la pubblicità sui meta-motori di ricerca, questi inseriscono link sponsorizzati utilizzando vari circuiti Pay-per-Click.
Per avere un sito ottimizzato per un metamotore di ricerca, quindi ottenere un buon posizionamento sui metasearch engines, valgono nella sostanza le medesime regole SEO che possono valere in generale per i singoli motori di ricerca.
La guida di Google per l’Ottimizzazione di siti web
Segnaliamo la pubblicazione ufficiale sul blog italiano di Google della “Guida introduttiva di Google all’ottimizzazione per motori di ricerca (SEO)”, ovvero la traduzione dall’inglese della medesima guida pubblicata da Google a novembre dell’anno scorso.
La guida è esplicitamente indirizzata ai Webmaster, ma anche chi ha un sito che vuole promuovere su Internet facendogli scalare gli indici dei motori di ricerca, come chiunque voglia – meglio – capire le dinamiche che regolano il più utilizzato motore di ricerca del mondo (quindi cosa bisogna fare o evitare per essere rintracciati online) può trarne giovamento.
La lettura sarà rinfrescante per molti, ma va detto che alcune di queste indicazioni potrebbero – a nostro avviso – essere già superate dagli stessi algoritmi di Google
Il vademecum è un documento di una dozzina di pagine in formato PDF e si può scaricare direttamente da qui: Search Engine Optimization Starter Guide in Italiano.
Geomarketing e Local Search Marketing
Il Geomarketing, o marketing territoriale, è un insieme di attività che mirano a delineare e programmare i piani di lavoro e le strategie per proporre beni e servizi ad un preciso territorio.
Lo sviluppo del World Wide Web si è portati dietro una forte consapevolezza dei fenomeni della cosiddetta globalizzazione, facendo perdere di vista l’importanza e la potenzialità – dal punto di vista anche dell’advertising che segue il piano di marketing territoriale - della dimensione locale.
Ora questa dimensione locale viene riscoperta e si va sviluppando in modo tale da essere il propulsore di crescita e rilancio economico, anche valorizzando parallelamente le caratteristiche sociali del contesto territoriale di riferimento.
L’obiettivo del geomarketing è quindi quello di rinvigorire gli eco-sistemi produttivi locali.
Al marketing territoriale si collega il Local Search Marketing, cioè la possibilità che un utente sul Web, in particolare con una ricerca sui motori di ricerca e sulle directory, possa rintracciare risultati e informazioni in base ad esigenze di localizzazione geografica
C’è da notare, infatti, che una buona parte delle parole chiave utilizzate sui motori di ricerca (le ricerche locali sono la quinta parte di tutte le ricerche effettuate sui motori di ricerca) si riferiscono a informazioni che riguardano un determinato territorio o località.
Questi si traduce – dal punto di vista dell’advertising online – nel porre risorse e strategie per valorizzare le campagne che propongono promozioni in circoscrizioni territoriali precise, anche in funzione della specificità del territorio di riferimento.
Così anche i motori di ricerca mettono a punto sempre nuovi strumenti, o strumenti più efficienti, per facilitare la geolocalizzazione.
Powerset by Wikipedia
L’enciclopedia più cliccata della rete, la fonte di ogni sapere, rapida, ricca di approfondimenti e collegamenti, dai contenuti completi, semplici ed esaustivi ha dato alla luce un anticipo di quello che sarà il motore di ricerca che potrebbe diventare presto un temibile avversario di google, il suo nome è Powerset.
A differenza degli ormai celebri e utilizzati motori di ricerca quali Yahoo e Google, la nuova motrice del sapere, Powerset, analizza la semantica delle parole attraverso il loro significato e non solo dando un elenco di possibili contenuti all’interno di infiniti siti ma anche dividendo i testi secondo tre precisi criteri: Discover Factz, Unlock Meaning e Scan Summaries.
Discover Factz elenca gli argomenti e le parole collegate al termine digitato per la ricerca, creando una profonda rete di collegamenti all’enciclopedia di Wikipedia, nel caso che questa sia una singola parola e sia che una frase con più parole, analizzando ogni singolo vocabolo.
Unlock Meaning ricerca i fatti più importanti relativi ai termini digitati per la ricerca, fornendo risposte approfondite a domande poste sulla ricerca selezionata.
Scan Summaries approfondisce l’argomento selezionato nella ricerca e il relativo sommario degli argomenti correlati al medesimo soggetto.
I risultati che fornisce il motore di ricerca di Powerset, attualmente non sono considerati ad alta precisione in quanto la query fa ferimento solo ai contenuti di Wikipedia.
Il rodaggio della novità sarà sicuramente un momento di profonda tensione per i creatori di Powerset giungendo all’esito definitivo per conoscere l’esistenza di un possibile sviluppo di ulteriori motori di ricerca basati sullo stesso procedimento di analisi dei contenuti.
Appena nato e sembra che il progetto Powerset sia già in vendita e nei corridoi della tecnologia circola la voce che gli investitori della new entry stiano analizzando tale ipotesi e tra i possibili compratori spicca il nome di Microsoft, ancora alla ricerca di un mastino per combattere il fenomeno di google.
Gates incontra Murdoch e Yahoo! chiede conforto a Google
Gates sembra aver finalmente trovato il suo alleato ideale nella guerra contro Google.
Il premio finale che i due rivali tentano di contendersi da svariati mesi è, lo sappiamo, Yahoo!, il secondo motore di ricerca più utilizzato al mondo.
44,6 miliardi di dollari non erano riusciti a scuotere Yahoo! che, in modo più che calcolato, aveva rifiutato l’offerta per far salire ulteriormente le sue quotazioni.
Sembra riuscirci oggi il temibile Murdoch, visto l’annuncio di una collaborazione tra Google e Yahoo! che durerà due settimane o, almeno, questo sarà il periodo di prova necessario a prendere decisioni future di più ampia portata.
In pratica, Yahoo! consentirà a Google di piazzare i suoi collegamenti sponsorizzati sul 3% dei risultati complessivi restituiti dal motore di ricerca.
In un comunicato stampa pubblicato il 9 Aprile, Yahoo! giustifica così la sua decisione:
“As previously announced, Yahoo!’s board of directors is exploring strategic alternatives to maximize stockholder value, including exploration of potential commercial business arrangements. The Company noted that the testing does not necessarily mean that Yahoo! will join the AdSense for Search program or that any further commercial relationship with Google will result. The Company further stated that it would not comment on the nature or timing of any potential relationship.”
Come potete ben notare, Yahoo! nega di aver concluso un accordo con Google. La collaborazione è da considerarsi come un test. Solo al termine delle due settimane di prova sapremo – forse – cosa ci riserverà il futuro.
Intanto, però, aleggia nell’aria la possibilità di una alleanza tra Murdoch e Gates, finalizzata a rilanciare a Yahoo! un’offerta “ancora più convincente” di quella lanciata in prima istanza da Microsoft.
Affare Microsoft-Yahoo: la reazione di Google
Una reazione che tutti aspettavano con ansia, quella di Google sull’ affare Microsoft-Yahoo.
A prendere la parola in un post pubblicato sul Blog Ufficiale di Google è David Drummond, Senior Vice President, Corporate Development and Chief Legal Officer:
“The openness of the Internet is what made Google — and Yahoo! — possible. A good idea that users find useful spreads quickly. Businesses can be created around the idea. Users benefit from constant innovation. It’s what makes the Internet such an exciting place.”
Questo è l’ incipit del post. Parole significative che provano due cose in particolare:
- Google mette l’ utente sempre al centro delle sue preoccupazioni. (A differenza di quanto ha fatto Ballmer, appellandosi al mondo dell’ advertising online ” sempre più dominato da un solo giocatore”)
- Google punta principalmente all’ innovazione ed al miglioramento del suo sistema di ricerca informazioni. (Anche in questo caso, l’ atteggiamento di Microsoft è differente: i “bisogni del consumatore” vengono solo citati da Ballmer che, al momento, preferisce concentrarsi sui “bisogni degli online advertisers”).
Certo, Google & Co non sono i templari della rete. Tuttavia, leggendo per intero il post di Drummond, non si può fare a meno di notare che i due colossi del web parlano lingue diverse. Forse quella di Google è – come dire? – più “user friendly“; mentre quella di Microsoft si potrebbe definire più “business oriented“.
Giudicate voi:
“We take Internet openness, choice and innovation seriously. They are the core of our culture. We believe that the interests of Internet users come first — and should come first — as the merits of this proposed acquisition are examined and alternatives explored.”
(David Drummond)
“La combinazione delle due compagnie offrirà una scelta competitiva, svilupperà benefici di scala e calmiererà i costi per gli inserzionisti”
(Steve Ballmer)
P.S. Nel frattempo, Yahoo! gioca a fare la preziosa, valuta altre offerte e trae vantaggio dalla mano tesa di Google. Tanto che Ballmer replica “sfida a Google con o senza Yahoo“.
Microsoft e Yahoo!. Atto terzo: proposta indecente
Succedeva a maggio 2007: il NYP annunciava un matrimonio in vista per Microsoft e Yahoo; pochi giorni più tardi arrivava già la smentita.
A meno di un anno di distanza, si ritorna a parlare di una fusione tra le due società.
Una fusione indotta dalla lotta comune all’egemonia di Google sulla gestione delle informazioni e dell’ advertising online.
La notizia, se pure priva di quel clamore tipico degli scoop giornalistici, non manca di suscitare scalpore.
Microsoft sembra fare davvero sul serio questa volta e lancia a Yahoo! un’ offerta che sfiora i 45 miliardi di dollari.
La gestione della trattativa è nelle mani di Steve Ballmer, chief executive di Microsoft. Ballmer decide di estrarre dalla manica un vecchio asso: si appella al buon senso di Yahoo! e invita il secondo motore di ricerca del mondo a prendere posizione contro il monopolio di Google, in nome di un mercato pubblicitario più libero.
Yahoo! avrebbe le potenzialità per contrastare Google: “500 milioni di visitatori unici al mese e leadership indiscussa nelle news online, specie nell’ informazione finanziaria“, sostiene Federico Rampini su Affari & Finanza, l’ inserto di oggi di La Repubblica.
“La debolezza di Yahoo!” – continua il giornalista – “è un grosso problema per tutti i protagonisti del settore Internet. La ragione è semplice: la quota di pubblicità di Yahoo! non cresce quanto potrebbe. Vuol dire che non contrasta in modo efficace il leader di mercato Google. E i mercati hanno paura dei monopoli di fatto”.
Una affermazione che trova conferma nelle prime reazioni suscitate dalla notizia dell’ acquisizione di Yahoo! da parte di Microsoft.
Arturo Zampaglione, sempre dalle pagine de La Repubblica, riporta le parole di Mark Read, direttore strategico del gruppo Wpp, rivenditore di servizi pubblicitari tra i più importanti al mondo:
“E’ una cosa ottima per gli investimenti e per la concorrenza che non ci sia una sola superpotenza”.
I pubblicitari sono stanchi di avere a che fare con un unico interlocutore e sono assolutamente favorevoli ad un mercato più concorrenziale.
Lo conferma anche l’ accordo tra Microsoft e il WSJ per la gestione della pubblicità contestuale all’ interno del digital network della Dow Jones & Company , di proprietà della News Corporation di Rupert Murdoch.
Intanto, Google si concentra sull’ Internet mobile e sull’ acquisizione di nuove frequenze mobili negli USA.
Il core business di Google rimane invariato: al centro della propria strategia, il colosso di Mountain View pone sempre il miglioramento del suo sistema di ricerca delle informazioni. Garantire agli utenti una qualità sempre maggiore dei contenuti diviene la strategia per il lungo termine; favorire l’ accesso alla rete attraverso la telefonia mobile è l’ obiettivo che Big G intende raggiungere nel più breve tempo possibile.
Non può mancare un riferimento alla scottante questione della Privacy. Significativa a questo proposito la risposta di Erich Schmidt a Marco Panara, autore dell’ intervista pubblicata sul già citato inserto de La Repubblica:
“C’è quello che possiamo fare e quello che vogliamo fare. E’ un fatto che per un certo periodo di tempo conserviamo il record delle ricerche che ciascuno fa utilizzando Google. Sono dati che esistono ma che noi non abbiamo mai incrociato in alcun modo per due semplici ragioni: la prima è che se lo facessimo la gente non si fiderebbe più di noi e andrebbe a fare le sue ricerche da un’ altra parte, la seconda è che si porrebbero problemi regolatori. E comunque noi semplicemente non vogliamo, ripeto “non vogliamo” farlo né utilizzare quei dati a fini commerciali”.
Il segreto svelato di Big G risiede in un motto che ha saputo conquistare gli utenti della rete al punto da diventare familiare, irrinunciabile. Un motto che nasconde dietro un’ apparente semplicità, una strategia di crescita complessa, impegnativa e incredibilmente ambiziosa. La cultura del “Don’t be evil” impone ai suoi iniziatori di mettere l’ utente al centro delle proprie decisioni, anche quando questo significa rinunciare a guadagni certi. Una sorta di populismo non demagogico in versione virtuale. Una strategia che evidenzia la sorprendente lungimiranza di Brin, Page e Shmidt.
Certamente, l’ acquisizione di Yahoo! da parte di Microsoft accorgerebbe un po’ le distanze e renderebbe il mercato dell’ advertising online più competitivo e sano. Rimane tuttavia un fatto importante: il vantaggio di Google è davvero ampio e la direzione imboccata nel 2008 lo dimostra per l’ ennesima volta.
Google host crowding
La notizia:
I sottodomini, considerati fino ad oggi come domini indipendenti, saranno tenuti in conto da Google come “sottocartelle” del dominio principale. Il nuovo algoritmo di Google si chiama “host crowding“:
Google plans to treat most subdomains essentially like any other url on the main domain, and they will limit that domain, INCLUDING all its subdomains, to two positions total on any given search.
Ogni dominio (sottodomini compresi) potrà ottenere un massimo di due posizionamenti all’ interno di ogni serp restituita dal Searcher all’ utente che effettua una ricerca.
I sottodomini (subdomains) hanno goduto fino ad oggi di una certa autonomia agli occhi dei motori di ricerca. Considerati alla stregua di domini indipendenti, i sottodomini consentivano di conquistare un numero elevato di posizionamenti nelle serps di Google e degli altri motori di ricerca. Uno dei casi più noti è quello di kijiji: vivi a Pisa e ti piacerebbe prendere lezioni di piano? Come potete notare, Kijiji e i suoi subdomains occupano ben cinque posizioni solo nella prima pagina di risultati.
Una prima distinzione:
- Sottodomini
Indirizzi web che aprono sezioni di secondo livello facenti riferimento ad un dominio principale.
Esempio: subdomain.domain.com è un sottodominio di domain.com. Il sottodominio gode comunque di una certa autonomia e può servire a sviluppare sezioni particolari di un sito, magari soggette ad una gestione a sé stante. Pensate, ad esempio, ai sottodomini di Google per le news news. google .it/ o per le maps maps. google .it/
- Sottodirectory
Identificano directory di secondo livello rispetto alla directory principale. Sono parte integrante di un dominio e contribuiscono alla creazione della struttura gerarchica “ad albero” che consente di ordinare “per importanza” le sezioni che compongono il sito. Vengono anche definite “sottocartelle”.
Esempio: domain.com/subdirectory1/ e una sottodirectory di domain.com.
La decisione di Google è finalizzata a combattere lo spam che troppo spesso invade le serps delle sue pagine di risultati. Si vuole garantire all’ utente un servizio migliore, sottoponendo alla sua attenzione una più ampia varietà di domini che presentano informazioni correlate alla sua ricerca. I domini più pertinenti saranno premiati dai “sitelinks” (“Altri risultati in”)
Qualche preoccupazione in ambiente SEO dove l’ uso dei sottodomini è una pratica piuttosto diffusa. Matt Cutts ci tiene, tuttavia, a precisare:
For several years Google has used something called “host crowding,” which means that Google will show up to two results from each hostname/subdomain of a domain name. That approach works very well to show 1-2 results from a subdomain, but we did hear complaints that for some types of searches (e.g. esoteric or long-tail searches), Google could return a search page with lots of results all from one domain. In the last few weeks we changed our algorithms to make that less likely to happen.
This change doesn’t apply across the board; if a particular domain is really relevant, we may still return several results from that domain.
La Cina è lontana

In Cina succede qualcosa di strano:
gli utenti cinesi che tentano di connettersi a Google, Msn o Yahoo!, approdano con un redirect sulla home di Baidu, il motore di ricerca cinese.
In molti sostengono che il comportamento della Cina nei confronti dei principali motori di ricerca americani sia una diretta conseguenza di quanto è avvenuto sul piano diplomatico tra le due potenze.
Il Congresso degli Stati Uniti ha assegnato una medaglia d’oro in segno di massima onorificenza civile alla figura del Dalai Lama per “il suo duraturo ed eccezionale contributo alla pace, alla non violenza, ai diritti umani e alla comprensione religiosa“.
Il Sole 24 Ore ha riportato una testimonianza della dichiarata chiusura cinese nei confronti dell’ America:
Non usa mezzi termini il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Liu Jianchao, per cercare di evitare un riconoscimento “scomodo” al capo spirituale del popolo tibetano, che dovrebbe incontrare anche il presidente George W. Bush.
«Abbiamo già protestato diverse volte presso gli americani e chiediamo loro nuovamente di correggere l’errore e di annullare le cerimonie previste», ha dichiarato alla stampa il portavoce di Pechino, affermando che gli appuntamenti istituzionali previsti «violano gravemente i principi di base delle relazioni internazionali, urtano i sentimenti dei cinesi e costituiscono un’indecente ingerenza negli affari interni cinesi»
A quanto pare, il Governo Cinese ha interpretato il gesto del Congresso Americano come una sleale presa di posizione: riconoscendo il valore alla figura del Dalai Lama si misconosce l’ autorità della Cina e si parteggia per l’ indipendenza del Tibet.
Impedire ai propri utenti di utilizzare strumenti di ricerca americani è un primo evidente segno di chiusura da parte della Cina.
Sul piano diplomatico le cose sembrano seguire lo stesso percorso. Repubblica parla di “prima rappresaglia cinese”:
E una prima rappresaglia cinese è già scattata con il rinvio, chiesto da Pechino, della riunione dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu più la Germania in programma oggi a Berlino per discutere di nuove sanzioni all’Iran.
La scorsa settimana Pechino ha cancellato una serie di incontri già in calendario con delegazioni tedesche in una rappresaglia contro il cancelliere Angela Merkel, colpevole di aver ricevuto il leader tibetano e premio Nobel per la pace. Nelle ultime settimane la stampa cinese ha pubblicato una lunga serie di violenti articoli contro il Dalai Lama, accusandolo tra l’altro di essere un assassino ed un sostenitore di sette di fanatici religiosi come quella giapponese dell’Aum Shirikyo, responsabile di attentati che hanno causato la morte di decine di persone. Non è chiaro se gli articoli facciano parte di un tentativo di bloccare la cerimonia in onore del leader tibetano a Washington o abbiano altre motivazioni.
Possiamo solo augurarci che la situazione non si aggravi ulteriormente e che si riesca a trovare una soluzione diplomatica capace di ristabilire quegli equilibri internazionali che adesso mostrano con grande evidenza tutta la loro fragilità.
Il futuro dei motori di ricerca
Quali sorprese ha in serbo il futuro dei motori di ricerca?
Ecco alcune ipotesi.
1. Query intent detection
I motori di ricerca mirano alla comprensione delle effettive intenzioni che sono alla base delle domande poste dagli utenti. Al momento, essi non sono ancora in grado di risolvere le ambiguità e mirano piuttosto alla restituzione immediata di risultati di ricerca pertinenti rispetto ad una determinata query. Il futuro dei motori di ricerca sembra però muoversi verso la ricerca semantica, dunque verso una maggiore personalizzazione del servizio offerto all’ utente.
2. Search Term Pattern Analysis
Una schematizzazione dei termini di ricerca utilizzati dall’ utente, unita ad una analisi dello storico riguardante le ricerche compiute in un determinato lasso di tempo: queste sembrano essere le due principali linee guida verso la personalizzazione dei risultati di cui parlavamo al punto 1. L’ advertising potrà godere di informazioni essenziali per indirizzare le proprie campagne pubblicitarie verso target di utenza ben definiti.
3. Vertical Growth
La ricerca verticale sembra essere il sistema più gradito dagli utenti. L’ interfaccia 3D proposta da Ask appare attualmente la più innovativa: l’ utente che interroga Ask con una query riceve una risposta completa e “tridimensionale”. I “best results” in testa alle serps; un’ icona a forma di cannocchiale consente di visualizzare la pagina di un sito prima di aprirla effettivamente; sulla sinistra troviamo utili suggerimenti per una ricerca più specifica, mentre sulla destra è possibile visualizzare alcune immagini, leggere un’ anteprima della definizione offerta da Wikipedia, etc.
4. Social Data Inclusion
I dati provenienti da siti come Facebook, Del.icio.us, Digg, Reddit, Newsvine, Techmeme volgono alla conquista di un ruolo fondamentale sia per quello che riguarda il processo di personalizzazione dei risultati di ricerca sia per quanto riguarda il ranking ovvero l’ ordinamento dei risultati restituiti all’ utente. Tre sarebbero le ragioni fondamentali del successo di questi siti: “temporal data & human preferences & sharing information”.
5. Search & Discovery Suggestion
Suggerire all’ utente query correlate a quella ricercata, facendo riferimento allo storico delle sue ricerche, è un obiettivo irrinunciabile per i principali Motori di Ricerca. lo abbiamo già visto su Ask (suggerimenti riportati a sinistra), ma il servizio mira ad una personalizzazione sempre maggiore.
6. Link Patterns over Link Numbers
Stabilire il PageRank sulla base di links contestuali, che favoriscono una navigazione intertestuale, risultando effettivamente utili all’ utente. Google cerca di avvicinarsi a tale obiettivo con i suoi continui aggiornamenti di algoritmo. Attualmente, però, il criterio numerico sembra conservare ancora un ruolo prioritario. Non rimane che sperare che il futuro dei motori di ricerca favorisca maggiormente la qualità dei links che determinano la “reputazione” di un sito in internet.
7. Major Vertical Fracturing
Perché mai un utente dovrebbe ricercare un immobile in vendita su Yahoo!, su Google o su altri motori di ricerca quando c’è Zillow che offre un servizio specializzato sulla vendita di immobili? Il futuro dei motori di ricerca prevede anche questo: una maggiore specializzazione. L’ utente si abituerà in tal modo ad effettuare le proprie ricerche servendosi di Searchers specifici per ogni settore.
8. Answers Over Results
La ricerca verticale dovrebbe includere la possibilità di ricevere “human answers” alle proprie query in alternativa alla consueta lista di pagine web più o meno rilevanti. Naver, motore di ricerca koreano, ha già mostrato che questa alternativa può risultare molto gradita all’ utente.
9. Semantic AI
Si tratta senza dubbio del traguardo finale, il più atteso ed il più auspicabile. Nel futuro possiamo intravedere motori di ricerca intelligenti che sono in grado di “comprendere” (oltre che di “leggere”) le nostre query. Non rimane che sperare che il futuro tanto atteso si trasformi in presente nel minor tempo possibile!
Il post fa riferimento a “Where are Search Engines Most Likely To Innovate?“, pubblicato su SEOmoz il 5 Settembre 2007. Autore: Randfish.
(Abbiamo mantenuto i titoli dei paragrafi, senza tuttavia tradurre il testo in modo letterale. Si tratta piuttosto di un post di commento al testo di riferimento)
“La debolezza di Yahoo!” – continua il giornalista – “è un grosso problema per tutti i protagonisti del settore Internet. La ragione è semplice: la quota di pubblicità di Yahoo! non cresce quanto potrebbe. Vuol dire che non contrasta in modo efficace il leader di mercato Google. E i mercati hanno paura dei monopoli di fatto”.