Settore CPG: i consumatori comprano in Internet
Settore CPG: i consumatori comprano in Internet
Le aziende produttrici di beni di largo consumo si affidano all’ Advertising online.
E non sbagliano.
Questo è quello che emerge dalla nuova indagine condotta da Lisa Phillips, eMarketer Senior Analyst, autrice del report
CPG Online: Health & Beauty Go Interactive
Anche se il report si riferisce in modo specifico ai prodotti di bellezza destinati alla cura del corpo, il dato può essere esteso anche agli altri settori che rientrano nella definizione CPG – Consumer Packaged Goods (beni di largo consumo):
Prodotti alimentari, bevande, prodotti per la casa, detersivi, tabacco, prodotti di bellezza, abbigliamento, prodotti farmaceutici, ecc.
Nell’ ultimo anno, la vendita di prodotti CPG online ha registrato una crescita considerevole pari al 39,5 %

Il secondo grafico mostra invece una previsione di quella che sarà la spesa affrontata dalle aziende produttrici di beni di largo consumo per la promozione dei propri prodotti in Internet.

La cosa che ci preme sottolineare è l’ attenzione mostrata da parte delle aziende del settore CPG nei confronti del consumatore finale.
Se fino al 2004 i canali promozionali tradizionali (televisione e giornali) si mostravano ancora adeguati a raggiungere profitti ottimali, nel 2005 il settore CPG ha dovuto affrontare una difficile fase di stagnazione. Lo dimostrano queste parole di Alberto Codrino, Direttore Generale ed Amministratore Delegato della PLM Systems S.r.l
(Le parole che riportiamo sono tratte da un articolo datato 05-12-2005 ):
Il settore CPG (prodotti alimentari, bevande, prodotti per la casa, detersivi, ecc.), il cui fatturato è valutato in circa 2.000 miliardi di dollari, dopo un lungo periodo di forte crescita e di alti margini è in una fase di stagnazione che motiva fortemente le direzioni aziendali a investire per recuperare i livelli di redditività abituali. I “business needs” che possono essere indirizzati da progetti PLM sono: forte spinta all’innovazione del portafoglio prodotti (maggiore varietà, miglior qualità, “cannibalizzazione” tra prodotti dello stesso marchio); alto rischio di insuccesso dei nuovi prodotti (secondo alcune ricerche i prodotti di successo sono meno del 4%!); competizione con prodotti “private label“; necessità di vendere su diversi mercati prodotti analoghi ma non identici per vincoli “locali” sui contenuti (ricette) e sul packaging (grafica, norme, ecc.); gestione della Supply Chain e del Global Sourcing; rispetto di normative sempre più diffuse e restrittive sulla “product liability“, che richiedono sistemi di controllo dei dati di prodotto e processo produttivo; necessità di gestire la progettazione/realizzazione degli impianti produttivi e la loro operatività (Asset Management).
Le aziende operanti nel settore CPG hanno evidentemente colto i vantaggi della promozione online: costi pubblicitari relativamente contenuti e maggiori opportunità di definire il proprio target di utenza. Una definizione che riguarda la localizzazione geografica dei propri clienti potenziali e dunque la possibilità di veicolare in modo più mirato il messaggio.
Internet, lo sappiamo, ha saputo affermare un nuovo modo di concepire la pubblicità: non più come imposizione indirizzata ad utenti che recepiscono in modo passivo, ma piuttosto come promozione contestuale proposta all’ utente solo quando egli ha già dichiarato il suo personale interesse per un determinato settore.
Ci ritroviamo nuovamente a parlare di Behavioural Targeting, strategia che consente alle aziende che operano nel settore dei prodotti di largo consumo di sapere con anticipo “in che modo” , “dove” e “a chi” rivolgere i propri messaggi promozionali, sulla base di dati registrati e analizzati al fine di realizzare un ritratto più fedele del proprio “cliente tipo” nel mercato dell’ online.
Ad oggi, le analisi che hanno tentato di ricostruire il comportamento dell’ utente interessato all’ acquisto di prodotti CPG, suggeriscono che:
“I consumatori cercano i prodotti CPG con elevata frequenza, ne discutono sui blogs e sui social networks. Non sono soltanto alla ricerca di offerte promozionali o sconti. Una volta individuato il prodotto, sono realmente interessati ad acquistarlo online“.
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