Le ammonizioni di Google
Le ammonizioni di Google
Navigando per il web abbiamo scovato il post di un giovane SEO americano, John Whyte.
Argomento del post: I filtri di Google .
Di Google Sandbox e di Google Bombing abbiamo già parlato anche noi in altre occasioni.
In particolare consigliamo la lettura del nostro articolo “Come uscire dalla Sandbox di Google“. In questo articolo abbiamo tentato di spiegare come anche altri due filtri descritti da Whyte possano essere collegati agli effetti della Sandbox: il filtro che penalizza la presenza di troppi links che in contemporanea puntano al vostro sito e il filtro che penalizza la presenza di un numero eccessivo di pagine sin dalla prima apparizione del sito.
Come Whyte abbiamo sottolineato l’ atteggiamento ostile di Google nei confronti di tutto ciò che risulta innaturale ed eccessivo. A questa ostilità si riconduce anche il filtro per la sovra-ottimizzazione.
A proposito del Google’s trust Rank filter , che potrebbe essere esplicato mettendo in relazione l’ atteggiamento di Google riguardo l’ anzianità del sito, può risultare interessante approfondire l’ argomento attraverso la lettura di
“Consigli preziosi per il lancio di un nuovo dominio“.
Parlando del CO-citation Linking Filter , Whyte spiega in maniera molto approfondita quali effetti possono scaturire quando il Motore di Ricerca ritiene che il sito A sia correlato al sito B perché entrambi vengono linkati dai siti 1, 2 e 3, nonostante non siano linkati fra loro. Qualora il sito B fosse considerato non di qualità dal Searcher, il sito A risulterebbe vittima di una sorta di preconcetto! Il rimedio non può che essere quello di verificare con molta attenzione l’origine e la natura del links che puntano in direzione del nostro sito, magari utilizzando strumenti preziosi come le guidline.
Sempre in riferimento ai links esterni al sito, Whyte descrive gli effetti del Link Farming Filter . Il nome del filtro è divertente, ma efficace allo stesso tempo. In una fattoria possono convivere molte specie diverse di animali. Sul vostro sito, invece, occorre garantire sempre una certa pertinenza. Se i links esterni che puntano in direzione del vostro sito risultano tematizzati rispetto ai contenuti presenti sulle vostre pagine, il Motore di Ricerca li prenderà in considerazione in maniera benevola. A questo proposito vi invitiamo ad approfondire il concetto di Link Popularity.
Per quanto riguarda il Broken Link Filter , Whyte spiega che esso può essere applicato quando i links che puntano in direzione delle pagine interne del vostro sito risultano scritti in modo errato.
Il Page Load Time filter si riferisce all’ eccessiva pesantezza delle pagine del sito. Un sito contenente molte immagini, ad esempio, richiede un lasso di tempo maggiore per essere caricato. Gli spiders del Motore di Ricerca sembrano non avere molta pazienza: potrebbero stancarsi di aspettare e, soprattutto, potrebbero penalizzare il sito non inserendolo nelle serps di Google .
In definitiva, Whyte propone una lista dei più importanti filtri di Google, una lista che, tiene a precisare, scaturisce dalla sua esperienza di SEO e contiene teorie personali, asserzioni che potrebbero essere messe in discussione da altri SEO.
Come lo stesso Whyte afferma, a questi filtri se ne possono aggiungere degli altri. Dal nostro punto di vista, si tratta comunque di consigli preziosi, da tenere bene a mente quando si affronta la tanto temuta scalata ai Motori di Ricerca.
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