Google host crowding
Google host crowding
La notizia:
I sottodomini, considerati fino ad oggi come domini indipendenti, saranno tenuti in conto da Google come “sottocartelle” del dominio principale. Il nuovo algoritmo di Google si chiama “host crowding“:
Google plans to treat most subdomains essentially like any other url on the main domain, and they will limit that domain, INCLUDING all its subdomains, to two positions total on any given search.
Ogni dominio (sottodomini compresi) potrà ottenere un massimo di due posizionamenti all’ interno di ogni serp restituita dal Searcher all’ utente che effettua una ricerca.
I sottodomini (subdomains) hanno goduto fino ad oggi di una certa autonomia agli occhi dei motori di ricerca. Considerati alla stregua di domini indipendenti, i sottodomini consentivano di conquistare un numero elevato di posizionamenti nelle serps di Google e degli altri motori di ricerca. Uno dei casi più noti è quello di kijiji: vivi a Pisa e ti piacerebbe prendere lezioni di piano? Come potete notare, Kijiji e i suoi subdomains occupano ben cinque posizioni solo nella prima pagina di risultati.
Una prima distinzione:
- Sottodomini
Indirizzi web che aprono sezioni di secondo livello facenti riferimento ad un dominio principale.
Esempio: subdomain.domain.com è un sottodominio di domain.com. Il sottodominio gode comunque di una certa autonomia e può servire a sviluppare sezioni particolari di un sito, magari soggette ad una gestione a sé stante. Pensate, ad esempio, ai sottodomini di Google per le news news. google .it/ o per le maps maps. google .it/
- Sottodirectory
Identificano directory di secondo livello rispetto alla directory principale. Sono parte integrante di un dominio e contribuiscono alla creazione della struttura gerarchica “ad albero” che consente di ordinare “per importanza” le sezioni che compongono il sito. Vengono anche definite “sottocartelle”.
Esempio: domain.com/subdirectory1/ e una sottodirectory di domain.com.
La decisione di Google è finalizzata a combattere lo spam che troppo spesso invade le serps delle sue pagine di risultati. Si vuole garantire all’ utente un servizio migliore, sottoponendo alla sua attenzione una più ampia varietà di domini che presentano informazioni correlate alla sua ricerca. I domini più pertinenti saranno premiati dai “sitelinks” (“Altri risultati in”)
Qualche preoccupazione in ambiente SEO dove l’ uso dei sottodomini è una pratica piuttosto diffusa. Matt Cutts ci tiene, tuttavia, a precisare:
For several years Google has used something called “host crowding,” which means that Google will show up to two results from each hostname/subdomain of a domain name. That approach works very well to show 1-2 results from a subdomain, but we did hear complaints that for some types of searches (e.g. esoteric or long-tail searches), Google could return a search page with lots of results all from one domain. In the last few weeks we changed our algorithms to make that less likely to happen.
This change doesn’t apply across the board; if a particular domain is really relevant, we may still return several results from that domain.
Allora non capisco come mai un sito possa prendere piú di una posizione in prima pagina dei motori di ricerca con diverse parole chiavi. Per esempio l’agenzia che ha realizzato il portale webmobili24 riesce a mantenere queste posizioni http://www.svega.ch