Nessuna grazia al domain tasting
Nessuna grazia al domain tasting
La tecnica del domain tasting ha fatto guadagnare a scaltri e avveduti registrars svariati milioni di dollari. Google dice basta: nessun guadagno dall’ affiliazione al circuito Adsense per i domini che hanno meno di cinque giorni di vita.
Per comprendere le ragioni della decisione presa da Big G è necessario spiegare in cosa consiste la pratica del domain tasting e, soprattutto, cosa si intende per Add Grace Period.
Domain Tasting
La ICANN, Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, stabilisce che durante i primi cinque giorni che seguono la registrazione di un nome a dominio, l’ acquirente può usufruire di un periodo di prova, definito “grace period“, utile a testarne la commerciabilità in termini di traffico generato.
Il modo più efficace per valutare la “marketability“di un nuovo nome a dominio è certamente quello di eseguire, in un lasso di tempo determinato, una cost-benefit analysis, piazzando sul sito degli annunci pubblicitari del tipo “Adsense di Google“.
La cosa più importante da sottolineare è che le operazioni di domain tasting non hanno nessun costo: se, al termine dei cinque giorni di prova, si decide di cancellare la registrazione del dominio, la spesa affrontata inizialmente viene completamente rimborsata.
Proviamo ad immaginare a questo punto chi potrebbe trarre maggiore beneficio dalla pratica di domain tasting.
Non occorre certo una mente superiore per rispondere a questa domanda. I principali speculatori sono proprio i grandi registrars. E’ stata proprio la loro avidità a far scattare l’ allarme, inducendo Google a prendere una decisione tanto drastica.
Quando parliamo di “avidità” non lo facciamo per enfatizzare i toni dell’ articolo. Semplicemente, è questo il termine più appropriato per definire il comportamento di chi registra milioni di nomi a dominio all’ unico scopo di sfruttare i cinque giorni di domain tasting, guadagnando milioni di euro con gli Adsense.
Trascorsi i cinque giorni, si passa alla cancellazione della registrazione per poi riattivarla successivamente. E via al circolo vizioso.
Noi condividiamo la scelta di Google, anche perché questi meccanismi hanno un altro risvolto negativo: registrando milioni di nomi a dominio, i registrars costringono acquirenti realmente intenzionati all’ acquisto di un dominio adatto alle proprie esigenze di business a partecipare a delle aste. In questo modo, il mercato dei nomi a dominio risulta pilotato e caratterizzato da prezzi notevolmente gonfiati rispetto al valore reale.
Per un approfondimento, rimandiamo alla fonte della notizia:
Google to kill domain tasting – Domain Tools Blog
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