La parte umana di Google
La parte umana di Google
Pungente post pubblicato da Matt Cutts in risposta ad un articolo pubblicato ieri sul New York Times. L’ articolo del NYT, “The Human Touch that may loosen Google’s grip” mette a confronto il re dei motori di ricerca con i nuovi esperimenti in materia di search engine portati avanti dai cosiddetti “Human Search Engine“.
Il NYT analizza il caso di Mahalo, il nuovo motore di ricerca finanziato dalla Sequoia Capital di Jason Calacanis. La Sequoia Capital ha una certa affinità con il mondo dei motori di ricerca: in passato, infatti, ha finanziato i due principali motori di ricerca del mondo, Google e Yahoo!.
Presentando Mahalo, Randall Stross del NYT delinea l’ immagine di un motore di ricerca costruito intorno all’ utente, in grado di raggiungere un livello di pertinenza superiore rispetto a quello garantito dai Search Engine che utilizzano algoritmi matematici per riordinare i propri risultati di ricerca.
Mahalo suddivide in categorie le pagine web che rispondono ad una determinata query (Top results, news, videos, gossip, professional profile, relaited search): tale suddivisione consente a Mahalo di fare a meno dell’ anchor text utilizzato da Google, Msn, Yahoo! per descrivere brevemente i siti restituiti all’ utente nella pagina di risultati.
Matt Cutts, direttamente chiamato in causa, risponde dal suo blog: “The role of humans in Google search“.
Google, questo si evince dalle parole del software engineer, mostra un’ attenzione costante verso il cosiddetto “power of people“. Sul potere degli utenti si basa l’ invenzione stessa del Page Rank.
Randall Stross sostiene che nel sistema di ricerca adottato da Google è la macchina ad avere l’ ultima parola. I risultati offerti da Google non sono soggetti ad alcun aggiustamento manuale.
Questo è certamente vero, ma non possiamo non essere d’ accordo con Matt Cutts quando afferma che gli uomini di Google lavorano nottetempo per migliorare i criteri di ricerca attualmente utilizzati, in vista della prossima “generation search”.
L’ obiettivo di Google è quello di stabilire un’ interazione perfettamente armonica tra la macchina e l’ uomo che lavora in back stage per favorirne il funzionamento: lo dimostrano gli ultimi obiettivi sanciti in materia di ricerca universale.
Lo dimostrano gli strumenti messi a disposizione degli utenti: rimozione dei contenuti dagli indici, report spam, voting buttons sulla toolbar.
Lo dimostra il concetto stesso di page rank: è l’ algoritmo ad assegnare un voto alla pagina web, questo è vero, ma il voto assegnato dipende dal numero di segnalazioni che la pagina riceve da parte degli altri utenti.
Mahalo è, senza dubbio, un esperimento apprezzabile. Nonostante questo, siamo ancora molto distanti dalla potenza di Google: gli utenti continuano a preferire Google su tutti.
Se questo non è “human power“, allora cos’è?
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