Video advertising online: la proposta di Jivox
Video advertising online: la proposta di Jivox
Il consumo di video su Internet sta crescendo: aumenta il tempo speso per guardare video online e, specie per l’utenza sotto i 25 anni di età, la fruizione di video su Internet sta superando quella della televisione tradizionale.
Molti studi rilevano questo trends di crescita di importanza del video su Internet – eccone uno tra i tanti -, e fanno pronosticare anche, come conseguenza diretta, un aumento dell’interesse per la promozione online attraverso il video.
Sono molte le possibilità di fare promozione attraverso il video, ad esempio molti tentato la strada della diffusione virale di video con trovate narrative di sicuro appeal, altri provano addirittura ad inserire link di approfondimento sul prodotto reclamizzato cliccabili direttamente su porzioni di video, altre strade ancora sono quelle del video promozionale puro.
In questi giorni abbiamo sperimentato la piattaforma per il video advertising online di Jivox.
Jivox propone un video editor gratuito e mette a disposizione un organizzato archivio di suoni e immagini per creare un Video Advertising e distribuirlo sul Web. Attraverso Jivox si possono anche far circolare dei video che sono stati proposti attraverso altri canali e altri media, come ad esempio la stessa TV.
Jivox da poi la possibilità di destinare i video ads a target specifici in base a dati demografici, geografici e a modelli comportamentali.
Il tools per creare gli ads è gratuito e il costo della campagna consente budget abbastanza accessibili, partendo da 250 $.
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La campagna degli ads si può poi seguire e pianificare, monitorandone i risultati in modo da intervenire e ottimizzarne l’andamento ed il rendimento.
La sfida al momento – al di la della piattaforma Jivox proposta come esempio possibile – è quella di creare soluzioni efficaci alla crescita di importanza del video sul Web e sui dispositivi mobili come i telefonini, dal punto di vista della promozione online e del marketing.
Rendere i video, che vengono visti da milioni di utenti, produttivi dal punto di vista dell’Advertising Online è l’obiettivo di molti editori, Youtube compreso.
L’Advertising su Facebook (Parte Seconda e ultima)
Come anticipato nelle conclusioni del precedente post (la prima parte di questa panoramica sull’Advertising su Facebook), il social network col maggior numero di iscritti sta cercando delle formule di Social Advertising più vicine alla sua natura e che diano risultati migliori rispetto a Facebook Ads.
Ricordiamo comunque che uno dei modi più diretti per una azienda di essere visibile sui social network è quella di giocare con le regole proprie di queste reti, cioè avere un proprio profilo – la Business Page della azienda – e “socializzare” a partire da questo.
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Engagement Ads
Con l’Engagement Ads Facebook ha voluto creare una strategia di marketing che coinvolgesse i consumatori nella produzione dei programmi di marketing stesso, nello stile proprio del Web 2.0. La direzione è quella di proporre un messaggio promozionale con cui si può interagire.
Tra le novità introdotte da Facebook Ads vi sono i Virtual Gifts Ad, doni gratuiti virtuali con il logo del prodotto che si possono inviare ai propri amici. 
La pratica tenta di innescare un processo di viralità che porta a diffondere la presenza di un marchio/prodotto sul network.
L’elemento socialità Facebook l’ha introdotto anche con la possibilità di porre commenti in uno spazio pubblicitario – i Comment Ad. I commenti possono essere visibili anche nel newsfeed, nella notifica inviata ai propri amici. Anche questo strumento punta a far giogo alla visibilità di un brand e di un messaggio.
C’è poi il sistema del Fan Ad, cioè la possibilità di diventare fan di un marchio o prodotto e dirlo ai propri amici.
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Considerazioni sugli Engagement Ads
Come già detto per i messaggi sponsorizzati di Facebook Ads, anche gli Engagement Ads per il momento sembrano dare risalutati poco convincenti.
In sostanza Facebook non ha ancora trovato il modello di marketing adeguato alla sua formula.
Inoltre, a differenza di altri circuiti del Web 2.0 come i i blogs che trattano argomenti in maniera estesa e che sono quindi ben indicizzati su Google, difficilmente in una ricerca su un motore di ricerca viene come risultato una pagina di Facebook - a meno che non si cerchi ad esempio una persona per nome e cognome.
Detto questo, le cose per quanto riguarda Facebook non possono che migliorare. Aumentano infatti gli iscritti al network e sta aumentando anche l’età degli iscritti stessi. Non si tratta solo di studenti come era all’inizio, ma aumentando l’età media degli iscritti sta crescendo la propensione al consumo degli stessi.
La strategia di Facebook al momento è quella di allargare il bacino degli iscritti. La piattaforma cresce ed ha una profilazione dettagliatissima che comprende una grande quantità di dati anagrafici e comportamentali.
I vantaggio potenziali di queste informazioni sono enormi se paragonati, come precedentemente fatto, con AdWords di Google.
In conclusione ci sentiamo di poter affermare che se la strada giusta per l’advertising su Facebook si sta cercando, di sicuro essere presenti su questo network avvantaggia l’immagine di una azienda.
Per chi si occupa di advertising online invece la partita è tutta da giocare, anzi si stanno ancora scrivendo le regole del gioco.
L’ Advertising su Facebook (Parte Prima)

Da un po’ di tempo ormai l’attenzione rivolta a Facebook, anche da parte dei media tradizionali, è molto alta.
Il tanto vociare su Facebook si autoalimenta e cresce in un circolo virtuoso virale e determina come effetto – tra gli altri – il fatto che sempre più clienti chiedono alle agenzie che si occupano di advertising online di avere della promozione su Facebook.
Ormai i tempi sono maturi per spendere delle parole – crediamo con cognizione di causa – sul mondo dell’Advertising su Facebook.
Ne approfittiamo per proporre qui un excursus in più puntate per trattare l’argomento.
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La pubblicità su Facebook Ads
Si può fare promozione su Facebook in diversi modi.
Uno di questi modi è quello di utilizzare Facebook Ads.
Si tratta del sistema di annunci
pubblicitari di Facebook che ricorda i “Link sponsorizzati” di Google AdWords.
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Ecco come funziona l’ Advertising di Facebook Ads
Facebook Ads da la possibilità di registrare un account e creare messaggi di Adv che si basano su link alle pagine che si vuole fare visitare ai destinatari della promozione.
Il messaggio può avere un testo dalle dimensioni così stabilite: il titolo può essere di un massimo di 25 caratteri, il corpo del messaggio può arrivare a 135 caratteri.
Si può anche inserire una immagine, persuasiva e possibilmente pertinente, delle dimensioni massime di 110 x 80 pixel.
Non è tempo perso leggere la lista di suggerimenti e Procedure consigliate per la pubblicazione di inserzioni su Facebook, per evitare di incorrere nella possibilità che l’annuncio non venga accettato (lo staff di Facebook valuta gli annunci prima di pubblicarli).
Impostando un messaggio promozionale col sistema di advertising di Facebook si possono scegliere in maniera mirata i destinatari del messaggio.
La possibilità di targettizzare è abbastanza precisa e questa è la forza di Facebook Ads.
Infatti si può scegliere di far comparire un messaggio ad utenti che hanno una certa età, che si trovano in una posizione geografica presisa, con delle preferenze sessuali e politiche, con determinati hobbies e così via.
Con Facebook Ads si può scegliere di pagare per impression, quindi per visualizzazioni (il Pay Per Views), oppure pagare per click ricevuti dall’annuncio (il Pay Per Click).
Si può impostare un budget giornaliero, gli orari e la durata della campagna.
Successivamente si può monitorare ed ottimizzare l’andamento della campagna attraverso gli strumenti di analisi.
Per pagare viene richiesta la carta di credito.
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Considerazioni su Facebook Ads
La differenza principale di Facebook Ads rispetto a Google AdWords è, prima di tutto, il fatto che Google è un motore di ricerca.
Questo significa che un utente lo utilizza per trovarvi quello che cerca, quindi ha una predisposizione precisa a cliccare sugli annunci che gli compaiono e che sono suggeriti dalla sua ricerca. Un “Link sponsorizzato” di Google viene percepito come un aiuto alla ricerca.
Chi naviga in un social network ha motivazioni diverse e pone poca attenzione ai messaggi che gli appaiono attorno ai profili e che lo invitano a dirigersi altrove, magari rallentandone l’esperienza di navigazione.
Questo porta al fatto che su Facebook l’advertising da pochi ritorni, cioè il click through – il parametro che determina l’efficacia di una promozione e che è dato dal rapporto tra le visualizzazioni del messaggio e i click effettivamente ricevuti – è mediamente molto basso.
Facebook sta cercando di superare questa difficoltà e ha proposto delle forme di advertising più vicine alle pratiche dei social network.
Approfondiremo queste nuove formule – gli Engagement Ads – nella prossima puntata.
Powerset by Wikipedia
L’enciclopedia più cliccata della rete, la fonte di ogni sapere, rapida, ricca di approfondimenti e collegamenti, dai contenuti completi, semplici ed esaustivi ha dato alla luce un anticipo di quello che sarà il motore di ricerca che potrebbe diventare presto un temibile avversario di google, il suo nome è Powerset.
A differenza degli ormai celebri e utilizzati motori di ricerca quali Yahoo e Google, la nuova motrice del sapere, Powerset, analizza la semantica delle parole attraverso il loro significato e non solo dando un elenco di possibili contenuti all’interno di infiniti siti ma anche dividendo i testi secondo tre precisi criteri: Discover Factz, Unlock Meaning e Scan Summaries.
Discover Factz elenca gli argomenti e le parole collegate al termine digitato per la ricerca, creando una profonda rete di collegamenti all’enciclopedia di Wikipedia, nel caso che questa sia una singola parola e sia che una frase con più parole, analizzando ogni singolo vocabolo.
Unlock Meaning ricerca i fatti più importanti relativi ai termini digitati per la ricerca, fornendo risposte approfondite a domande poste sulla ricerca selezionata.
Scan Summaries approfondisce l’argomento selezionato nella ricerca e il relativo sommario degli argomenti correlati al medesimo soggetto.
I risultati che fornisce il motore di ricerca di Powerset, attualmente non sono considerati ad alta precisione in quanto la query fa ferimento solo ai contenuti di Wikipedia.
Il rodaggio della novità sarà sicuramente un momento di profonda tensione per i creatori di Powerset giungendo all’esito definitivo per conoscere l’esistenza di un possibile sviluppo di ulteriori motori di ricerca basati sullo stesso procedimento di analisi dei contenuti.
Appena nato e sembra che il progetto Powerset sia già in vendita e nei corridoi della tecnologia circola la voce che gli investitori della new entry stiano analizzando tale ipotesi e tra i possibili compratori spicca il nome di Microsoft, ancora alla ricerca di un mastino per combattere il fenomeno di google.
Gates incontra Murdoch e Yahoo! chiede conforto a Google
Gates sembra aver finalmente trovato il suo alleato ideale nella guerra contro Google.
Il premio finale che i due rivali tentano di contendersi da svariati mesi è, lo sappiamo, Yahoo!, il secondo motore di ricerca più utilizzato al mondo.
44,6 miliardi di dollari non erano riusciti a scuotere Yahoo! che, in modo più che calcolato, aveva rifiutato l’offerta per far salire ulteriormente le sue quotazioni.
Sembra riuscirci oggi il temibile Murdoch, visto l’annuncio di una collaborazione tra Google e Yahoo! che durerà due settimane o, almeno, questo sarà il periodo di prova necessario a prendere decisioni future di più ampia portata.
In pratica, Yahoo! consentirà a Google di piazzare i suoi collegamenti sponsorizzati sul 3% dei risultati complessivi restituiti dal motore di ricerca.
In un comunicato stampa pubblicato il 9 Aprile, Yahoo! giustifica così la sua decisione:
“As previously announced, Yahoo!’s board of directors is exploring strategic alternatives to maximize stockholder value, including exploration of potential commercial business arrangements. The Company noted that the testing does not necessarily mean that Yahoo! will join the AdSense for Search program or that any further commercial relationship with Google will result. The Company further stated that it would not comment on the nature or timing of any potential relationship.”
Come potete ben notare, Yahoo! nega di aver concluso un accordo con Google. La collaborazione è da considerarsi come un test. Solo al termine delle due settimane di prova sapremo – forse – cosa ci riserverà il futuro.
Intanto, però, aleggia nell’aria la possibilità di una alleanza tra Murdoch e Gates, finalizzata a rilanciare a Yahoo! un’offerta “ancora più convincente” di quella lanciata in prima istanza da Microsoft.
Web analytics dal volto umano
Utilizzare il tool giusto per la web analytics non basta; l’elemento cruciale del vostro programma di web analytics è rappresentato dalla persona addetta al suo utilizzo.
Un programma di web analytics è in grado di registrare dati in maniera automatica, questo è certamente vero. Tuttavia, per consentire al programma di lavorare al pieno delle sue possibilità è necessario che dietro ci sia una persona capace di ottimizzarne le potenzialità.
Un bravo analista web deve innanzitutto saper scegliere il programma di web analytics giusto. Non parliamo del programma di analisi più utilizzato né del programma più costoso e completo, bensì del tool più rispondente alle esigenze dell’azienda, quello capace di registrare in maniera esauriente i dati che si reputa siano vitali per lo sviluppo di un determinato piano aziendale.
Premessa
Scelto il programma di analisi, bisogna stabilire un piano di lavoro. La web analytics è quasi sempre abbinata ad importanti progetti di web marketing. Essa rappresenta il primo passo verso l’elaborazione di un completo Internet Business Plan e per questo la sua gestione non deve assolutamente essere affidata alla persona sbagliata. L’analista avrà un ruolo ed una responsabilità cruciali all’interno dell’interno progetto. Ecco perché la scelta deve ricadere su chi dimostra di comprendere a pieno gli obiettivi strategici definiti dall’azienda, le specifiche aziendali e il business plan globale.
Attuazione
L’analista, al fine di ottimizzare l’uso del programma prescelto, dovrà avere una perfetta conoscenza della tecnologia con la quale si troverà ad interagire. Egli dovrà, innanzitutto, essere in grado di leggere ed interpretare i cosiddetti Key Performance Indicator e valutare per ogni singolo indicatore la sua effettiva aderenza rispetto agli obiettivi imposti dal piano di sviluppo aziendale.
All’analista non viene richiesta solo una grande padronanza nell’uso della tecnologia che egli a disposizione, ma una profonda conoscenza della realtà aziendale di cui egli è parte integrante. Per semplificare il discorso, un bravo analista deve saper scegliere il programma giusto ed anche quali dati raccogliere al fine di evitare pericolosi ritardi e costose perdite di tempo. Cosa intendiamo per “pericolosi ritardi”? Beh, se l’analista non si accorge in tempo che una determinata scelta strategica non porta a nessun risultato, anzi si mostra controproducente per l’azienda, i danni potrebbero essere davvero enormi.
Analisi e Ottimizzazione
E’ fondamentale che l’analista si mostri in grado di elaborare uno storico dei dati registrati dal programma. Elaborare uno storico dei dati significa chiarire quali elementi, quali linee di condotta, quali strategie si sono mostrate più redditizie nel corso degli anni per una determinata azienda. La registrazione di trends differenti, nelle differenti stagioni aziendali, fornirà dati utili per l’ottimizzazione del nuovo web plan.
Ovviamente, questo non basta. Le nuove strategie dovranno essere costantemente monitorate al fine di individuare errori o imprecisioni che potrebbero compromettere l’intero progetto. Un esempio concreto può essere rappresentato dall’implementazione all’interno del sito di nuove landing page per il lancio di nuovi prodotti o servizi. Il programma di web analytics dovrebbe consentire all’analista di individuare l’efficacia delle nuove landing. In altri termini, quale effetto esse hanno avuto in termini di posizionamento del sito? Quale in termini di conversione utente/cliente? In questo caso particolare entreranno in gioco diverse componenti: il layout grafico della pagina, il suo contenuto, la presenza di call to action.
Training
“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare“. Così recitava un antico proverbio. Un analista può affinare la sua tecnica solo attraverso la pratica. E’ indispensabile, tuttavia, che egli abbia appreso un metodo. La formazione attraverso corsi ad hoc può fornire l’ expertise necessario ad una perfetta interazione con il sistema di raccolta ed elaborazione dati.
Adozione Interna
E’ preferibile che l’analista entri a far parte dello staff interno dell’azienda. Solo così egli potrà sposare fino in fondo la mission del gruppo. Partecipando attivamente al raggiungimento degli obiettivi aziendali, egli godrà di stimoli maggiori. Inoltre, l’azienda potrebbe affidargli il compito di esporre periodicamente (molto più spesso di quanto accadrebbe se l’analista fosse un consulente esterno) al resto del team l’andamento della campagna attraverso l’analisi comparata dei dati raccolti. Messi al corrente dei dati, i membri del team avrebbero modo di valutare la reale efficacia delle strategie messe in atto fino a quel momento e stabilire se si tratta di strategie vincenti oppure no. Nella seconda ipotesi, si potrebbe procedere ad un tempestivo cambio di rotta.
(Liberamente tradotto da “Give web analytics the human touch“)
Jason Gambert – Storia di un uomo che sussurrava ai computer
Mi scuso con Robert Redford per aver stravolto il titolo del suo celebre e bellissimo film.
Vero è che un uomo come Jason Gambert meritava un titolo sì altisonante.
Vi starete certo domandando chi diavolo sia questo Jason Gambert e perchè mai il suo nome sembra essere avvolto da questo fitto alone di mistero.
Signori, Jason Gambert è l’equivalente americano di quello che in Italia si definisce comunemente “furbetto del quartierino“. Si tratta, niente di meno, dell’ uomo che, sin dal lontano maggio 2007, tenta di registrare il marchio – udite! udite! – “SEO” presso lo United States Patent and Trademark Office.
Non vado oltre e vi lascio con il link all’ articolo postato ieri da Sarah Bird sul blog di SEOmoz:
Pulling a Fast One: A Clever Internet Marketer Is Trying to Trademark “SEO”
Il post è un tantino lungo, ma vi assicuro merita di essere letto per intero. Non fosse altro che per dissipare le geniali intenzioni di qualche sprovveduto Jason Gambert “de no’ antri“.
Buona lettura
Pay per Click o SEO?
Non bisogna scegliere, ma integrare.
Circa un anno fa avevamo toccato l’ argomento “Campagne SEO vs Campagne Pay per Click“. Lo avevamo fatto a proposito di un’affermazione di Nick Stamoulis riguardo il carattere meno dispendioso – a suo dire – del Pay per Click rispetto al SEO in una campagna promozionale proiettata nel lungo termine.
Oggi faremo invece riferimento ad un interessante articolo, pubblicato su iMedia Connection da Alex Vasto:
Pay Per Click vs. SEO: wath’s the optimum mix?
Partendo dunque dal presupposto che le due strategie promozionali possano essere integrate fra loro, si cerca di individuare i fattori che, mixati nelle giuste dosi, consentono di elaborare un piano pubblicitario efficace in termini di ritorno sull’ investimento.
Tre i fattori individuati da Alex Vasto:
- TEMPO
- SPAZIO
- MESSAGGIO
Il fattore tempo
Mentre la strategia SEO offre i suoi frutti solo nel medio e lungo termine, una campagna pay per click ha il merito di rendere visibili i suoi risultati sin dal breve termine.
Il consiglio è dunque quello di sfruttare questo vantaggio temporale, utilizzando il pay per click per testare l’ efficacia di nuove keywords sul proprio target di utenza. Solo dopo aver effettuato questo test decideremo se inserire queste nuove keywords tra quelle utilizzate per il posizionamento tra i risultati organici del motore di ricerca.
Il fattore spazio
Una campagna pay per click ben integrata può raggiungere aree del web che una campagna SEO normalmente non può raggiungere. Pensate ad esempio ai collegamenti sponsorizzati presenti su portali promozionali a tema o su social network di settore.
Il fattore messaggio
Una discrepanza tra messaggio utilizzato in campagna pay per click e messaggio utilizzato in campagna SEO potrebbe essere fatale per la vostra strategia promozionale: l’ utente risulterebbe confuso e finirebbe con l’ ignorare il vostro messaggio del tutto.
Il pay per click potrebbe essere utilizzato per testare un nuovo messaggio promozionale, relativo magari ad una particolare offerta, ad un last minute o al lancio di un nuovo prodotto. L’ importante è creare una continuità tra il messaggio utilizzato nella campagna di keywords advertising e ciò che l’utente riscontra sul sito o nella description che segue il link al sito nei risultati organici.
Motori di ricerca e promozione turistica
Abbiamo affrontato più di una volta il tema del turismo sul web, cercando di far luce sulla relazione che intercorre tra i motori di ricerca e la promozione turistica.
Torniamo a parlarne dopo aver letto una interessante analisi effettuata da Federico Baldarelli per GoMarche.it.
Baldarelli sintetizza i risultati raccolti da Google U.K. nel corso di un’ indagine volta a studiare il comportamento degli utenti che programmano le loro vacanza su Internet:
“In Gran Bretagna, nel primo trimestre 2007, ben 20 milioni di utenti hanno utilizzato i motori di ricerca per trovare informazioni di viaggio. E’ però dalle prenotazioni andate effettivamente a buon fine che emergono i dati più interessanti per una corretta analisi di marketing. Vediamo allora che dalla prima ricerca all’effettiva prenotazione, il turista on line impiega mediamente 29 giorni , visita 22 siti web ed effettua 12 ricerche diverse sui motori. Da sottolineare anche che prima di premere il click decisivo per l’acquisto, il cliente visita il sito dove poi prenoterà effettivamente il viaggio 2,5 volte . Per i tour operator la media è più elevata, ed arriva al 3.9 . Solo il 10% delle transazioni avviene la prima volta che l’utente visita il sito.”
Interessanti sono anche i dati che provengono dall’ osservazione delle keywords più adoperate dagli utenti che effettuano ricerche sul web servendosi dei motori di ricerca come strumenti privilegiati:
“Il 54% dei viaggiatori comincia la ricerca sui motori con parole chiave generiche legate alla destinazione, ed il 10% non usa mai, fra la ricerca e l’acquisto, parole che contengano il nome specifico dell’hotel prenotato. Dalla genericità (in riferimento al brand) delle prime ricerche on line, verrebbe a galla il profilo di un utente turista che cerca informazioni sempre più peculiari e approfondite sulla destinazione da visitare e sulla panoramica dei servizi presenti nella stessa. Lo stesso utente non appare tuttavia come un cliente fidelizzato al marchio specifico e preferisce valutare, man mano che la sua ricerca si affina, le soluzioni migliori in relazione al rapporto qualità prezzo.”
L’ indagine condotta da Google U.K. dimostra che:
- Il posizionamento tra i risultati organici dei motori di ricerca rimane lo strumento principale di una buona strategia di web marketing turistico.
- Il posizionamento da solo non basta. L’ utente-turista si avvale di numerosi strumenti di valutazione, prima di effettuare la sua prenotazione online: blog e photoblog di viaggio, community di viaggiatori, siti di comparazione prezzi, feed RSS. Integrare il posizionamento con tali strumenti di promozione diviene dunque una reale necessità.
Per approfondire l’ argomento:
Affare Microsoft-Yahoo: la reazione di Google
Una reazione che tutti aspettavano con ansia, quella di Google sull’ affare Microsoft-Yahoo.
A prendere la parola in un post pubblicato sul Blog Ufficiale di Google è David Drummond, Senior Vice President, Corporate Development and Chief Legal Officer:
“The openness of the Internet is what made Google — and Yahoo! — possible. A good idea that users find useful spreads quickly. Businesses can be created around the idea. Users benefit from constant innovation. It’s what makes the Internet such an exciting place.”
Questo è l’ incipit del post. Parole significative che provano due cose in particolare:
- Google mette l’ utente sempre al centro delle sue preoccupazioni. (A differenza di quanto ha fatto Ballmer, appellandosi al mondo dell’ advertising online ” sempre più dominato da un solo giocatore”)
- Google punta principalmente all’ innovazione ed al miglioramento del suo sistema di ricerca informazioni. (Anche in questo caso, l’ atteggiamento di Microsoft è differente: i “bisogni del consumatore” vengono solo citati da Ballmer che, al momento, preferisce concentrarsi sui “bisogni degli online advertisers”).
Certo, Google & Co non sono i templari della rete. Tuttavia, leggendo per intero il post di Drummond, non si può fare a meno di notare che i due colossi del web parlano lingue diverse. Forse quella di Google è – come dire? – più “user friendly“; mentre quella di Microsoft si potrebbe definire più “business oriented“.
Giudicate voi:
“We take Internet openness, choice and innovation seriously. They are the core of our culture. We believe that the interests of Internet users come first — and should come first — as the merits of this proposed acquisition are examined and alternatives explored.”
(David Drummond)
“La combinazione delle due compagnie offrirà una scelta competitiva, svilupperà benefici di scala e calmiererà i costi per gli inserzionisti”
(Steve Ballmer)
P.S. Nel frattempo, Yahoo! gioca a fare la preziosa, valuta altre offerte e trae vantaggio dalla mano tesa di Google. Tanto che Ballmer replica “sfida a Google con o senza Yahoo“.