Google: luci e ombre
Google: luci e ombre
Proprio negli stessi giorni in cui Microsoft comincia la sua battaglia e chiede l’ applicazione delle leggi antitrust per vigilare sul comportamento di Google, la Feltrinelli edita un libro intitolato: Luci e ombre di Google.
“Google è di fatto un monopolio“: questo è ciò che intendono dimostrare gli autori di questo dossier frutto di un’attenta analisi dell’ operato del Motore di Ricerca più utilizzato e amato del mondo.
Sul sito Ippolita, curato dagli hacker-autori del dossier su Google, è possibile scaricare l’ opera completa effettuando una donazione oppure si può accedere al sito della Feltrinelli per ordinare il testo direttamente all’ editore.
Nella presentazione, gli autori affermano:
“Criticare Google attraverso una disamina della sua storia, la decostruzione degli oggetti matematici che lo compongono, il disvelamento della cultura che incarna significa muovere un attacco alla tecnocrazia e alla sua pervasività sociale“.
La critica è pungente, dunque, e sembra mirare dritto al cuore del Searcher. È assolutamente legittimo affermare come fa Riccardo Bagnato su Repubblica.it che
“I tempi cambiano. E forse, fra qualche anno, ci si accorgerà della parabola discendente che Google, proprio lui, l’innovativo e sempre più indispensabile Google, sta percorrendo.”
Accusare Google di tecnocrazia e pervasività sociale, solo qualche anno fa, sarebbe stato come sparare sulla croce rossa.
Non dimentichiamo che la mission dei fondatori di Google era quella di offrire agli utenti della rete un sistema migliore di reperimento delle informazioni. Non dimentichiamo che la coppia Page-Brin ha reso possibile la nascita di una pubblicità contestualeche, almeno da un punto di vista teorico, doveva assumere una parvenza non invasiva agli occhi dell’ utente.
Ma cosa è cambiato, allora? Perché mai quelli che un tempo si autodefinivano accaniti sostenitori di Google, oggi sembrano intenzionati a demarcare le anomalie di uno strapotere che, prima di ogni cosa, sembra danneggiare soprattutto gli utenti?
“Davvero Google trova quello che noi cerchiamo?”
Ecco una delle domande presenti nel testo.
“Google offre la possibilità di trovare fra le prime pagine dei risultati quello che l’utente medio cerca, ma non quello che io sto cercando. Il risultato è tecnologicamente impressionante, ma porta con sé l’idea che quello che cerco sia esattamente quello che Google mi offre. Non è così. Ormai non è più Google che si adegua alle mie esigenze, ma io che mi adeguo a quelle dell’utente medio“.
Ed ecco la risposta. Una risposta che lascia l’ amaro in bocca, che sembra intenzionata a risvegliarci da un sogno durato troppo poco.
Tornano inesorabilmente in testa le parole di Bradbury in Fahrenheit 451:
“Pace Montag. Offri al popolo gare che si possano vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell’ Unione o la quantità di grano che lo Iowa ha prodotto l’ anno passato. Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di ‘fatti’ al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d’ essere ‘veramente bene informati’. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione di movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi.”
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